10 Apr Pippo Nolasco parla del suo primo 9a, Ground Zero al Tetto di Sarre
Pochi giorni fa, Giuseppe “Pippo” Nolasco è arrivato a chiudere il suo primo 9a e lo ha fatto risolvendo la storica Ground Zero al Tetto di Sarre, via cult di Alberto Gnerro che aveva così introdotto questo grado anche in Italia essendo il primo tiro di una simile difficoltà nel nostro paese. Un traguardo personale importante per Giuseppe sul quale ci ha raccontato qualcosa in merito.
Come mai la scelta di provare proprio Ground Zero?
Ho scelto di provare Ground Zero per vari motivi. Inizialmente perchè pensavo che fosse una via che si bagnasse poco essendo al tetto di Sarre invece con il tempo ho capito che è proprio la prima che si bagna dopo un giorno di pioggia…
Un altro motivo è che è uno dei tiri più vicini di questo grado che ho a disposizione, più o meno a due ore di auto.
Ma il vero motivo è che questa via Ground Zero mi ha accompagnato fin da quando ho iniziato ad arrampicare, nel senso che dopo pochi mesi che avevo iniziato, comprai una rivista dove trovai un articolo di un “certo” Alberto Gnerro, il quale tra l’altro abitava a pochi chilometri da casa mia, che aveva liberato una delle vie ai tempi più dura d’Italia, e pregai a due miei amici, Matteo e Mattia, di portarmi sotto a quel tiro per vedere un 9a dal vivo…
Perchè questo lungo stop dal progetto?
Nel 2011 ho smesso di arrampicare per vari mesi a causa di un infortunio di lavoro. Nel frattempo, ho ristrutturato casa e in totale non mi sono allenato per tre anni e mezzo e scalavo una volta ogni 4 o 5 mesi se capitava.
Hai parlato di un ottimo training invernale, hai cambiato o introdotto qualcosa di nuovo?
Sì, l’allenamento è cambiato dallo scorso ottobre, quando stavo già provando Ground Zero, non è tutta farina del mio sacco e devo ringraziare un amico che ha ottimizzato le sessioni. Di mio c’è la costanza negli allenamenti ma soprattutto in ogni tentativo che facevo, cercavo sempre di cogliere lati positivi e negativi per capire più a fondo cosa mancasse per la riuscita della via.
Cosa puoi dire che ti mancava per chiudere il tiro che invece hai acquisito in questi mesi?
Mancava di sicuro il livello di forza necessario abbinato alla resistenza e la conoscenza di come allenare questi aspetti in modo specifico.
Domanda di rito, un prossimo 9a in cantiere?
Non so bene qual è il prossimo obbiettivo ma sicuramente vorrei farne altri tiri di questo grado in varie falesie e su roccia e stili diversi, come è successo per le vie che ho fatto in passato.
Intervista Stefano Michelin

