MELLOBLOCCO 2026: TRA CERTEZZE E DUBBI… - Up-Climbing

MELLOBLOCCO 2026: TRA CERTEZZE E DUBBI…

Qualche riflessione sull’ultima edizione di questa ormai iconica manifestazione

Un altro anno è passato, un altro Melloblocco si è concluso e ancora una volta siamo qui a raccontare quanto è successo nei passati giorni in Val Masino, sull’onda delle emozioni vissute ma anche a mente un po’ più fredda.

Di cose belle ne abbiamo viste comunque tante, riconfermando i pregi di questa manifestazione. Pur nell’onnipresente pioggia, che quest’anno però ha impedito la scalata solo nella giornata di mercoledì, tutto è andato come ci si poteva attendere. Tanti climber sono arrivati in valle, e molti di loro alla loro prima uscita sulla roccia.
Anche quest’anno sono arrivati molti “big”, offrendo l’occasione ad appassionati (e “follower”) di vederli in azione dal vivo, ricevendo magari una bella stretta di mano (meglio o peggio di un like su Meta?).

Tra questi annoveriamo grossi nomi come quelli di Sean Villanueva, Nico Favresse, Fabian Buhl, Jacopo Larcher e Barbara Zangerl, James Pearson e Caro Ciavaldini, il leggendario bleausard scalzo Charles Albert, la ceca Jana Svecova, le francesi Melissa Le Nevé, Nina Arthaud e Laura Pineau, Cody Roth, i nostri Elias Iagnemma, Gabriele Moroni, Stefano Carnati, Stefan Scarperi, Silvio Reffo, Davide Bassotto, Miriam Fogu, Giulia Medici.

Charles Albert su Il Kraken. Foto: Silvia Rialdi

Da sottolineare che molti di essi si sono presentati autonomamente, senza la spinta dello sponsor. Questo avvalora il lavoro storico dei tracciatori, sempre coordinati da Matteo “Giga” De Zaiacomo e Andrea Pavan, che ancora una volta hanno fatto centro.
Con loro hanno lavorato Isacco Saini, Alessandra Prato, Laura Semperboni, Christian Bubani, Emanuele Ticozzi, Sebastiano Pagani, Maximiliano Piazza, Luca Fiorelli, Simone Ciappini.

10 i blocchi gara, uno in più dello scorso anno e due in più del 2024, a dimostrazione che l’organizzazione ci crede e l’intenzione di riportare il livello ai mitici 15 delle edizioni pre-Covid è reale.
Un numero elevato di blocchi permette ai tracciatori di non rimanere concentrati troppo sui Big con una tracciatura di altissimo livello, ma di poter abbassare il grado di alcuni blocchi e rendere la gara abbordabile anche a chi non macina gli 8A in giornata.

Affollamento in Val di Mello. Foto: Giovanni Lonati

Una partecipazione rilevante, richiamata senza dubbio anche dal ricco montepremi messo in palio per le linee della gara, che alla fine ha visto primeggiare proprio la Fogu sulla Zangerl e la Le Nevè tra le donne e un pari merito tra Pearson, Moroni, e Carnati per gli uomini. Blocchi gara che hanno portato i climber un po’ per tutta la valle, ad esclusione della troppo affollata Val di Mello, e con una bella riscoperta dei Bagni di Masino.

Al di là della pura arrampicata, le giornate sono state animate dagli usuali workshop, tra i quali i più riusciti sono stati lo She Rocks dedicato alle sole donne – che ha visto una grande partecipazione in questa sua seconda edizione – o quello di Simone Pedeferri sulla storia della Val di Mello, con un pellegrinaggio sotto i blocchi più iconici, oltre che riflessioni sul futuro dell’arrampicata.

Il Workshop She Rocks. Foto: Silvia Rialdi

Di analogo successo sono state le serate “cinema” con i contributi che hanno visto protagonisti Laura Pineau, Cody Roth, Elias Iagnemma, e il duo Villanueva-Favresse, questi ultimi autori anche di un concertino a chiusura della manifestazione.

Insomma, fin qui tutto bene, una conferma di quanto di buono il Melloblocco abbia saputo creare nei suoi tanti anni di vita.

Ciò nonostante, questa edizione 2026 fa sorgere anche alcune domande, che toccano alcuni temi ben più vasti nell’attuale mondo dell’arrampicata.

Partiamo da un dato di fatto: per quanto i partecipanti siano stati molti, con un paio di migliaia di persone che sono giunte in Val Masino, si è notato un calo di numero rispetto agli anni precedenti, soprattutto nelle tre giornate feriali. Un dato in controtendenza con la crescita che l’arrampicata sta continuando a registrare. Perchè questo?

Da un lato sorge un dubbio sul programma, con un inizio il mercoledì e una fine il sabato sera che sicuramente può giocare un ruolo nel disincentivare un viaggio ad hoc per chi non può facilmente liberarsi nei giorni feriali, specialmente a fronte di un meteo incerto. Tuttavia questa può essere solo una concausa, considerando che il programma è stato lo stesso anche nelle ultime due edizioni, e il clima è stato decisamente piú favorevole dello scorso anno.

Come sottolineato da non pochi climber, sorge infatti un’altra questione, che tocca l’aspetto economico: partecipare al Melloblocco costa tanto! Tra i crescenti prezzi dei soggiorni (alberghi o campeggi che siano), tra i parcheggi, tra i pasti, (e non da ultimo anche l’eventuale costo del pacco gara) di questi tempi passare questi giorni in valle non è che fosse proprio alla portata di tutti e a diversi è apparso eccessivo.

Nico Favresse al workshop di big wall di Camp e Lyofood. Foto: Giovanni Lonati

Alla luce di ciò, ci si può inevitabilmente chiedere cosa rappresenti ora il Melloblocco: vuole essere un evento di promozione dell’arrampicata inclusivo per i partecipanti e che valorizzi contemporaneamente il territorio al fine di promuoverne una fruizione duratura negli anni e nelle stagioni? Io credo di sì.
A volte però la sensazione è che si stia trasformando per la Val Masino in un’occasione commerciale fine a se stessa, in cui beneficiare semplicemente dell’afflusso di persone durante l’evento stesso.

Tutte le forme di turismo lento e sostenibile necessitano di un impegno e di una attenzione ai rapporti umani da ambo le parti. È importante che il turista percepisca la differenza tra la brutalità dell’offerta turistica mercificata dei grandi comprensori, e la dimensione umana delle realtà vere, dove il rapporto umano con il cliente è prioritario rispetto al desiderio di far cassa.

Per un paio di decenni San Vito lo Capo è stata una delle mete più ambite per arrampicata in riva al mare. A lanciare ciò ci fu un festival nel quale per tre edizioni la comunità locale offrì gratuitamente l’alloggio in appartamento o in campeggio a circa 500 persone. Fu la mossa vincente che diede una spinta decennale al turismo arrampicatorio in quella località.
Non si chiede tanto alla Val Masino, ma certamente fu una bella esperienza e tutti dovrebbero farne tesoro.

Oltre a questo tema, altri sono emersi proprio dalle iniziative che questa edizione ha presentato, in primis quella di APICI. Da qualche tempo si sta infatti parlando di questo progetto da più di un milione di euro (già approvato, finanziato e in fase di esecuzione) che consiste nella creazione di un climbing park in collaborazione tra Val Masino e Val Bregaglia, al fine di promuovere l’arrampicata e tutto ciò che vi sta intorno. APICI è stato presentato al Melloblocco, senza però che sia ancora proprio chiaro in che cosa consista praticamente, in che modo si interverrà in valle e come saranno spesi questi soldi. Fa parte del progetto anche il gemellaggio con la spagnola Albarracin? Sarebbe utile sapere cosa tale iniziativa voglia poi creare nel concreto.

Altre domande quindi sorgono: che cosa rappresentano queste iniziative nella realtà dei fatti? Che opportunità reali offriranno nel promuovere un rapporto armonioso tra arrampicatori, comunità locali o nella valorizzazione rispettosa dei luoghi e dell’ambiente?

Insomma, pur nell’importanza e nelle tante opportunità che il Melloblocco continua ad offrire, anche qui sono sembrate emergere alcune delle questioni più importanti che stanno caratterizzando l’arrampicata su una scala globale.

Quale è l’identità di questo sport? Quali ne sono i valori? Come tutto ciò può coesistere con le esigenze anche commerciali/sociali che la sua crescita comporta? Come possiamo noi, come comunità, porci in questi contesti, per coesistere, collaborare, crescere ma senza snaturarci?

Un evento internazionale, partecipato e rilevante come il Melloblocco avrebbe potuto essere un luogo in cui trovare risposte a domande come questa. Eppure, nel sottofondo della solita grande e riuscita festa, la sensazione è stata quella di brancolare nel buio, smarriti in un mondo più grande e forte di noi, ancora alla ricerca di queste risposte…

O, forse, timorosi di porci – tutti noi – le giuste domande.

Alberto Milani

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