27 Ott LORENZO D’ADDARIO E FRANCESCO RATTI CONCLUDONO LA GRANDE TRAVERSÉE DES ALPES
Un tuffo nel Mar Ligure segna il punto d’arrivo del viaggio lungo l’arco alpino sulle orme di Patrick Berhault
Dopo 61 giorni, 2.400 km in bicicletta e 23 iconiche salite tra le cime alpine, si è conclusa sulla spiaggia di Albenga l’avventura delle guide alpine Lorenzo D’Addario e Francesco Ratti.

Arrampicata alla Rocca dei Campanili
Il viaggio è iniziato lunedì 24 agosto con la salita della parete nord del Triglav, montagna simbolo delle Alpi Giulie slovene. Dalla lì la cordata si è spostata in Dolomiti, dove ha realizzato le ascensioni della parete nord della Cima Grande di Lavaredo – insieme alla Guida Alpina Daniele Geremia –, della Marmolada e del Civetta. I due sono passati, poi, per le Dolomiti di Brenta, dove hanno concatenando il Crozzon e la Cima Tosa. Procedendo verso ovest, la cordata ha scalato in tre giornate consecutivi Pizzo Badile, Cengalo e Qualido, prima di cogliere una finestra di bel tempo per muoversi nel Bernese e in Vallese, scalando anche la parete nord dell’Eiger. Spostandosi ancora verso ovest, D’Addario e Ratti hanno aggiunto alla lista delle pareti salite la parete est delle Grandes Jorasses e il Pilastro Rosso del Brouillard sul Monte Bianco (vetta raggiunta in compagnia della guida alpina Alessandro Baù), per affrontare poi la Cresta del Leone e raggiungere la cima del Cervino.
In seguito una perturbazione, che ha portato oltre 50 centimetri di neve fresca sopra i 3.000 metri, ha costretto il team a riorganizzare i tempi e attendere l’assestamento del manto nevoso per proseguire verso il gran finale. La traversata è quindi ripresa, puntando verso sud, con la salita della Tête d’Aval (via Ranxerox con uscita sulla cresta sommitale), della Meije negli Écrins – dove, con Ines Leynaud, Ratti e d’Addario hanno ripetuto la via Nous partirons dans l’ivresse, con uscita alla cima principale per l’Arête du Promontoire –, della Cresta Est del Monviso. Al Corno Stella, nelle Alpi Marittime, la cordata si è concessa due salite (via Diedro Rosso in parete nord e Ritorno al Futuro in parete sud) e così anche sulla Rocca dei Campanili al Mongioie (vie Ciri e Inseguendo la Balena Bianca), prima dell’ultima epica pedalata verso la costa ligure.
In totale la traversata è durata 61 giorni, durante i quali la cordata ha realizzato la salita di 23 vie di alto valore storico e tecnico, coprendo 2.400 km in bicicletta, affrontando 18.000 metri verticali di arrampicata in parete e 53.000 metri di dislivello positivo totale (28.000 affrontati a piedi e 25.000 in bici).
Lorenzo D’Addario ha commentato:

Tuffo finale ad Albenga
«Questa traversata ha accompagnato la mia fantasia e i miei sogni per molto tempo. Viverla e realizzarla è innanzitutto l’idea di come pensiero e azione quando entrano in simbiosi possono creare qualcosa di incredibile in termini di bellezza, scoperta, felicità e ascesi. Penso alle parole di P. Berhault, che scrive: “Mi hanno interrogato tante volte sulla ‘incredibile’ difficoltà di un’avventura del genere. La difficoltà di un’impresa non si misura in base agli ostacoli incontrati. Essa dipende anzitutto dalla forza della nostra motivazione. ‘Incredibile’ non è la difficoltà in sé, ma piuttosto la fortuna di avere avuto una voglia così intensa di affrontarla”. Questa traversata parla di questo. Dell’energia che circola dentro di noi che può rendere tutto positivo. Il contesto poi dove si svolge, per chi ama la “scienza dei boschi”, è bellezza pura. Il senso della nostra presenza in questo mondo. Una simbiosi totale tra Uomo e Natura, dove noi siamo davvero una piccola parte di questo incredibile mondo».
Francesco Ratti, aggiunge, sottolineando il valore della riscoperta autentica di un territorio percepito come casa ma, in fondo, in parte ignoto:
«Questa traversata ci ha permesso di vivere una grande avventura lungo l’intero arco alpino. Nonostante fossimo a “casa nostra”, abbiamo scoperto luoghi che non conoscevamo e attraversato una tale varietà di paesaggi e terreni da non farci sfigurare rispetto a nessuna spedizione extraeuropea. Muovendoci in bicicletta abbiamo dato a questo viaggio una dimensione del tutto nuova e per me sconosciuta: sono stati due mesi incredibilmente intensi, che è impossibile riassumere in poche parole».
La Grande Traversée des Alpes nasce dal desiderio di ritrovare tra le Alpi quel concetto di libertà pura raccontato da Berhault nel suo “Encordé mais libre”, affiancato dall’osservazione diretta di un ambiente alpino profondamente mutato nell’arco di vent’anni. Le migliaia di chilometri, emozioni e riflessioni raccolte in questi 61 giorni di viaggio saranno oggetto di una produzione cinematografica curata dal regista e outdoor filmmaker Alessandro Beltrame (AGB Video), orientata a intrecciare il racconto ambientale con la sfera più intima e umana della cordata.
In copertina: la cordata sul Corno Stella.
Tutte le immagini: L. D’Addario – F. Ratti / A. Beltrame – A. Valenti (agbvideo.com).

