Giorgio Tomatis, 5 domande al forte e giovane scalatore dopo il primo 9a - Up-Climbing

Giorgio Tomatis, 5 domande al forte e giovane scalatore dopo il primo 9a

Circa 10 giorni fa, Giorgio Tomatis ha chiuso il primo 9a portando la corda nella catena di WRC, a Castillon. IN questi anni Giorgio ci ha abituato a salite davvero pregevoli, al di là del puro grado, e mai scelte per caso. Ecco che quindi questa realizzazione che apre le porte all’altissima difficoltà, è stato il pretesto per un veloce scambio.

Ciao Giorgio, allora partiamo dalla scelta del tiro. Perché hai deciso di provare proprio WRC?
Ho scelto di provare questo tiro dopo aver chiuso nel dicembre 2018 la sua prima catena (8c+ Alien Carnage). Si è trattato di aggiungere 10 movimenti intensi e non molto facili da capire per raggiungere la sua seconda e completare questa lunghezza di circa 25 metri.

Hai avuto problemi particolari nella seconda parte?
Appena avevo iniziato a provarla, ho avuto un po’ di difficoltà a capire la metode migliore e dove poter riposare. Mi sentivo ancora un po’ lontano dal chiuderla ma quest’anno, a gennaio, quando sono tonato a provarlo le sensazioni erano buone e inoltre avevo trovato una nuova metode che era di gran lunga migliore rispetto a quella dell’anno scorso. A questo punto sapevo che era questione di tentativi e così, dopo esser caduto un paio di volte negli ultimi due movimenti, il 24 febbraio sono riuscito a portarmi a casa tutti i movimenti di questa bellissima linea liberata da Kevin Aglae.

C’è qualche climber chi ti ispira particolarmente?
La mia più grande fonte di ispirazione sono le vie storiche salite dai più grandi arrampicatori di tutti i tempi. Non ho un climber di riferimento in particolare ma di solito ammiro molto quelli che hanno segnato le tappe fondamentali del nostro sport e per ciò mi piace molto sapere la storia di ogni tiro che ho salito.

Sei uno dei pochi, per non dire il solo, climber da 9a che scala col caschetto. Come mai questa decisione molto sensata ma insolita purtroppo?
Ho sempre arrampicato con il casco fin da piccolo grazie a dei miei amici Catalani che mi hanno spiegato l’importanza del casco e da lì non me ne sono mai più liberato anche perchè oramai, dopo tutti questi anni che sono abituato ad indossarlo, non mi accorgo neanche più di averlo. Mi ha già salvato parecchie volte dalla caduta di pietre senza dimenticare la sua importanza in una brutta caduta tempo fa.

Guardando avanti che progetti hai?
Ci sono due lunghezze su cui ho già messo le mani per fare dei tentativi e che sono ancora dei progetti da risolvere, Victimes del Futur a Margalef ed Estado Critico a Siurana. Sono due vie bellissime e, quando tornerò in Spagna, in base al clima che trovo deciderò quale riprovare per prima.

 

Intervista Stefano Michelin

 

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