05 Nov CAROLINE CIAVALDINI RIPETE GREENSPIT 8B/+
Terza salita femminile del celebre monotiro trad
Domenica 3 novembre Caroline Ciavaldini ha ripetuto Greenspit (8b/+) in Valle dell’Orco.
Greenspit è un difficile monotiro trad che segue una fessura sotto un tetto inclinato a circa 45°. Inizialmente chiodata con spit (verdi), nel 2005 la linea è stata ripetuta in libera da Didier Berthod che è salito senza protezioni fisse, attrezzando il percorso con protezioni veloci durante la salita stessa. Da allora questa via è una sfida per gli appassionati dell’arrampicata trad.
Quest’anno Caroline si è dedicata a migliorare la sua tecnica di arrampicata in fessura e all’allenamento specifico per questa via. Ha costruito una “crack machine” in giardino, in modo da allenarsi anche a casa, e ha trascorso anche un po’ di tempo nella famosa cantina attrezzata per gli allenamenti del “Wide-Boy” Tom Randall, nel Regno Unito.
Nel mese di maggio di quest’anno, mentre provava la via, Caroline ha subito un infortunio al ginocchio che l’ha costretta a interrompere gli allenamenti per un po’. Finalmente, lo scorso fine settimana, l’atleta è riuscita a scalare Greenspit, aggiudicandosi la terza salita femminile di questo ormai celebre monotiro trad. Greenspit si aggiunge all’impressionante e sempre crescente curriculum di difficili arrampicate trad realizzate da Caroline in tutto il mondo.
Caroline racconta:
«Alla fine di settembre ho ricominciato a provare Greenspit, dopo un paio di sessioni precedenti a maggio di quest’anno, quando mi sono lesionata il tendine del ginocchio provando la via. Tornare quest’autunno è stato quasi come ricominciare, dato che avevo dimenticato gran parte dei movimenti.
Foto Coralie Havas
Quella di domenica è stata la mia quarta sessione sulla via in questa stagione e mi sembrava uguale alle altre, non pensavo di farcela. Mi sentivo sotto pressione, di cattivo umore, ho fatto il riscaldamento e non mi sentivo in forma. Non pensavo di essere pronta.
Ho capito che dovevo cambiare atteggiamento e godermi semplicemente l’arrampicata e apprezzare il fatto di avere James e i bambini lì con me.
Al mio primo tentativo, prima di cadere, sono arrivata a un punto che non avevo mai raggiunto in precedenza. Ma non avevo mai fatto due buoni tentativi in un giorno su Greenspit, quindi non ero ottimista per il mio secondo tentativo.
È la mia prima vera via di questo tipo ed è stato bello sentirmi di nuovo quasi una principiante. Mi è piaciuto il processo di apprendimento degli incastri e ho usato molto la visualizzazione per questo percorso, specialmente per la prima sezione (fino al riposo), che in realtà dovrebbe essere relativamente semplice ma che ho trovato particolarmente difficile. Ho dovuto davvero affrontarla mossa per mossa, concentrandomi solo sul singolo incastro e senza pensare oltre, senza pensare a come superare l’intero percorso, ma solo il passaggio successivo.
Al mio secondo tentativo della giornata di domenica scorsa sono riuscita a superare la prima sezione fino al riposo. Qualcosa che non avevo mai fatto due volte in un giorno prima di allora. Al riposo sono riuscita a schiarirmi le idee: conoscevo la sezione successiva come il palmo della mia mano, poiché avevo trascorso molte notti a visualizzare come l’avrei scalata. Quindi ho lasciato che il mio corpo facesse ciò che sapeva fare. Dovevo ancora superare i passaggi chiave principali, ma li ho affrontati con la mente libera e così sono arrivata al riposo che si trova dopo l’ultimo passaggio chiave. Mancavano solo un paio di movimenti e non volevo rovinare tutto. A quel punto ho iniziato a sentire un po’ di pressione. In quest’ultima sezione avevo deciso di proteggermi con un solo friend, piazzato piuttosto frettolosamente. Alcune immagini di questo friend che si strappava e di me che cadevo a terra davanti ai miei bambini sono apparse nella mia mente per un attimo, ma sono riuscita a bloccarle e a fare quegli ultimi movimenti. Ce l’avevo fatta!
Nel complesso è stato un viaggio davvero fantastico. Il processo di costruzione della mia “crack machine” (con l’aiuto dei miei vicini), l’allenamento, il perfezionamento della mia tecnica e il superamento della barriera del dolore per imparare qualcosa di nuovo e scalare questa via iconica, con tutta la mia famiglia che guardava, è stato davvero incredibile!».
In copertina: foto Coralie Havas.


