LA MACCHINA DEL TEMPO DI FRASASSI - Up-Climbing

LA MACCHINA DEL TEMPO DI FRASASSI

Un vecchio rullino fotografico ritrovato tra le rocce della Torre di Jesi (Frasassi) diventa virale sui social, riaccendendo il mito dell’alpinista Tiziano Cantalamessa e unendo la community verticale.

Alcune foto del rullino, fonte “Il Resto del Carlino”

Un luccichio insolito in un anfratto della Torre di Jesi, nelle Gole di Frasassi, ha innescato una straordinaria indagine collettiva digitale che ha unito generazioni di scalatori.

Il geologo e climber Lorenzo Rossetti ha notato quel vecchio rullino fotografico consumato dal tempo, rimasto per oltre trent’anni a subire i cicli di gelo e torrido appenninico, e lo ha affidato al filmmaker marchigiano Paolo Bacchi. Il tentativo di sviluppo sembrava impossibile, ma in uno dei rari laboratori specializzati rimasti in Italia, dopo due settimane di attesa, la pellicola ha restituito i suoi segreti: scatti a diapositive Kodachrome o Ektachrome virati al verde e bruciati dal sole, che mostravano alpinisti vecchio stampo, elicotteri e tavolate post-scalata.

Bacchi ha ripulito le immagini con l’intelligenza artificiale e ha lanciato un reel di appello sui social per dare un nome a quei volti sbiaditi. La risposta della community è stata fulminea, superando i 3 milioni di visualizzazioni in sole 24 ore.

Il rullino ritrovato, fonte “Il Resto del Carlino”

Quinto Balducci, ex responsabile del Soccorso Alpino di Fabriano, ha subito inquadrato il contesto: un’esercitazione ufficiale degli anni Ottanta tra le pareti di Frasassi. I tasselli sono andati a posto rapidamente con il riconoscimento di Franco Farina, Annarita Tomboletti e Franchino Franceschi, fino al messaggio definitivo e commovente di Renata Nardinocchi, moglie del leggendario Tiziano Cantalamessa. La donna ha confermato l’identità del marito e dei suoi storici compagni di cordata, definendo il ritrovamento di quelle memorie perdute come una carezza sul cuore.

Biografia di Tiziano, il libro

Il nome di Cantalamessa evoca l’essenza stessa dell’alpinismo di rottura del Centro-Sud: l’uomo che lasciò la fabbrica per fare l’allevatore e poi la Guida Alpina, firmando i primi settimi gradi sui Sibillini, vie invernali sul Paretone del Gran Sasso e imprese extraeuropee da urlo, come la salita lampo del Fitz Roy in 26 ore e la conquista del Baghirat Karak in Himalaya, prima della sua tragica scomparsa nel 1999.

Proprio per preservare questo immenso patrimonio umano e sportivo, Versante Sud ha pubblicato “Tu non conosci Tiziano. Cantalamessa: la vita e l’alpinismo” , una straordinaria e intima biografia firmata da Massimo Marcheggiani. Attraverso i ricordi e le testimonianze di chi ha condiviso con lui venticinque anni di scalate, il libro delinea non solo il profilo del fortissimo alpinista del Centro Italia — spesso paragonato a Walter Bonatti per il suo stile puro e rivoluzionario — ma soprattutto l’anima profonda di un uomo eccezionale. Un compagno di cordata indimenticabile, capace di svegliarsi alle tre del mattino per mungere le sue mucche, correre al Gran Sasso a tracciare una via estrema e rientrare di corsa per la mungitura serale, vivendo la montagna con un’autenticità che oggi sembra quasi leggenda.

In un’epoca in cui i social network legati all’outdoor sono spesso ricettacolo di polemiche sui gradi e selfie patinati, questa incredibile deviazione dimostra la potenza della tribù verticale, capace di trasformarsi in una macchina del tempo per riportare in sosta la memoria storica del nostro sport.

Alessandra Prato

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