ISRAELE-RUSSIA: DUE PESI, DUE MISURE - Up-Climbing

ISRAELE-RUSSIA: DUE PESI, DUE MISURE

Perchè Israele non è stato sospeso dalle competizioni sportive internazionali come la Russia? E quale è la posizione di IFSC e FASI?

Dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, il movimento sportivo internazionale ha adottato una delle più estese misure sanzionatorie mai applicate a un Paese membro. Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e la maggior parte delle federazioni sportive hanno sospeso la Russia (e in molti casi anche la Bielorussia) dalle competizioni internazionali, proibendo bandiera, inno e rappresentanza nazionale. Agli atleti è stata concessa solo una limitata possibilità di partecipazione come “Atleti Individuali Neutrali”, a condizione di non avere collegamenti con le forze armate e di non aver sostenuto l’invasione. In diversi sport, inoltre, l’esclusione rimane totale e impedisce ogni forma di qualificazione.

Nel caso del “conflitto” in Palestina, invece, non sono state applicate analoghe sanzioni sportive internazionali. Il CIO e le principali federazioni non hanno adottato misure restrittive contro Israele, né hanno limitato la partecipazione dei suoi atleti o altre forme di esclusione. Le istituzioni sportive hanno giustificato questo approccio affermando che il principio guida è evitare penalizzazioni collettive e valutare le situazioni caso per caso, evitando provvedimenti che potrebbero compromettere la neutralità e la funzione dello sport come spazio di dialogo.

Il risultato è un quindi un quadro globale del tutto asimmetrico, in cui Russia e Bielorussia si trovano soggette a pesanti restrizioni — tra le più severe nella storia dello sport — mentre Israele continua a partecipare pienamente alle competizioni internazionali. Tra l’altro, anche nell’imminenza di Milano-Cortina 2026, resta confermata questa disparità, con Russia e Bielorussia escluse, mentre Israele ammesso ai giochi.

Questa differenza di trattamento è da tempo al centro di un crescente dibattito politico e sportivo, alimentato da chi sostiene che la comunità sportiva dovrebbe applicare criteri uniformi nei confronti degli stati coinvolti in conflitti armati, e da chi ritiene invece che ogni situazione geopolitica presenti condizioni specifiche che rendono difficile un confronto diretto.

Tra l’altro, a amplificare ulteriormente questa insostenibile disparità, c’è anche un ulteriore fatto: in Ucraina a fronteggiarsi sono stati due eserciti comunque confrontabili, con relative conseguenza da una parte e dall’altra; in Israele subito la situazione è apparsa ben diversa, con un’unica forza armata in campo che ha invaso Gaza, dando il via a quello che è stato un vero e proprio atto di occupazione e relativo genocidio di un intero popolo…

Ma veniamo a noi e alla comunità dell’arrampicata. Sono molti mesi che in tanti, sia a livello nazionale che internazionale, protestano a gran voce contro l’assenza di qualunque presa di posizione da parte dell’IFSC (la International Federation of Sport Climbing). Anzi, proprio lo scorso ottobre hanno debuttato in Giappone, a Fukuoka, gli IFSC Nations Grand Finale 2025, un evento che ha previsto la partecipazione di “alcune delle squadre nazionali più forti del circuito, e presenta gare di Boulder e Lead in un formato unico, su invito, progettato per mettere in risalto il lavoro di squadra, la strategia e l’innovazione. Un gruppo selezionato di nazioni prenderà parte a questa edizione inaugurale, ciascuna confermando la propria presenza con un gruppo di atleti di talento. Australia, Canada, Israele, Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti presenteranno un mix di esperienza olimpica, esperienza ai Campionati del Mondo e talenti emergenti.”( dal sito ufficiale IFSC). Israele è quindi stata una delle nazioni esplicitamente invitate a questo evento, tra l’altro classificandosi al terzo posto.

Oltre alle discussioni e alle polemiche che accompagnano l’arrampicata “competitiva”, ulteriore indignazione è poi sorta in relazione all’arrampicata a più ampio spettro, abbracciando anche la pratica su roccia. In tal contesto infatti, la spregiudicata politica colonialista portata avanti da Israele ha inevitabilmente coinvolto anche il mondo verticale, con molte falesie “espropriate” ai palestinesi e la loro attività fortemente limitata ad opera dell’Associazione Israeliana d’Arrampicata, con molte azioni in netta contraddizione con le linee etiche/statutarie sia dell’IFSC che della UIAA. A questo link è possibile approfondire ulteriormente questo tema.

Per contribuire anche noi a chiarire questa situazione, nei prossimi giorni avremo modo di sentire ancora una volta Marzio Nardi, fin dall’inizio una delle voci più autorevoli della nostra arrampicata che – in parole e azioni – si è posta sempre in prima linea a sostegno del popolo palestinese.
Cercheremo di parlare anche con i rappresentanti di IFSC, per capire le motivazioni del doppio standard utilizzato finora nei confronti di Russia e Israele. Chiederemo infine un parere anche ai rappresentati della FASI perché, seppur le decisioni del contesto internazionale spettino a CIO e IFSC, una posizione chiara in merito sarebbe auspicabile, anche per mandare un segnale evidente ai propri tesserati.

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Alberto Milani

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