I gradi nel bouldering - Up-Climbing

I gradi nel bouldering

La recente polemica fra il finlandese Hukkataival e l’americano Paul Robinson sul grado di A Simple Knowing (vedi news) riflette bene l’ambiguità dei gradi nel bouldering, proposti agli sponsor e al pubblico come metro di paragone fra sé e gli altri, nonostante l’intrinseca soggettività. Ma nella rincorsa al blocco più duro, sembra ormai onnipresente il timore di essere tacciati – in maniera più o meno esplicita – di avere gonfiato la valutazione, visto che sgradare i problemi, spesso senza tenere conto delle variabili che rendono più complicata l’apertura di un blocco rispetto alla semplice ripetizione, è ormai pratica corrente. Di certo i boulderisti sembrano più spesso impegnati a correggere le valutazioni altrui di quanto non lo siano i falesisti, e c’è da chiedersi se non sia questa la ragione della fissità della scala, che sembra ormai essersi chiusa sull’8c come grado massimo (con qualche eccezione).
Qualche tentativo di richiamare l’attenzione sull’arrampicata e circoscrivere il ruolo del grado c’è stato, ma non ha attecchito; del resto, è evidente la necessità di una scala che permetta di misurarsi con se stessi e con gli altri, soprattutto in ragione dell’evoluzione sportiva della disciplina. Il boulder non tornerà mai a essere un gioco come lo si era inteso all’inizio, quando non era che il prodotto spurio dell’arrampicata in montagna o in falesia. Ma quest’evoluzione ha i suoi vantaggi; se non fosse diventato una cosa seria, una disciplina a tutti gli effetti, pochi, pochissimi arrampicatori (meno che adesso) potrebbero dedicarsi al bouldering con il sostegno degli sponsor.
Ma si può e si deve discutere del grado, o meglio dell’approccio al grado e delle regole che la comunità vuole darsi, nonché dei valori che vuole porre come riferimento, in maniera tale che i numeri non diventino il fine, ma restino uno strumento.
Apriamo quello che speriamo sarà un dibattito con il punto di vista di Bernd Zangerl, austriaco, ben noto per le sue prime salite, fra cui Anam Cara e Memento. Zangerl, 36 anni, analizza i pro e i contro dell’attuale sistema di gradazione e la sua pretesa obiettività, prendendo in considerazione il ruolo degli sponsor e soprattutto dei media, e sottolineando la necessità di mantenere il rispetto per gli altri a prescindere dalla propria volontà di affermazione.
Di recente, Magnus Midtboe ha proposto di tornare a una semplice scala da 1 a 5, affermando che “se i gradi devono essere solo indicativi, perché dovremmo avere un sistema confuso ed eccessivamente dettagliato?”
Da un certo punto di vista non è una cattiva idea. Una scala semplificata, meno dettagliata, potrebbe promuovere un uso più normale di questi numeri. Per un periodo, a Magic Wood abbiamo usato una scala che consisteva di tre gradi: facile, avanzato, duro e molto duro. Però non l’abbiamo imposta, e il sistema tradizionale ha di nuovo preso il sopravvento.
Dovremmo discutere di quale sia lo scopo del sistema di gradi, e a quali necessità risponda. Per quanto mi riguarda, il problema non sono la gradazione di per sé, né la scala o la sua complessità. Il problema sta invece nell’uso dei numeri e nella loro importanza per la comunità odierna. Sembra che i gradi siano l’unica cosa che conta. L’atmosfera è diventata così competitiva… Siamo sempre più provocatori ed estremi per attirare su di noi (o sulla nostra pagina web) l’attenzione. Così facendo, sembra che abbiamo perso rispetto gli uni per gli altri. Con la nozione di “grado personale”, le valutazioni hanno già perso la funzione originale, e servono sempre più per un ritratto egoistico di sé. Non è la scala che è innaturale, ma il suo uso.
Sui limiti del sistema di gradazione attuale, e sui suoi vantaggi
I vantaggi sono tre. Innanzitutto, costituisce un facile sistema di riferimento per la comunità, i media e gli sponsor, che possono giudicare chi sia il migliore, in particolare attraverso i ranking basati sul grado di 8a.nu. In secondo luogo è facile da usare nelle guide, e motiva gli arrampicatori a migliorare per salire in alto nella scala.
Per quanto riguarda gli aspetti negativi: un’immagine ristretta e sbilanciata dello sport, nella rappresentazione che ne danno i media. Sono incoraggiati la competizione e ciò che ne consegue, si perde la capacità di valutare se stessi e si diffonde una mancanza di creatività: gli arrampicatori seguono le guide anziché la propria ispirazione.
Sull’oggettività dei gradi nel bouldering
I gradi nel bouldering non sono mai stati concepiti per essere oggettivi e non penso che lo saranno mai.
Di derivazione alpinistica, i gradi erano informazioni vitali per stabilire quali vie uno potesse scalare in sicurezza. Le cadute non erano contemplate, perché potevano portare a situazioni precarie. Trasposti nel bouldering, i gradi servono a orientarsi per decidere che cosa provare quando si visita una nuova area.
Gli avanzamenti nello sport stanno determinando valutazioni sempre più soggettive, e stiamo già rimpiazzando il sistema dei gradi con le “valutazioni personali”. Sappiamo tutti che i gradi sono in qualche misura soggettivi, ma la comunità reagisce in maniera ambivalente quando si confronta con il tema. A seconda di chi grada – o, ancora più importante, di chi sgrada un problema – tutti gli altri accettano il giudizio senza ulteriori discussioni.
I risultati dell’undicenne Ashima Shiraishi, che scala l’8B boulder, sembrano meno importanti per la comunità. Perché? È un caso speciale, o il suo successo dipende dall’età e dal peso, o dalla dimensione delle dita?
Ma anche Ondra e Robinson, per fare due nomi, hanno precondizioni fisiche molto particolari, chiaramente diverse rispetto a quelle dell’arrampicatore medio. Con un peso di circa 60kg e un’altezza di 1 metro e 80, soddisfano appieno i requisiti di alcuni boulder. Mi interessano i loro suggerimenti sul grado, ma quale valore bisogna dare a questi suggerimenti a livello pubblico? È la voce del “audace ripetitore” l’unica che fa fede?
Per fare un esempio: Anam Cara. Per come l’ho fatto io nel 2007, è ancora uno dei problemi più duri che ci siano in giro. Tuttavia, con le capacità fisiche per superare il chiave con un tallonaggio – com’è stato fatto successivamente – il boulder diventa più facile. From the dirt grows the flower mi era sembrato molto più facile, ma è ancora considerato 8C, mentre Anam Cara è stato ufficialmente sgradato! Sono stato accusato di gonfiare il grado!
Siamo tutti speciali. Secondo me, i gradi non possono essere oggettivi, a meno che non vengano da un arrampicatore “robot”. Un fatto che ho sottolineato di recente con The Normopath.
Sui gradi di blocco rispetto ai gradi in falesia
Gradare un blocco è certamente più difficile! Quando si tratta di un singolo movimento molto duro, le “precondizioni fisiche” e lo stile personale giocano un ruolo molto più importante che in falesia, rendendo la valutazione più soggettiva.
Sull’”inflazione” dei gradi e sulle sue cause
Non voglio suggerire che qualcuno proponga apposta dei gradi gonfiati. Tuttavia, c’è poco ossigeno lassù in cima, e sembra che qualsiasi mezzo sia giustificato per richiamare l’attenzione dei media e degli sponsor. Per fortuna, quei casi vengono notati dalla comunità, discussi e criticati.
Un’altra causa che determina l’inflazione dei gradi sta nel fatto che valutare un blocco è complicato. Se un arrampicatore ripete un blocco di 8B e ritiene che la propria prima libera di un altro blocco sia più dura, ciò non significa che automaticamente il suo problema sia 8B+. Credo sia importante provare altri boulder di riferimento e verificare quanto spazio c’è fra un grado e l’altro. Personalmente è ciò che ho fatto gradando i miei blocchi; inoltre, ho sempre discusso la mia valutazione con altri e chiesto loro dei pareri.
L’inflazione dei gradi si fa più evidente se guardiamo il numero di ripetizioni di alcuni problemi: ci sono degli 8B estremamente popolari che sono notoriamente facili per il grado. Ad esempio, a Magic Wood e a Chironico ci sono degli 8B con più di 20 salite, e altri con meno di tre.
Sul ruolo degli sponsor e della fama
Sponsor e fama giocano sicuramente un ruolo importante. Ma oltre a questi, i media sono probabilmente il fattore più importante del gioco. L’uso attento di vari canali mediatici, in particolare del web 2.0, permette a chiunque di farsi una certa reputazione semplicemente passando qualche ora al giorno in rete. Oggi, questa reputazione può bastare per ottenere materiale e contratti di sponsorizzazione. Dieci anni fa non era così.
È una grande opportunità, soprattutto per le nuove generazioni, poter ottenere una simile esposizione mediatica e così soddisfare gli sponsor. Tuttavia, quando l’unico messaggio che passa è il grado di difficoltà e il tempo speso per salire un blocco, le notizie diventano noiose di conseguenza aumenta la pressione per ottenere news di prestazioni sempre più elevate. Non c’è da meravigliarsi se la comunità è diventata così competitiva e più disposta a gonfiare i gradi.
Sulla possibilità di introdurre una scala basata sul numero di salite, in cui il grado sia una funzione del numero di persone che salgono un blocco
In teoria, sarebbe una buona idea, ma dubito che potrebbe funzionare. Come fai a far ripetere un boulder a qualcuno, se proprio la sua salita automaticamente ne riduce il grado?
La soluzione migliore sarebbe la scala B di John Gill. Cito John Gill:
“La mia idea era di promuovere questo nuovo sport sfidando gli arrampicatori a migliorare fino a raggiungere un “livello bouldering”, scoraggiando al tempo stesso la degenerazione del bouldering in una caccia ai numeri.”
John Gill, Le origini del bouldering, 2008.
Su come potrà aumentare la difficoltà nel bouldering. Prese più piccole, maggiori rischi, più movimenti?
Penso che ci sia spazio per maggiori difficoltà. Lo sport è ancora giovane, e una nuova generazione sta arrivando. I bambini hanno migliori opportunità per allenarsi e iniziano presto. Possiamo riconoscere una tendenza verso blocchi più lunghi, come ad esempio sequenze di molti movimenti duri e combinazioni di problemi pre-esistenti. In parallelo, anche i singoli movimenti possono ancora diventare più duri. È su questo che sono concentrato io; sto lavorando ad alcune linee di cui per ora ho fatto solo i singoli.
Penso che la dimensione delle prese non giocherà un grande ruolo, mentre saranno importanti la coordinazione corporea e i movimenti acrobatici. Le prese non possono diventare più piccole, ma i blocchi possono diventare più strapiombanti.
Sul perché tanti blocchi vengono sgradati
Alcune ragioni sono logiche e facili da spiegare, altre sono più complesse, e legate all’approccio che ciascuno ha rispetto allo sport.
Penso che una prima salita “sembri” sempre più dura. Richiede più energia e motivazione decodificare un pezzo di roccia, provare i diversi metodi, cambiare metodo se necessario e finalmente farcela. Ripetere un problema, conoscendo già il metodo (e scaricandolo magari sull’iPhone) sembra sempre più facile.
Alcuni blocchi hanno i gradi gonfiati; ma la competizione serrata fa sì che chi sgrada un blocco venga percepito come il climber più forte.
C’entrano anche il desiderio di esprimersi e la riluttanza ad accettare i risultati degli altri.
Inoltre, c’è un maggior numero di climber, con stili diversi, che esprimono opinioni più varie e numerose; dieci anni fa la comunità del bouldering era più piccola, più facilmente osservabile. C’erano anche meno possibilità di fare dei paragoni.
Uno dei fattori più significativi nel determinare la frequente svalutazione di un problema è il ricorso a una sequenza diversa o a “trucchi”, come un tallonaggio o un incastro di ginocchio nella sequenza chiave. Sarebbe giusto, per mostrare rispetto per il risultato del primo salitore – e per permettere un confronto diretto – essere più onesti, e specificare quale sequenza sia stata utilizzata. Ad esempio, Radja (Wallis, primo 8b+) può essere scalato come l’ha scalato Nicole in apertura, oppure no. Ma se uno vuole paragonare la propria salita con la sua, credo che debba salire il blocco con la stessa sequenza.
L’avanzamento nella disciplina ha fatto sì che i problemi siano diventati più duri, con alcune tipologie di movimento diventate ormai standard, come ad esempio le tacchette, che anni fa erano qualcosa di raro. E nonostante ciò, i gradi non sono aumentati, ma i problemi pre-esistenti sono stati sgradati.
E da ultimo… i boulder vengono sgradati quando si usano due pad Mondo per una partenza da seduti!
Le mie conclusioni
La trasformazione del bouldering da sport di nicchia a sport popolare (possiamo anche dire “mainstream”) ha naturalmente condizionato la disciplina, determinando una maggiore varietà di opinioni e punti di vista. Ma il confronto dei risultati è sempre stata una parte della disciplina; benché possa manifestarsi come un’onesta discussione, sembra che oggi si siano persi il rispetto per gli altri e la tolleranza.
Secondo me, i cambiamenti che vediamo oggi sono quelli che avvengono quando i numeri soppiantano l’idea. Il panorama mostra una triste immagine dello sport, un tempo caratterizzato da individualismo, creatività, libertà, spirito d’esplorazione, pionierismo. Alla fine dipende tutto dall’approccio personale; ognuno di noi dovrebbe riflettere su quali siano le ragioni per cui arrampica. Per alcuni è la disciplina stessa, per altri la competizione.
Per quanto mi riguarda, il bouldering è creatività e ricerca dei miei propri limiti. È scoperta di luoghi nuovi, della linea perfetta, è decifrare la roccia. È natura, stare all’aperto, incontrare amici e godermi quei momenti, rispettando l’ambiente e le persone attorno a me. È scoprire altri paesi e culture diverse. È il mio modo di vivere.
Ho aperto più di 600 boulder in tutto il mondo, alcuni dei quali considerati duri per il grado e con poche ripetizioni, mentre altri sono stati sgradati.
Tuttavia, non è per il grado che io e i miei amici abbiamo speso giorni o settimane spazzolando i sassi! Adesso vedo gente che passa sotto le linee più maestose con il naso sulla guida, a discutere se il grado sia giusto o no. Ma mettete via la guida! Potreste scoprire qualcosa di diverso! I gradi sono importanti se consideriamo la nostra attività uno sport, e per il nostro ego. Ma se l’arrampicata è la nostra passione, la cosa a cui teniamo di più, i gradi perdono significato. Diventa essenziale l’esperienza che si vive scalando, facendo boulder, stando all’aperto.
Ognuno di noi avrà sempre pre-condizioni fisiche specifiche, un proprio stile, preferenze e punti di forza. Perciò, o cambiamo il sistema, o il concetto che sta dietro al grado. Fino a quel momento, possiamo solo cercare di rendere migliore la scala dei gradi, di renderla il più giusta e onesta possibile. Non me ne frega un c***o se il + dopo il grado "8a" è giustificato o meno, perché nessuno può dirlo davvero.
Bernd Zangerl, luglio 2012
 
 

 

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