06 Mar IL “PANNELLO” – PT 2
Come tracciare i propri boulder o circuiti…
A molti climber moderni potrà sembrare impossibile, ma c’è stata un’epoca in cui le attuali palestre commerciali, grandi o piccole che siano, erano molto rare o proprio non esistevano!
Negli anni ’90 e a inizio millennio l’allenamento indoor era relegato a piccoli muri artigianali, spesso gestiti dai CAI locali e situati negli angoli più oscuri delle palestre degli oratori o delle scuole del paese. Questa però non era l’unica possibilità e chi si appassionava all’arrampicata sapeva che, se voleva progredire, doveva trovare un qualche luogo per costruirsi in autonomia uno degli strumenti di allenamento più mitici dell’arrampicata: il cosiddetto “pannello”!
Un piccolo muro, talvolta minuscolo, su cui fare circuiti di resistenza e (dalla fine degli anni ’90) anche boulder. Poche prese, a volte artigianali. A terra materassi marcescenti recuperati chissà dove, discariche incluse. Il tutto situato spesso in garage, cantine, soffitte, edifici pericolanti… Il trionfo dell’underground degno della più marcia banda metal o punk. Ed era bellissimo, entusiasmante, unico!
Luoghi in cui si cresceva come climber anche tracciandosi i propri circuiti/boulder, provandoli con i soci scalatori, ingegnandosi per trovare nuove sfide, avendo così un ruolo attivo e creativo anche nell’inventarsele. La versione moderna dei pannelli sono ora i cosiddetti Japan Wall o Spray Wall presenti in qualunque sala, ma per la massa dei climber il lato creativo dell’allenamento caratterizzato dal tracciarsi i propri percorsi è un perfetto sconosciuto.
Di questo argomento ne ho già parlato in passato presentando un video tratto dal canale inglese Wedge Climbing. È proprio ancora da questo canale e su questo argomento che ne troviamo ora un altro, pubblicato gli scorsi giorni. Alcuni forti boulderisti inglesi come David Mason, Billy Ridal, Frances Bensley e Nathan Phillips ci mostrano come gestire la creazione di uno spray wall nella mitica sala The School Room di Sheffield.
Un video che presentiamo non all’insegna della malinconia dei tempi passati, ma per illustrare una bellissima opportunità che può dare molto all’allenamento e all’apprendimento motorio a qualunque livello, e che rappresenta anche una possibilità fortemente fantasiosa per essere creativi e non solo banali “consumatori” dell’arrampicata.
Albertaccia

