ICE DRY QUEEN, M9-, WI6+, 900 m - Up-Climbing

ICE DRY QUEEN, M9-, WI6+, 900 m

Misto duro e drytooling in Kirghizistan

Juraj Švingál e Marek Radovský hanno aperto Ice Dry Queen (M9-, WI6+, 900 m), una linea di misto moderno sul Monte Zabor, nella catena Kookshal Too (Kirghizistan).

Juraj e Marek avevano già visitato l’area nel 2021. In quell’occasione avevano aperto la Slovak Route (M7-, WI5, 650 m) sul Picco Vernyi, insieme a Lukáš Bulla.

L’area è tanto ricca di opportunità per il misto d’alta quota (in media 5000 e 6000 metri) che Juraj e Marek sono tornati anche quest’anno, esplorando un’altra cima e tracciando un’altra linea.

Ice Dry Queen

L’inizio della spedizione non è stato molto promettente. Le linee osservate nel 2021 non erano formate. «Tutti i nostri piani si erano sciolti!» commentano gli alpinisti. «Osservavamo le pareti, sperando di trovare qualcosa in buone condizioni. Ma il ghiacciaio era una grande palude. Terribile».

Non restava che individuare un’ascensione di ripiego: «Abbiamo deciso per due possibilità. La prima su roccia con arrivo su ghiacciaio. Se non avesse funzionato, avremmo scalato la parete orientale dello Zabor, proprio di fronte al Picco Vernyi. La sera stessa abbiamo iniziato a scalare la parete rocciosa per vedere se poteva andare bene. Ma, a quanto pare, un paio di scarpette per cordata e una singola serie di friends con un solo Camalot n. 6 non erano sufficienti. Abbiamo quindi optato per la seconda possibilità, la parete est dello Zabor».

Il giorno dopo, 13 agosto, Juraj e Marek sono partiti leggeri in direzione della parete. Fortunatamente il tempo nuvoloso ha ridotto il soleggiamento e le temperature, rendendo l’arrampicata in parete est leggermente meno pericolosa. Dopo una sezione iniziale in conserva protetta, i due hanno incontrato le prime difficoltà.

«Attrezziamo la prima sosta sotto un insolito strapiombo di ghiaccio che le temperature elevate hanno creato nella parte alta. Se volevamo scalarlo, dovevamo prima strisciarci sotto, come nella bocca di un cobra».

Mentre Marek combatteva “come un cavaliere” per superare la curiosa formazione, Juraj è stato colpito alla mano da un blocco ghiaccio. Niente di grave, ma abbastanza doloroso da impedirgli di scalare da primo.

«Marek ha preso il comando e ha combattuto come una tigre. Ha superato da primo un difficile tiro dopo l’altro. Quando ho raggiunto il chiave, che avevamo studiato attentamente dal basso, ho fissato incredulo la placca infinita e gli strapiombi sopra di essa. Marek mi ha riportato alla realtà con il suo: “So come fare, dimmi solo se vedi una fessura in quel diedro”. Nelle situazioni difficili basta un po’ di speranza per superare anche l’insormontabile. Ed è qui che io e Marek ci completiamo. Sappiamo incoraggiarci a vicenda nei momenti difficili. È molto importante per noi fidarci l’uno dell’altro. “Marek, c’è una fessura, credo sia fattibile, anche con i ramponi, anche se non sarà facile”. Volevo anche io essere utile, ma la mano mi faceva ancora male, quindi Marek è andato avanti senza esitazione. È riuscito a mettere una protezione, che era la parte importante. Ma non è riuscito a raggiungere il diedro dove ho visto la fessura. “Marek, prendi il rovescio con la tua piccozza e cerca di alzarti “. Questi tipi di mosse sono sempre le più difficili, non si può tornare indietro, devi fidarti che la piccozza reggerà, che la protezione reggerà e potrai piazzarne un’altra più avanti, altrimenti sperimenterai una brutta caduta sulla cengia. Marek è riuscito e ha raggiunto la fessura nel diedro e ha posizionato una protezione. Ma la lotta non era finita».

Dopo un altro paio di lunghezze complicate Marek ne aveva abbastanza. Juraj è riuscito allora a dargli il cambio, trovando un passaggio per raggiungere una sezione ghiacciata che i due avevano individuato studiando la parete. A quel punto però si è fatto buio e il ghiaccio si è rivelato decisamente peggiore del previsto. Juraj racconta: «Ho acceso la frontale e mi sono diretto verso l’alto. Vedevo un bellissimo diedro ripido di neve dura. Ma poi è arrivata la realtà. Stavo scalando su un sottile “waffel”. E poi un’altra sorpresa: il waffel è finito ed è rimasta solo la panna montata. La sensazione di essere in piedi sul nulla, facendosi strada nella neve a 700 metri, dal suolo non è molto allettante. Non resta che attivare la “modalità di salvataggio” e in qualche modo agisci “da soldato”».

Così, avanzando in “modalità di salvataggio” e “soldato”, i due hanno continuato a tracciare la loro linea su misto sempre più delicato fino alla cresta sommitale.

«Eravamo sul crinale! Ora però dovevamo scendere. Abbiamo iniziato a calarci in doppia. È andata abbastanza bene, il trapano ha funzionato benissimo. Le corde non si sono incastrate e dopo un paio d’ore ce l’abbiamo fatta. Piano piano abbiamo raggiunto la tenda. Abbiamo fatto bollire l’acqua, bevuto e ci siamo coricati, quasi all’alba».

 

 

 

 

Gli apritori ringraziano tutti coloro che li hanno supportati nella spedizione: amici, familiari e sponsor (SHS James – financial support, MARVA – awesome bars from an awesome guy, Sun on the Rocks – Mario Piťuch – financial support, Žilmonts.r.o. – Boris Ruman – super ropes, town Handlová – financial support, ABC Food machinery – financial support, HK Prometeus Handlová – financial support).

MR. Informazioni e immagini di Juraj Švingál e Marek Radovský

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