SIMONE SALVAGNIN IN ISLANDA A PIEDI - Up-Climbing

SIMONE SALVAGNIN IN ISLANDA A PIEDI

L’ULTIMA AVVENTURA DEL PARACLIMBER VICENTINO 

Il paraclimber vicentino Simone Salvagnin attraversa l’Islanda a piedi in un viaggio in completa autonomia. 

Dopo aver perso la vista a causa della retinite pigmentosa, una malattia degenerativa, Simone Salvagnin ha schiacciato sull’acceleratore e ha iniziato a raggiungere traguardi impensabili per molti “normodotati”. Nell’anno del brillante ritorno in coppa del mondo paraclimb (categoria B2), Simone ha alzato ancora l’asticella,  compiendo una grande avventura: la traversata dell’Islanda a piedi in completa autonomia. Per farlo, il vicentino si è scelto due compagni d’eccezione: Lucia Vissani e Davide Ferro

Camminando per circa 25 km al giorno, i tre hanno compiuto l’impresa, partendo da Akureyri e giungendo a Skogar. I giorni di camminata effettivi sono stati diciassette, i kilometri totali quattrocento. Il trio ha affrontato il viaggio in completa autonomia, sia alimentare che logistica. Zaini da circa trenta kg l’uno hanno contenuto tutto il necessario per sopravvivere in una terra insidiosa, patria di un clima rigido e condizioni al limite dell’umano. “Una delle cose più difficili è stato stare ventiquattro ore al giorno esposti a forti venti, improvvise piogge torrenziali, neve, grandine e torride giornate accompagnate da nuvole di mosche artiche, dovendo giorno per giorno trovare delle fonti d’acqua da filtrare, valutando meticolosamente il luogo dove posizionare il campo per essere protetti dai forti venti, razionando il prezioso cibo, scegliendo quotidianamente rotte e piste da seguire con un pesante zaino sulle spalle ,il tutto immersi in un ambiente che fa sentire l’essere umano piccolo e insignificante.” 

I tre sono partiti dalla costa nord, attraversando gli oltre 200 km del deserto Spengisandur, conosciuto come “altipiano della morte” date le difficili condizioni metereologiche. Dopo di che, si sono connessi al famoso trekking Lauravegur che attraversa i paesaggi vulcanici del Landmannalaugar, tra i colori di rocce gialle, verdi e marroni, impetuosi torrenti glaciali, ghiacciai e  nevai,  deserti di cenere, campi di lava, fino agli alberi contorti di Þórsmörk,  per poi raggiungere Skogar attraverso un valico tecnico, dove il ghiacciaio del Eyjafjallajökull si incontra con il ghiacciaio del Mýrdalsjökull. Il progetto è stato promotore di una raccolta fondi a favore dell’associazione Emozionabile ETS, con l’obiettivo di organizzare laboratori di crescita personale, in ambiente naturale, per persone con disabilità, il tutto allineato al motto dell’associazione “l’emozione non ha confini”. 

Simone Salvagnin ha dichiarato: “Da anni, oltre all’attività agonistica in arrampicata, mi cimento con spedizioni, viaggi, traversate, a piedi o in bicicletta, una modalità che mi permette anche senza la vista di assorbire e di godere di ogni istante del percorso intrapreso. La traversata dell’Islanda, comunque, è stata qualcosa di nuovo per me; possiamo dire di non aver incontrato quasi nessuno per gran parte del percorso e dato il pesante carico sulla schiena, la fatica assoluta dei primi giorni, abbiamo finito in fretta anche gli argomenti tra di noi, portandoci in una dimensione introspettiva molto forte. Nonostante ciò la nostra testa non è riuscita a volare lontano , bensì è rimasta presente ad ogni singolo passo in una sorta di dimensione meditativa, qualcosa di rivoluzionario rispetto alle altre esperienze e alla mia quotidianità, qualcosa a cui sto cercando tuttora di dare una forma razionale. Muoversi camminando lenti e costanti per più di otto ore al giorno, per poi fermarsi e mettersi alla ricerca dell’acqua, montare il campo, avere le giuste energie per cucinare qualcosa ed infilarsi nel sacco pelo – unica vera forma di tepore di tutta la giornata -, spesso bagnati, con i piedi e le spalle doloranti, tutto ciò non ha portato a perderci, ma ci ha visto sempre li, con luminosi e sinceri sorrisi, attenti e sereni allo stesso tempo come animali che si aggirano guardinghi nella natura, tesi nell’attenzione ma sereni, cogliendo l’espressione più naturale, benchè difficile da raggiungere, della vita: lo stato di presenza”.

Fonte e cortesia foto Simone Salvagnin 

Alessandro Palma 

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