Intervista a Jenny Lavarda - Up-Climbing

Intervista a Jenny Lavarda

Con metà vita spesa nel mondo delle competizioni, Jenny Lavarda è sicuramente l’atleta femminile italiana più conosciuta e, anche se da qualche anno stanno arrivando (fortuna nostra) una vagonata di giovani promesse che nei prossimi anni faranno vedere sicuramente cose stratosferiche, colei che per tanto tanto tempo ha portato i colori azzurri sulla scena internazionale. L’occasione di scambiare quattro parole è stata la recente ripetizione di un 8b ad Arco, Black Tooth Grin, per iniziare a guardare un po’ indietro e anche un po’ avanti e fare qualche valutazione/considerazione sulla propria carriera, il tutto pensando ai prossimi Campionati del Mondo dove non mancherà l’appuntamento.

Partiamo dalla tua ultima realizzazione su roccia, Black Tooth Grin ad Arco, un bell’8b risolto in breve giusto? 

Sono riuscita a risolvere “Black Tooth Grin” 8b a Nago in soli 4 giri diluiti in 2 giorni. Dopo parecchio tempo che non mettevo le mani sulla roccia, per una moltitudine di motivi (costruzione della mia sala boulder principalmente, gare, allenamenti, problemi fisici da risolvere) finalmente questo mese ho ricominciato ad uscire sulla roccia, nonostante il forte carico di allenamento che sto facendo in questo periodo. Ne avevo veramente bisogno…ritornare a scalare sulla roccia per me è come essere ritornata al mio parco giochi preferito: sole, roccia, silenzio,solitudine …pura rigenerazione. E così a distanza di 20 anni esatti sono ritornata a Nago, dove ho cominciato ad arrampicare assieme ai miei genitori: era una delle loro falesie preferite. E così un sabato pomeriggio, con mio padre siamo saliti a Nago e ho messo le mani su questo bell’8b intenso e quasi quasi non rischiavo di farlo al 2°tentativo ma ho dovuto rinunciarci in quanto la mia pelle era completamente finita dalla lunga settimana di allenamenti. Dopo soli 5 giorni e con un po’ di pelle in più sono salita di nuovo a Nago con un amico e al 2°giro giro della giornata ho chiuso in conti con questo 8b che mi ha dato parecchia soddisfazione in quanto in questo periodo sto caricando parecchio con i miei allenamenti. 

Come ti senti ora? In che stato di forma sei?

Diciamo che dopo un breve stop invernale, un periodo di adattamento, e un periodo unpo’ così a causa di una forte infiammazione al tendine d’Achille e al polpaccio, ho ricominciato con il “vero allenamento” Non è facile in quanto il mio allenatore (mio padre) ha cambiato parecchio la mia routine introducendo nuovi sistemi e cambiando radicalmente il mio allenamento dopo ben 10 anni. Ho molta fiducia in lui e vista l’evoluzione delle gare in quest’ultimi anni credo che il suo metodo alla fine dei conti sarà molto efficace … duro da assimilare ma alla fine molto efficace.

Che 2016 si prospetta per te? Cosa hai davanti ed in programma dal punto di vista sportivo?

Il mio obiettivo principale per quest’anno sono i Campionati del Mondo a settembre a Parigi e la Coppa del Mondo Lead. Quest’anno voglio concentrarmi solo sulla Lead e su un ben determinato periodo dell’anno. Poi ci sono altri progetti nella mia testa che spero tanto di realizzare. La mia sala boulder “Area 57 Jm” è finita e aperta; ora voglio concentrarmi anche un po’ di più sulla roccia e perchè no…anche su qualche progetto in montagna. Mi manca molto fare una bella multipitch visto che la montagna è nel mio cuore fin da piccola, vedremo se ci sarà il tempo e l’occasione; intanto priorità ai Campionati del Mondo di Parigi di quest’anno!

Raccontaci qualcosa di questa attività come gestore di palestra…

Da settembre dello scorso anno io e padre abbiamo realizzato il nostro sogno: quello di avere una sala boulder tutta nostra, visto che da quando ho 7 anni pratico l’arrampicata e lui mi ha sempre seguito come allenatore in qualsiasi posto. Così dopo quasi un anno e mezzo di lavori pesanti, ristrutturazione del locale, costruzione della parete, carte varie (tantissime carte e permessi), a settembre 2015 siamo riusciti ad aprire la nostra sala boulder “Area 57 JM” che si trova a Thiene. E’ stata una bella impresa, non avrei mai pensato che aprire una sala boulder fosse così complicato ma ora siamo tutti molto contenti e posso finalmente dire di avere la possibilità di allenarmi in una sala innovativa, grande, spaziosa, alta e con una moltitudine di prese di alta qualità e di tantissimi volumi.

L’arrampicata è uno sport in veloce cambiamento: il grado che ieri era una “novità” oggi è conferma, l’età di sta abbassando e di contro si alza sia il grado sia la gente che raggiunge un certo livello. Tu che sei arrivata sulla scena internazionale fin da giovanissima, come hai visto cambiare l’arrampicata in questi anni? 

Diciamo che l’arrampicata in quest’ultimi anni è cambiata moltissimo. Non tanto per l’età perchè anch’io nel lontano 2000 ad appena 16 anni alla mia prima gara di Coppa del Mondo a Chamonix (FRA) ero già in finale, ma dal mio punto di vista è cambiato molto lo stile d’arrampicata ma soprattutto una volta, ai miei tempi, non c’erano tutte queste strutture d’arrampicata e ci si allenava su piccoli muretti artigianali fatti in casa. Al giorno d’oggi i ragazzi hanno la possibilità di allearsi su strutture e centri d’arrampicata all’avanguardia con sistemi e metodologie molto avanzate e iniziando da molto giovani è normale arrivare a 14-16 anni ad avere un livello molto alto. Ora in quasi ogni città c’è una struttura d’arrampicata mentre ai miei tempi mi ricordo che i miei genitori si facevano ogni domenica Vicenza-Innsbruck per farmi allenare in struttura, se no non restava che andare in falesia. Credo che, come credo giusto che sia, l’arrampicata sia in continua evoluzione ed è bello vedere questi cambiamenti. Inoltre anche lo stile delle vie è cambiato molto in quest’ultimi anni con più svasi, più dinamici, più movimenti aleatori. Ora le tacche non esistono quasi piùtutta sana motivazione per continuare ad evolversi e migliorare anche se per me è veramente difficile. Si cerca costantemente di stare al passo delle giovani leve…

Talvolta sui tuoi social abbiamo letto di momenti di difficoltà o di risultato sfiorato dal quale però hai sempre dimostrato grande determinazione nel riaffrontare l’impegno del giorno dopo. Se c’è proprio una cosa che non ti manca è la determinazione/perseveranza. Quanto pensi che possa avere influito nella tua carriera? Sei sempre stata così?

Diciamo che sono stata un po’ sfortunata nella mia carriera agonistica…brucia ancora il podio sfiorato al Campionato del Mondo Lead nel 2003, al Campionato Europeo in Italia nel 2004, al Rock Master 2012 (tutti 4°posti). Le mie belle soddisfazioni me le sono prese, non mi posso certo certamente lamentare, anzi… non sono ancora finite!!!

Certo che quel quarto posto ad Arco…

Diciamo che durante la vita di un’atleta (per me oramai sono ben 20 anni di gare a livello internazionale) è normale dover trovarsi ad affrontare momenti difficili anzi sono più i questi che quelli facili ma grazie all’aiuto delle persone che mi sono sempre state vicino (soprattutto mio padre) ho sempre cercato di imparare dalle sconfitte e di imparare dai miei errori. Sembro una persona tosta alle gare, sempre sulle sue e lunatica, ma questa è una maschera in quanto sono molto emotiva e sensibile e quando tengo profondamente a fare bene una cosa sento molto l’agitazione che gioca sempre a mio sfavore.

Forse la mia determinazione deriva dal fatto che amo profondamente l’arrampicata in tutte le sue forme: adoro le gare, la competizione, la falesia, la montagna, il dry-tooling, il ghiaccio … non riuscirei proprio a farne a meno. Forse una cosa posso dire che mio padre mi ha insegnato fin da piccola, fin dalle prime competizioni: la gara è quel giorno, che si vinca o che si perda, il giorno dopo è un altro giorno. Se si vince bene, ci si gode il momento con le persone più vicine, mentre se si perde bisogna imparare ad accettare la, capire dai proprio errori e poi rialzarsi. Il giorno dopo la gara è un altro giorno e si ricomincia di nuovo tutto da zero. Questo è il mio segreto diciamo. Dopo l’analisi e la  alutazione delle gara, si volta pagina e si ricomincia, più determinati e motivati che mai.

Anche se tutti ci auguriamo di vederti sulla scena internazionale ancora per tanti anni, è normale anche avere progetti per il post-gara, oltre l’agonismo. Cosa c’è nel tuo futuro oltre alla palestra?

Ho speso quasi tutta la mia vita per l’arrampicata, ho fatto tanti sacrifici (fatti più che volentieri direi), ho viaggiato il mondo, spero di aver dato e spero di dare ancora tantissime soddisfazioni a me stessa e alla mia famiglia, sono riuscita ad aprire una “mia” sala boulder, sono riuscita a fare della mia passione il mio lavoro (mi reputo una delle poche fortunate al mondo). Che dire del “futuro” …mai dire mai! Intanto, visto che il mio fisico regge ancora bene e visto che sono ancora molto motivata ad allenarmi e a fare fatica, voglio continuare a gareggiare perchè ho ancora un obiettivo nella mia testa e poi nel diciamo spero tanto di poter continuare a far parte di questo mondo. Mi piacerebbe seguire i ragazzi della Nazionale visto il mio titolo di capo-allenatore di 3°livello CONI e grazie alla possibilità di avere una mia sala boulder. Mi piacerebbe anche tracciare qualche gara internazionale visto che sono tracciatrice internazionale ma la cosa che più mi preme è riuscire a trasmette ai ragazzi giovani i sani valori del sport che pochi al giorno d’oggi hanno: umiltà, sacrificio, voglia di fare fatica e motivazione. 

Poi certamente ci sono delle cosine sulla roccia e in montagna che ho lasciato in sospeso e che vorrei riprendere in mano. C’è un progetto che ho particolarmente a cuore e spero che un giorno questo possa diventare realtà, sarebbe una mia grande soddisfazione personale. Prima o dopo ci arrivo ben a farlo…

Intervista Stefano Michelin

Foto gentile concessione Jenny Lavarda

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