TUTTA LA VERITA’ SUL PAN GULLICH – V - Up-Climbing

TUTTA LA VERITA’ SUL PAN GULLICH – V

BIOMECCANICA, BIOCHIMICA, EFFICACIA E COMPENSAZIONE

L’ultima parte dell’articolo di Climbsthenics.

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Oggi esistono diversi manuali circa l’allenamento al PG e sono tutti sostanzialmente redatti da climber che nella loro carriera hanno praticato questo stile di allenamento trasmettendo la loro esperienza diretta.

In parte questo è accettabile in uno sport diciamo agli albori e in crescita, dopo di chè gli studi sugli allenamenti devono sperabilmente essere oggetto del parere di più esperti e sopratutto fuori dal range delle esperienze dirette. Oggi, ad esempio, il campione degli anelli Juri Chechi ha fondato e dirige una scuola di Calisthenics e naturalmente scrive dei manuali di allenamento. Ovviamente al di là di qualche aneddoto, non trasmette la sua esperienza di allenamento, legata alla sua morfologia, alla sua genetica, al tempo dedicato per allenarsi etc etc, ma bensì ha standardizzato gli allenamenti al fine di essere utili alla maggioranza dei praticanti.

L’arrampicata deve ancora colmare questo gap: se domani Adam Ondra scrivesse un manuale di allenamento trasmettendo la sua esperienza questo sarebbe piuttosto scorretto. Almeno il 90% dei climbers non ha la sua morfologia e la sua genetica e soprattutto il tempo per stazionare settimane sotto ai tiri. In questo caso Adam dovrebbe prima standardizzare i suoi allenamenti almeno su un centinaio di allievi, affidarsi in equipe a esperti del corpo umano in merito ad elementi di biomeccanica e altre specializzazioni e solo dopo questo percorso scrivere il manuale. Nell’arrampicata questo step è avvenuto solo in minima parte. Per questo motivo con chiunque si parli nelle palestre il PG è visto come un’attrezzo di tortura dove, chi più chi meno, ha subito lesioni e problemi tendineo articolari.

Il problema è semplicemente legato alla mancata standardizzazione a beneficio della trasmissione di esperienze dirette senza l’ausilio di studi specifici: questo gap ha creato due generazioni di climbers mezzi rotti e mezzi cuciti a livello scapolo omerale, per cui il PG si è erroneamente conquistato una pessima fama.

In questo senso la scena arrampicata ha molto da imparare dalla scena Calisthenica dove gli allenamenti sono super studiati, nulla è lasciato al caso e la percentuale di infortuni ormai è ridottissima. Molto probabilmente ancor prima di imparare a capire gli allenamenti e relativi studi il sistema Arrampicata dovrebbe fare quel piccolo sforzo in senso di umiltà nell’apprendere da altri esperti di altri sport elementi utili agli allenamenti e alla loro applicazione.

Attualmente la FASI ha iniziato ad appoggiarsi a coach del CONI per alcuni corsi e crediamo sia un primo passo importante.

L’ arrampicata non è uno sport misterioso legato a formule di allenamento segrete, è una semplicissima (basta guardare i bambini) attività a Corpo Libero in cui mediamente si eseguono sforzi di livello medio basso, in cui il peso corporeo e la relativa mobilità in realtà giocano un ruolo fondamentale. Il fatto che si svolge su una scena di fatto emozionante (falesie etc etc) e su un attrezzo ” strano” (prese e appoggi) rende questo sport molto sopravalutato rispetto alla reale richiesta di produzione di forza e resistenza. Si potrebbe definire un “falso scopo” in cui il nostro sistema neuromeccanico si attiva a massimo regime sprecando intere riserve energetiche.

Chi ha capito questi semplici ed elementari aspetti, si muove benissimo su prese e appoggi, risparmiando moltissime energie e raggiungendo livelli fino a qualche anno addietro impensabili. In realtà si allena dedicando molte sessioni al corpo libero e mobilità funzionale, punta al livello di forza e resistenza in ottica di performance e sovracompensazione evitando cosi lo stress ossidativo e il catabolismo.

Come accade negli altri sport…

Climbsthenics – @climbsthenics

Foto: Cortesia Alessandro Palma

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