CRISTIAN BRENNA CI LASCIA... - Up-Climbing

CRISTIAN BRENNA CI LASCIA…

Uno dei più grandi protagonisti dell’arrampicata italiana vittima di un tragico incidente in montagna

Quella di oggi è stata una giornata estremamente dolorosa per l’arrampicata italiana, con una tragedia che ha lasciato tutti prima increduli, e poi attoniti.

Cristian Brenna infatti non c’è più, morto in seguito a una banale caduta sulla cresta del Monte Biaina, nella zona di Arco. Un inciampo sul sentiero che stava percorrendo con un collega della Guardia di Finanza, una scivolata sul pendio e il successivo impatto sulle rocce. A soli 55 anni scompare così uno dei protagonisti più importanti dell’arrampicata italiana, un nome che per anni è stato l’emblema stesso della nostra arrampicata nel mondo intero, sia per quanto riguarda le competizioni che per l’arrampicata su roccia.

Un personaggio che all’altissimo livello aggiungeva un grande carisma e una forte personalità. Prima di entrare nel corpo sportivo della Guardia di Finanza, Cristian era infatti il Ben Moon italiano: lunghi dreadlock scuri, un lavoro da elettricista , un mitico “bunker” in cantina con un pannello artigianale su cui si allenava con gli amici milanesi per forgiare quel livello che l’ha visto dominare le competizioni italiane e vincere anche quelle internazionali.

Diverse volte campione italiano e vincitore della Coppa Italia, secondo nella Coppa del Mondo Lead nel 1998 (con anche una vittoria), diverse medaglie d’argento e di bronzo sempre in Coppa del Mondo, protagonista ai vertici nei master e in altri eventi internazionali. Un climber che tra fine anni ‘90 e inizio 2000 ha collezionato diverse vie da 8c+ in falesia: da Noia, a L’avaro a Les Sindicalistes per menzionare alcune delle più celebri, per poi realizzare l’8b+ a vista con Mortal Kombat a Castillon e infine nel 2005 arrivare anche al 9a con Underground a Massone. Altrettanta passione l’ha dedicata al boulder, uno dei primi in Italia, specialmente in compagnia di Marzio Nardi e Alberto Gnerro, a diffondere il verbo del sassismo.
Una passione profonda per l’arrampicata outdoor che si è poi estesa al di là dell’ambito “sportivo”, portandolo al trad, alle vie lunghe di alta difficoltà (nel 2003 sua la prima libera, con difficoltà fino all’8b, della mitica Itaca nel Sole in Valle dell’Orco) all’alpinismo extraeuropeo, dal Cogolisa al Cerro Piergiorgio.

Negli ultimi anni, un ritorno anche al mondo delle competizioni e alla FASI, dove la sua esperienza e il suo carisma non potevano che essere stimoli importantissimi per indirizzare nuove generazioni di atleti.

Tuttavia, al di là di quello che ha dimostrato nella sua carriera, Cristian Brenna è stato di più di un campione e di un climber di alto livello: è stato un personaggio unico, con quell’entusiasmo tutto anni ‘90 che sapeva ispirare con le foto che lo ritraevano sulle riviste, sulle guide e i cataloghi, con i lunghi dread, l’avambraccio di dimensioni spropositate, lo sguardo beffardo. A scalarci insieme il mito andava di pari passo con l’allegria di un eterno ragazzo sempre pronto ad una battuta da milanese imbruttito con cui prenderti bonariamente per il culo, magari mentre ti parava con le mani in tasca più rapido di un cowboy nell’afferrarti al volo mentre esplodi da un blocco. Un Valentino Rossi dell’arrampicata, uno di quei grandi che restano per sempre nella storia di una disciplina.

Cristian fisicamente ora non c’è più, stroncato beffardamente dal destino. Lascia un vuoto immenso, innanzitutto per sua moglie e i suoi giovani figli, a cui tutta la nostra redazione è vicina in questo terribile momento. Tuttavia, lascia un vuoto altrettanto doloroso nel mondo dell’arrampicata italiana e in tutti coloro che in qualche modo hanno avuto la possibilità di conoscerlo e essere contagiati dalla straripante forza ed allegria che era sempre pronto a mostrare. Ma forse è proprio per queste sue doti che sarà sempre con noi. Grazie Cristian!

Albertaccia

Foto di Anteprima – Cristian nel suo elemento. Foto: Massimo Malpezzi

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