14 Dic L’ECCEZIONALE OPERA DI BERND…E OLTRE…
Qualche riflessione sulla comunicazione dell’arrampicata sulla scia delle parole di Niky Ceria dopo il suo viaggio a Rakchham
Sono ormai diversi anni che curo con passione la sezione boulder di UP Climbing, cercando di raccontare quanto di rilevante accade in questa disciplina e chi sono i suoi protagonisti vecchi e nuovi.
Tuttavia, devo dire che negli ultimi anni questo lavoro diventa sempre più difficile e spesso noioso. Difficile trovare elementi veramente creativi e innovativi in un mondo dell’arrampicata che è sempre più massificato e consumista. Difficile identificare qualcosa di originale e di carattere quando la maggior parte dei “top” climber, pur essendo indubbiamente atleti eccezionali, non sembra avere una visione che va al di là di un numero o del limitarsi ad assediare linee ultra famose nelle aree-supermercato del boulder mondiale. Ancora più difficile trasmettere ai lettori il fatto che esiste un approccio creativo che fa la differenza nel dare valore allo scalare i pochi metri di un sassetto, al di là di un grado o di quanto una certa linea è alla moda…
Per fortuna, ad interrompere quello che spesso è un resoconto noioso di salite tutte uguali e con poco carattere, sono gli ormai rari personaggi che davvero sanno interpretare il boulder in un modo sempre originale e ricco. Tra questi, Bernd Zangerl è sicuramente uno dei più importanti.
Chi sia e che cosa abbia fatto finora Bernd sono cose che dovrebbero essere ben note a chi ha una basilare conoscenza della storia del boulder… Tuttavia, non è solo il suo contributo passato ad avere rilevanza e a costituire un esempio, ma è anche ciò che continua a fare anno dopo anno.
Da una dozzina di anni, dopo un serio infortunio che ha rischiato di mettere fine alla sua attività arrampicatoria, Zangler passa diversi mesi all’anno in Himalaya, a Rakchham, un villaggio sperduto tra i monti nel nord dell’India che presenta un potenziale sterminato di massi!
A quest’area e al grandioso lavoro esplorativo di Bernd abbiamo già dato spazio sui nostri canali, sia condividendo il video che presenta la realtà di Rakchham (che trovate al seguente link) sia nel numero 25 della nostra rivista bimestrale Up Climbing, in un articolo che descrive la storia e le peculiarità di questa realtà.
Tuttavia, ancora più autorevole e importante nel sottolineare l’eccezionalità dell’opera di Zangler è ora il nostro Niky Ceria, uno dei pochissimi boulderisti che davvero il sassismo lo sanno vivere nella sua realtà più pura e profonda, oltre ad essere uno dei più forti al mondo ormai da diversi anni! Niky è da poco tornato proprio da un viaggio a Rakchham e sul suo profilo Instagram sta raccontando di giorno in giorno ciò che ha caratterizzato la sua permanenza in Himalaya con Zangerl.
Nel post IG riportato in fondo all’articolo, Ceria, dall’alto della sua esperienza di top boulderer giramondo, riporta un commento entusiasta, tra cui un riconoscimento incredibile per ciò che Rakchham è:
“(…) Vorrei anche segnalare un aspetto troppo spesso trascurato nei media di arrampicata quotidiani. Sono 15 anni che faccio boulder all’aperto e ho avuto il privilegio di visitare molte aree del mondo, incontrare e imparare dai migliori scalatori dei nostri tempi e assistere alle cose più incredibili di arrampicata che la gente possa immaginare. Devo ammettere che realizzare la visione, l’impegno e gli sforzi che Bernd ha messo nel trovare e sviluppare Rakchham è per me tra le imprese più impressionanti della storia del bouldering. Racconto questo pensiero sperando che, in futuro, i media possano attraversare un cambiamento, raccontando agli appassionati di arrampicata alcune storie originali e dando maggior valore agli aspetti preziosi del nostro mondo.”
Parole che fanno riflettere, non solo per ciò che riguarda il caso particolare di Rakchham e per il fatto che pochi media al mondo hanno saputo dare la giusta enfasi a quest’immane opera di Zangerl. In sottofondo emerge infatti l’approccio superficiale con cui l’arrampicata viene vissuta ora anche nell’ambito della comunicazione, dove spesso ci si può sentire condizionati a scrivere solo ciò che la massa è in grado di recepire e quindi di cliccare (poi magari anche leggere se non più lunga di un paio di frasi…).
Una viziosa legge di mercato che rischia di distruggere la trasmissioni delle storie che hanno un valore profondo come quella di Bernd e Rackhham, ma che proprio per questo possono essere apprezzate solo da un numero esiguo di persone, da cui l’esiguo numero di cuoricini e like che ne derivano rispetto all’ennesima sterile news di un qualche 8C ripetuto in Ticino o a Rocklands…
Problematiche comunicative per certi versi nuove nel mondo dell’arrampicata e che risentono anche del ruolo fuorviante che i social media possono giocare nel trasmettere informazioni poco filtrate e troppo immediate, complicando notevolmente la possibilità di trasmettere una sana cultura di questa discplina.
Cosa questo potrà generare nel futuro è un grosso punto di domanda e dovrebbe portare gli addetti ai lavori a fare qualche seria riflessione, coinvolgendo tutti i brand e le aziende del settore che con il loro contributo giocano essi stessi un ruolo importante nel condizionare il modo di fare comunicazione.
In questa torre di babele, se non altro è un piacere e un sollievo poter comunque raccontare di Bernd, Niky e di storie che ancora mostrano una dimensione del boulder con un certo valore, per quanto si sia in pochi ad apprezzarle e a restarne incantati, sognando ciascuno la propria Rakchham ideale…
Albertaccia
Foto di anteprima – Ceria e Zangerl sotto un masso di Rakchham. Foto: Instagram – Yadu Raj Bhageria
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