16 Giu ANNA BORELLA, BULLONI DA WORLD CUP
A TU PER TU CON LA TRACCIATRICE
Quattro chiacchiere con Anna Borella, tracciatrice di terzo livello.
Dopo una fruttuosa carriera come atleta, partita dai colori societari e arrivata a vestire il tricolore, Anna Borella è oggi in versione 2.0. In seguito all’aver iniziato il percorso da tracciatore e aver scritto la storia dell’arrampicata italiana diventando la prima signorina a dirigere la tracciatura di una gara, Anna è approdata in coppa del mondo. Insieme ad un team di alto livello, ha tracciato la prova di coppa del mondo a Bressanone, scrivendo un’altra importante pagina dell’arrampicata italiana e ispirando numerose ragazze a seguire le sue orme.
Ciao Anna, innanzitutto complimenti per il percorso! Come è stato tracciare in coppa del mondo?
Ciao Ale! Grazie mille, in questi giorni mi sono ritrovata a pensare che nel 2020 mi apprestavo a tracciare la mia prima coppa Italia, e solo 3 anni dopo ho tracciato una Coppa del Mondo. Pazzesco!
Questi dieci giorni sono ancora difficili da realizzare! Prima di partire alternavo momenti di euforia ad attimi di ansia e preoccupazione di non essere all’altezza. Già dalla prima sera però, si è creato un clima rilassato ma allo stesso tempo affiatato. Quando realizzi che stai mettendo sul muro un blocco di finale di coppa del mondo, su cui si confronteranno i migliori e le migliori atlete e che verrà visto da chissà quante persone in tutto il mondo, fa un certo effetto.
Come mi ha detto Matthias (il capo tracciatore) questa settimana, tracciare un blocco è un po’ come mettersi a nudo davanti al team e proporre la propria idea in quel momento: fa paura, ci vuole coraggio, un po’ di sfacciataggine e una spolverata di sicurezza!

Anna Borella in azione – Ph Gian Marco Dodesini
Come è iniziato il tuo percorso da routesetter? Cos’è per te la tracciatura?
È iniziato per curiosità: il mio allenatore (Enrico Baistrocchi) era anche tracciatore e ogni tanto mi fermavo a guardare come lavorava. Dopo pochi anni c’è stata la prima occasione per iniziare: il corso tracciatori di primo livello. Da lì in poi ho seguito tutto il percorso di formazione della FASI fino ad ottenere il titolo di tracciatore di Terzo Livello nel 2020. Per me la tracciatura è fondamentalmente giocare con le prese e il movimento.
Mi piace molto, soprattutto quando traccio in sala, provare a fare un movimento, capire quali sono le Chiavi per renderlo più facile o più difficile, più aleatorio o più fisico. Quando invece traccio in gara per me la tracciatura è cercare di creare una gara che premi l’atleta più completo e faccia divertire scalatori e pubblico.
Nello specifico, come si articola il lavoro di un tracciatore?
Per quanto riguarda la tracciatura di sala di solito si smonta un settore al giorno, si ritraccia tutto con blocchi di più difficoltà possibili, poi si provano, si nastrano e si apre il settore. In sala ti fai guidare dall’ispirazione del momento, dai profili e dalle prese, seguendo il flow di quel giorno.
Per le gare invece è un po’ diverso: prima di iniziare il lavoro si fa sempre un programma in cui il capo tracciatore assieme al team decide che impronta vuole dare alla gara (coordinativo,fisico, sensibilità di piedi, difficile da leggere), ognuno poi decide il profilo e la proposta e si inizia! Rispetto ad una normale giornata di tracciatura di sala, si montano meno blocchi a testa, ma viene posta molta più attenzione sulla fase di test, per cercare di ottenere la miglior versione possibile del blocco.

Anna Borella in azione – Ph OutThere Collective
Come viene vista la tracciatrice dai tracciatori? Che plus ha rispetto ad un uomo?
Personalmente non ho mai avuto problemi ad integrarmi in questo ambiente, per la maggior parte composto da uomini. Credo che nel momento in cui si è capaci di dimostrare la propria professionalità, non ci sia alcuna differenza. Ovviamente in eventi di un certo livello, scalare sui blocchi degli uomini per me diventa estremo, ma le gare si tracciano apposta in Team: ogni membro porta le sue caratteristiche e le sue peculiarità, se ci si alterna e si gestiscono bene le energie, ognuno può dare il suo contributo!
Non credo che essere donna ti dia un “plus”, piuttosto penso che sia meglio a volte avere una ragazza nel gruppo perché scaliamo con caratteristiche e misure diverse: più flessibilità ma meno spinta di gambe, più sensibilità sui piedi (ok forse io no) ma meno forza di braccia.
Cosa diresti ad una ragazza che vuole iniziare un percorso come il tuo?
Di non farsi intimidire da questo mondo! É sicuramente un lavoro stancante a livello fisico, ma la soddisfazione di vedere gli atleti che scendono col sorriso da un blocco che hai tracciato, la gente che urla perché la finale sta andando in maniera perfetta, la sala piena di persone che si divertono sui blocchi… ripagano di ogni fatica! Come già detto ho trovato un ambiente inclusivo e meritocratico, basta stampare i blocchi ed è subito rispetto!
Ringraziando Anna per la bella chiacchierata, non possiamo che augurarle un grande futuro con l’avvitatore fumante in mano!
Fonte e cortesia foto Anna Borella
Alessandro Palma

