Diretta Monte Matanna - Up-Climbing

Diretta Monte Matanna

Il 7 gennaio 2021, approfittando di ottime condizioni di innevamento, Roberto Maggi e Andrea Gelfi hanno realizzato la “Diretta Monte Matanna”, un’insolita discesa sulle Alpi Apuane.

Di seguito il racconto dei due scialpinisti.

E’ la mattina del 7 gennaio 2021, le nevicate si sono susseguite per giorni sulle Alpi Apuane e, come raramente accade, anche le tre cime che sovrastano Camaiore – il M. Gabberi, il M. Matanna e il M. Prana – sono coperte da una spessa coltre di polvere intonsa che ne cambia l’aspetto e le rende imponenti. Sono anni che penso a quella linea, sono anni che ci pensiamo entrambi anche se non ci conoscevamo. Io (Roberto Maggi) e Andrea Gelfi usciamo sulla neve insieme da pochi giorni. Uno snowbordista e uno sciatore. Sono anni, forse decenni che quella linea non è in condizioni, per la sua vicinanza al mare e per la sua esposizione, ma ora ci siamo, possiamo tentarla. Una linea bellissima che scende diretta dalla croce del Monte Matanna poco alla destra orografica della cresta nord-ovest e finisce sui pendii sopra la rinomata Grotta all’Onda. Una linea forse mai scesa non tanto per la sua difficoltà, quanto per la sua particolarità. Una linea che guarda il Mar Tirreno a ridosso della conca Camaiorese. La diretta dalla croce del Monte Matanna per il versante sud-ovest. Il Monte Matanna, una piccola grande montagna di 1317 m sulle Apuane Meridionali, che vista dalla costa versiliese sembra di gran lunga più alta.

Ci svegliamo di buon’ora, sappiamo che l’orario è importantissimo per trovare una neve epica, non si sa neanche se arriveremo alla frazione Tre Scolli sopra Casoli per parcheggiare la macchina con tutta la neve che c’è. Ci arriviamo che è ancora buio e dopo pochi passi calziamo gli sci ai piedi e risaliamo il sentiero che passa dall’agriturismo “Il paesaggio”. C’è veramente un sacco di neve, una neve immacolata che da anni non si vedeva in questi posti, è veramente incredibile. Saliamo lungo il sentiero nel bosco che porta verso la foce del Pallone, circondati da quasi un metro di neve e da alberi piegati sotto il suo peso. L’ambiente è carico di un’energia incredibile, un posto magico, tutto bianco che quasi stentiamo a riconoscere.

Arriviamo all’attraversamento dei pendii sopra Grotta all’Onda che partono diretti dalla cima, c’è un metro di neve buona e decidiamo di passare più in basso seguendo una linea che a noi pare più sicura, scattiamo foto e siamo ammaliati dal bianco candido e immacolato che ci circonda.

Andrea va forte e io cerco di stargli dietro, traccia la risalita in neve fresca su uno spallone più a sud e piano piano arriviamo alla cresta sud del Monte Matanna. Non ci sono nubi, non c’è vento, dopo qualche foto continuiamo a salire lungo la cresta in direzione della vetta. In mezz’ora o poco più arriviamo sulla cima. Il panorama è apocalittico come non lo era da anni e anni. Vediamo la Pania, la Pania non è più la Pania, è un cono bianco imponente di cui non si distingue quasi più il profilo conosciuto che svetta dietro di noi in un mare altrettanto bianco. Il M. Prana, il M. Croce il M. Piglione sono trasformati dalla neve e assumono un aspetto severo come non mai, potremmo restare lì ad ammirare il tutto per un tempo indefinito perdendoci nei nostri pensieri.

La situazione è “totale”, la neve sembra essere perfetta, è perfetta, siamo in armonia con l’ambiente. Mentre parliamo e scattiamo foto qualche barbula nuvolosa inizia a formarsi sotto di noi e decidiamo di velocizzare il tutto onde evitare che le nubi chiudano, o scendiamo ora o la situazione potrebbe compromettersi. Spelliamo velocemente, io monto la splitboard e mentre mi sto agganciando gli attacchi Andrea si è già fiondato nella direzione della discesa. Vira verso destra per immettersi su pendii più ripidi ma, con sua sorpresa e anche mia, la neve alla prima curva in quel punto sembra essere parecchio dura, ci viene il dubbio che tutta la discesa da quel versante sia così, possibile? Sarebbe molto rischioso affrontarla in quelle condizioni. Prendo la picca e la tengo in mano, comincio a scendere con la tavola nella sua direzione e lui spostandosi in avanti finalmente ritrova neve fresca, era solamente un punto in cui il vento aveva lavorato ma meglio non abbassare la guardia. Traversiamo verso destra in direzione della cresta nord-ovest e la neve è perfetta, polvere magica per le nostre solette. Andrea arriva al canaletto poco marcato che immette sui pendii sottostanti, c’è ad occhio e croce un metro di neve con una pendenza di 45° per un breve tratto, la neve è tanta e indugiamo un attimo sul da farsi.

Andrea metodico e prudente come al solito batte un po’ gli sci per vedere bene o male l’assestamento della neve, poi si decide, partiamo uno per volta, parte lui con la prima curva, dopo pochi secondi la seconda curva, io lo guardo e non vedo l’ora che tocchi a me. Andrea concatena diverse curve fino a scendere un centinaio di metri più in basso, si sposta sulla sinistra e mi fa cenno di andare. Sono emozionato, sembra di volare con il panorama che spazia tutta la costa tirrenica, comincio a scendere con la cresta nord-ovest in vista, affilata come una lama, è bellissimo. La qualità della neve è eccellente, non si potrebbe chiedere di più. Non penso a niente, davanti a me e nella mia testa solo quella piccola grande discesa sognata per anni. Ci ritroviamo 100 metri sotto il punto di partenza e Andrea subito esaltato continua nella discesa facendo curve in una polvere da Canada Apuano! Piano piano scendiamo fino ai pendii che collegano a Grotta all’Onda ritrovando le nostre tracce di salita, ci congratuliamo, la discesa è stata fantastica. Siamo sbalorditi dalle condizioni, anche la lunghezza della discesa è di tutto rispetto e restiamo veramente soddisfatti e divertiti come bambini. Niente di estremo, una bella discesa comunque con una discreta pendenza sempre costante in un ambiente insolito e unico che, come ogni ambiente montano, merita rispetto. Soprattutto una linea guardata dal basso per anni con la consapevolezza di sapere che trovarla in condizioni era una cosa più unica che rara. Ma poi in che condizioni l’abbiamo trovata, condizioni perfette!

Ci togliamo i “legni dai piedi” e mangiamo qualcosa, Andrea scalpita e subito propone di ripellare e tornare in vetta per ripetere la discesa appena fatta. È un motore, inarrestabile, io sono un po’ stanco ma come dirgli di no… Riassettiamo tutto, ripelliamo e via di nuovo in salita su traccia già battuta. La meteo nel frattempo però sta cambiando e a tratti ci troviamo tra nubi che vanno e vengono. Arrivati sulla cresta sud abbiamo qualche dubbio se proseguire per la cima ma poi la visibilità si fa di nuovo ottima e allora via di corsa verso la vetta. Arrivati sulla cima purtroppo per paura che la meteo peggiori ci buttiamo come prima in tutta furia di nuovo dalla croce sui ripidi pendii sottostanti del versante sud-ovest, questa volta tenendoci ancora più a destra scendendo verso la cresta nord-ovest. La neve è buona ma non è più come prima, la perfezione è unica e una sola ora e mezza di differenza ha fatto sì che la consistenza della neve non fosse più esaltante come la prima volta. Ma non ci lamentiamo, scendiamo lungo i pendii ancora una volta fino alle tracce di salita e restiamo un attimo ammutoliti ed estasiati ad ammirare la discesa. Sciamo praticamente fino quasi alla macchina tra sentieri innevati e boschi fatati ammantati di bianco, la soddisfazione è tanta. Il Monte Matanna un piccolo grande monte che oggi ci ha concesso una rara discesa, siamo stati bravi ma anche molto fortunati a scendere a un orario perfetto. Per noi “piccoli grandi” amanti della neve e delle nostre Apuane una “piccola, grande e insolita discesa”.

 

Roberto Maggi, Andrea Gelfì
Si ringrazia E9
Condividi: