INSIDE: ELISA MARTIN - Up-Climbing

INSIDE: ELISA MARTIN

A TU PER TU CON LA CAMPIONESSA FRIULANA

Intervista a Elisa Martin, volto internazionale del movimento paraclimb italiano nella categoria RP3.

Classe 1980, la super mamma Elisa Martin è uno dei volti più noti del movimento paraclimb azzurro. Dopo aver abbandonato e riscoperto l’arrampicata in seguito ad un incidente, la friulana si è dedicata alle competizioni raggiungendo subito l’apice delle competizioni a livello nazionale. Come in ogni disciplina, quando un atleta emerge a livello nazionale, viene scelto per rappresentare il tricolore nel circuito internazionale. Anche lì, Elisa ha mietuto parecchie vittime e si è aggiudicata un bel po’ di risultati di livello, tra cui spiccano diverse medaglie. L’ultima in ordine cronologico è arrivata con la coppa del mondo di Innsbruck, dove Elisa ha agguantato un bel bronzo al termine di una finale dai ritmi serratissimi.

Elisa, ci siamo! Da quanti anni fai parte del movimento paraclimb? Mi pare che sei una delle più longeve insieme al mitico Alessio Cornamusini…

Sono entrata a fare parte del movimento Paraclimb nel 2018, prima gara a Montebelluna da orizzonti verticali. In realtà il movimento è nato molto prima, nel 2011, io in quel periodo non avevo ancora ripreso a scalare, ero ancora in una fase di recupero post incidente e ignoravo che ci fosse un circuito in Italia.

Come mai ti sei avvicinata al mondo dell’arrampicata? E come mai le gare?

Mi sono avvicinata all’arrampicata per caso, era il 2003 e il mio compagno di allora voleva iscriversi ad un corso di arrampicata, io l’ho solo accompagnato a prendere informazioni, ma di fatto mi sono ritrovata con un imbrago indosso senza nemmeno rendermene conto.  Sapevo di soffrire di vertigini, ero convinta che sarebbe stato un grosso limite e che arrampicare non facesse per me, per mia fortuna avevo torto e ho scoperto uno sport che mi ha coinvolta totalmente dal punto di vista fisico e mentale. Per anni è stato più un hobby e un modo per stare insieme agli amici, ho avuto anche una parentesi alpinistica insieme al mio attuale compagno ma solo dopo aver avuto un grave incidente, nel 2010, ho pensato al possibile risvolto sportivo. 

In realtà ci sono arrivata solo nel 2016, mentre seguivo le olimpiadi di Rio, da li è scoccata la scintilla e ho iniziato a prendere informazioni sul circuito di gare di paraclimbing. La competizione mi è sempre piaciuta, ho praticato sport fin da bambina, ma ho sempre praticato sport di squadra, per cui per me è un mondo tutto nuovo. Quando ho realizzato che effettivamente in Italia il movimento paraclimbing era attivo mi sono detta “bene adesso rimettiti in forma e allenati”, ero ferma da anni, incidente, figli, famiglia, lavoro (e aggiungiamo che non sono un fenomeno dell’arrampicata)… Insomma il tempo per allenarmi me lo sono dovuta creare. 

In questi anni, quanto e come è cambiato il mondo del paraclimb italiano? Come pensi si evolverà in futuro?

In questi anni sono cambiate molte cose perché inizialmente si disputava il campionato italiano, unica tappa dell’anno per noi. La federazione in questi ultimi 3 anni, ha messo in piedi un circuito di coppa Italia con 3 tappe e il campionato italiano, per cui 4 incontri ufficiali seguiti da un raduno il giorno seguente. Una grandissima opportunità di allenamento e confronto per noi atleti.

Oltre a questi incontri vengono organizzati in altri periodi dell’anno dei raduni dedicati agli atleti della nazionale, durante i quali si lavora su obiettivi specifici. Insomma abbiamo iniziato a fare sul serio, di conseguenza il livello si è alzato e guardando al futuro, il paraclimbing è appena stato inserito nel programma di Los Angeles 2028, per cui immagino un’ulteriore crescita del movimento. Io da parte mia, cercherò anche di far avvicinare nuovi atleti alla disciplina.

Se guardi indietro, qual è la gara che ricordi con maggior soddisfazione e perchè?

Fino ad una settimana fa la mia risposta sarebbe stata: Briançon 2021 perché sono andata a medaglia nonostante arrivassi da un periodo molto stressante (diciamo che il mondo del lavoro non sempre appoggia gli atleti) e Salt Lake City 2024. Nel frattempo sono riuscita a fare una bella gara ad Innsbruck la scorsa settimana, e a portare a casa un bel bronzo, per cui, al di la del risultato, è questa tappa che ricordo con molta soddisfazione. Ho sempre sofferto ad Innsbruck per cui sono partita un po’ scarica dal punto di vista mentale, fortunatamente sono riuscita a gestirla bene sotto tanti aspetti e ad esprimermi di conseguenza, cosa per nulla scontata.

Nella tua categoria, la RP3, quali sono le principali difficoltà che incontrate nell’arrampicare? 

La categoria RP3 comprende atlete con disabilità e limitazioni differenti tra loro. La mia limitazione riguarda un’importante mancanza di forza e di range di movimenti agli arti inferiori e principalmente a sinistra, io in particolar modo ho grosse difficoltà a gestire i piccoli appoggi in quanto non riesco a spingere coi piedi, ma allo stesso tempo mi mettono in difficoltà i grossi volumi, perché avendo una caviglia completamente bloccata spesso mi trovo in posizione completamente sfavorevole all’appoggio ottimale. In questi casi il piede tende a scivolare anziché darmi supporto, ma cerco di compensare utilizzando l’arto sinistro bilanciando internamente. Alcune atlete invece sono affette da sclerosi multipla, per cui la mancanza di forza e spinta non è o non dovrebbe essere limitata ad un distretto ma a più distretti muscolari.  Altre invece hanno paralisi parziali più simili alla mia, ma possono anche riguardare gli arti superiori. Per cui posso solo immaginare le difficoltà di un tracciatore che deve preparare le nostre gare.

La famiglia, la carriera da garista e tutto il resto della vita: qual è il segreto?

Il commento che mi sento ripetere più spesso è: ma voi siete matti a riempirvi la vita di così tanti impegni (perché oltre ai miei ci sono gli impegni sportivi dei figli e del mio compagno). Per cui credo che il segreto sia un briciolo di follia, ma io dico sempre che quel che mi smuove sono la determinazione nel raggiungere gli obiettivi e la passione per quello che faccio, e in questo riesco a trascinare anche tutto il resto della famiglia. Non so per quanto ancora mi sopporteranno…

Uno sguardo a futuro: prossimi obietti? Sogni nel cassetto? Gare? Roccia?

Prossimi obiettivi? Tante idee, ma poco tempo per realizzarle tutte. Sicuramente mi piacerebbe rimanere nel circuito il più possibile, perché mi sto divertendo, poi con la notizia di LA 2028 chiaramente tutti speriamo di realizzare il sogno olimpico, pur sapendo che sarà molto difficile qualificarsi e per qualche categoria forse non sarà possibile. Ho diversi progetti su roccia in attesa che smetta di piovere, mi piace scalare fuori e una parte dei miei allenamenti sono su roccia. Purtroppo negli ultimi 6 mesi ho scalato in falesia molto meno del solito e sta iniziando a pesarmi. Mi piacerebbe anche rimettere mano a qualche via alpinistica o multipitch, ho la fortuna di avere in famiglia un buon primo di cordata, per cui in futuro, quando i figli saranno un po’ più grandi oppure chi lo sa anche insieme a loro, potremmo tornare anche sulle “grandi pareti” che ammetto, mi mancano molto. Ultima cosa, ma non meno importante dallo scorso anno ho iniziato a seguire i gruppi giovanili e a portare la mia testimonianza nelle scuole, per cui sicuramente uno dei miei obiettivi sarà quello di divulgare il più possibile.

Ci vedremo a Los Angeles nel 2028? Fingers crossed!

Fonte Elisa Martin

Cortesia foto Lena Drapella per IFSC

Alessandro Palma

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