PNALM E DIVIETI - Up-Climbing

PNALM E DIVIETI

Alpinismo, scialpinismo e limitazioni nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) ha emanato, nel mese di agosto 2020, un regolamento che limita la fruizione turistica dei sentieri compresi nel suo territorio. In base al regolamento (vedere questo link: www.parcoabruzzo.it), in buona parte del territorio del parco “Sono consentite solo ed esclusivamente passeggiate/escursioni a piedi lungo gli itinerari individuati nella Carta Turistico – Escursionistica del Parco e contrassegnati con la segnaletica bianca e rossa”.

È sempre vietato abbandonare i tracciati segnalati: di conseguenza gran parte degli itinerari di alpinismo e scialpinismo non sono più percorribili perché si svolgono quasi sempre – almeno in parte – fuori dai sentieri, oppure sono inaccessibili (avvicinamenti fuori sentiero).

Ne parliamo con Cristiano Iurisci, autore di GHIACCIO D’APPENNINO (www.versantesud.it) e SKIALP tra Majella e Parco Nazionale Abruzzo-Lazio-Molise (www.versantesud.it).

Cristiano, tu conosci bene il territorio del PNALM e lo hai frequentato sia per l’alpinismo che per lo scialpinismo. Ora non è più possibile? Si rischia davvero la multa?

M. Godi, scialpinistica non più percorribile. Foto C. Iurisci

Si, si rischia concretamente la multa. Nel Parco Nazionale Abruzzo Lazio e Molise c’è una presenza fortissima di controllori. I vincoli e divieti ci sono, sono molti, e la probabilità di un controllo è elevata.

Le aree oggetto di limitazioni sono molto estese e, soprattutto, comprendono itinerari classici?

Ci sono limitazioni in tutto il territorio del parco. È impossibile raggiungere molte delle cime comprese nell’area del parco, come anche molte delle valli e vallette prative dove si effettuava sci-escursionismo o scialpinismo. Queste attività sono praticabili solo su alcuni sentieri “ufficiali” indicati dal PNALM, ma tali sentieri escludono buona parte degli itinerari considerati classici in quanto descritti sia nelle guide 1985 (TCI) che nelle prime guide anni ’80, poi ulteriormente citati in specifiche guide che riguardano le singole discipline come quella del 2006 (di scialpinismo) e del 2012 (di alpinismo).

Quanta strada deve fare ora un appassionato di alpinismo e scialpinismo residente nelle aree limitrofe al PNALM per praticare queste attività liberamente? Esistono alternative vicino a casa?

M. Metuccia, altra scialpinistica non consentita. Foto C. Iurisci

Per chi abita nei paesi del PNALM bisogna limitarsi agli itinerari consentiti che ricalcano i sentieri estivi. Lo scialpinismo è quasi del tutto vietato e l’alpinismo completamente vietato. Per cui i chilometri da fare per praticare queste due discipline sono davvero molti. Il problema è esteso a molti abitanti del Lazio, specie del Frusinate, e a tutti quelli che vengono da Roma Sud, che frequentavano abitualmente il versante laziale del parco come le Mainarde. Anche per i campani, da Caserta a Napoli si va abitualmente al PNALM. Gli abruzzesi sentono un poco meno il problema perché hanno alcune alternative, specie per lo scialpinismo, mentre per quanto riguarda l’alpinismo invernale il problema interessa quasi tutti il Centro Italia in quanto il ghiaccio che si forma sulle pareti del PNALM ha pochi eguali in Appennino e soprattutto raramente presenta elevati pericoli oggettivi come sulle montagne limitrofe (Majella, Gran Sasso, Velino, Sirente e Sibillini). In ogni caso, le alternative ci sono per adesso, perché in assenza di una riflessione istituzionale, la tendenza potrebbe essere quella di estendere le limitazioni istituite dall’Ente PNALM anche negli altri Parchi e Riserve appenninici. A quel punto non vi sarebbero alternative per nessuno.

Siamo abituati ad alcuni divieti e limitazioni per la protezione della fauna nei parchi naturali: un esempio è l’ormai ricorrente “chiusura” di alcune aree della Valnontey (Parco Nazionale Gran Paradiso), con conseguente divieto d’accesso ad alcune cascate di ghiaccio, a favore della tranquillità del gipeto in fase di nidificazione. Normalmente questi divieti sono circoscritti nello spazio e/o nel tempo, in modo da promuovere la protezione dell’ambiente senza precluderne completamente la fruizione alle persone. Il regolamento del PNALM si differenzia per la sua severità. Cosa è stato tentato per aprire un dialogo?

Monte a Mare, vie rese inaccessibili dai divieti. Foto C. Iurisci

Non c’è mai stato dialogo. Fino a due anni fa c’era tolleranza in quanto alpinisti e scialpinisti non rappresentano che una minima parte dei frequentatori della montagna invernale, ma dopo le multe ricevute nel 2022 le cose sono cambiate. Si è provato un dialogo ma senza risposte. Per cui ho fondato insieme ad alcuni amici appassionati di montagna l’associazione ATES (Associazione Tutela Escursionisti e Scialpinisti) proprio per segnalare i problemi e iniziare ad avviare un costruttivo dialogo con il Parco. Abbiamo proposto di integrare la rete sentieristica dell’Ente con una serie di itinerari di escursionismo, alpinismo e scialpinismo, da valutare uno per uno con i tecnici dell’Ente. Purtroppo non abbiamo avuto nessuna risposta, chiusura totale.

 

 

Chi pratica alpinismo e scialpinismo di solito afferma di amare la natura in cui si muove. Quindi, in teoria, dovrebbe rispettare serenamente le limitazioni imposte a favore della protezione dell’ambiente stesso. Ma non sarebbe possibile, oltre che proteggere, anche vivere questo ambiente, trovando un compromesso almeno per le attività con un minore impatto?

Noi appassionati di montagna e foreste siamo stati da sempre autentici ambientalisti e da sempre considerati tali anche dagli enti stessi, abbiamo pensato sempre di difendere la natura dagli attacchi delle speculazioni (impianti, strade parcheggi, funivie, hotel, infrastrutture invasive ecc.) e creduto in attività meno impattanti come l’escursionismo, l’alpinismo e lo scialpinismo perché certi che fossero più compatibili con la natura. Abbiamo sempre creduto fossero in totalmente in sintonia con la protezione della natura. Soprattutto perché sono attività spesso faticose e quindi solo raramente e occasionalmente di massa, quindi per forza di cose hanno un basso impatto. È altresì ovvio che se in un parco naturale vengono costruite strade, rifugi in ogni dove, impianti a fune, ferrate, queste medesime attività potrebbero divenire di massa e quindi avere un impatto importante sull’ecosistema. Ma a oggi la situazione nel PNALM non è tale (almeno in inverno) da avere un pericolo di sovraffollamento. Eppure sono stato multato per aver scalato in inverno pareti che hanno un avvicinamento che supera abbondantemente le tre ore e che si svolge a poche centinaia di metri in linea d’aria da un sentiero cosiddetto ufficiale. Credo che le pochissime cordate a inverno che scelgono tali pareti non possano minimamente minare gli equilibri della natura. E se si ritiene che, in certi periodi, i frequentatori siano troppi, si potrebbe pensare a un numero chiuso, da decidere assieme ai tecnici dell’Ente. Riguardo agli itinerari di scialpinismo si potrebbe pensare di ridurre il periodo di frequentazione in base a eventuali precise esigenze faunistiche. Purtroppo non abbiamo trovato da parte dell’Ente Parco la necessaria attenzione, tutte le nostre richieste sono state considerate alla stregua di capricci o vizi a uso dell’ego personale. Rileviamo inoltre forti incoerenze tra vincoli e divieti per queste attività che, come già detto, sono relativamente a basso impatto, e le autorizzazioni e tolleranze per altre attività estremamente più impattanti sugli ecosistemi.

L’idea dell’ATES è di trovare un compromesso di interessi tra le parti. Se diamo per scontato che l’uomo (in quanto tale) sia in grado di disturbare qualsiasi ecosistema è logico vietare che esso invada nuovi ecosistemi in equilibrio, ma questo non sembra essere il caso del PNALM dove l’uomo è presente da quasi 2000 anni. La sua presenza è tangibile in ogni luogo del parco. Inoltre tale area è circondata da grandi città come Roma, Napoli, Pescara, e non si può pensare di eliminare del tutto la presenza umana, è possibile solo regolamentarla. Se lo scopo di tale regolamento è di salvaguardare la natura e la biodiversità, si dovrebbe agire sulle attività umane che hanno un impatto più negativo su tali elementi. Siamo consci che anche le attività outdoor hanno un impatto e quindi riteniamo sia giusto agire in tal senso, ma bisognerebbe operare distinzioni tra le varie attività e il relativo impatto. Per esempio se si crede che l’alpinismo invernale abbia un impatto forte si potrebbe obbligare a un solo sentiero di accesso e di rientro in modo da avere un disturbo minimo, oppure istituire un numero chiuso per un dato periodo dell’anno. Noi siamo aperti alle soluzioni. Ma il divieto totale, a nostro avviso, non è una soluzione. Il Ministero Ambiente inoltre dovrebbe fare un’opera di controllo e omogeneizzazione dei regolamenti degli Enti Parco e Riserve, per situazioni con forti analogie. Non è possibile che uno scialpinista o alpinista romano o milanese o napoletano, se va in un parco, possa svolgere tranquillamente alcune attività che, in un altro parco, lo rendono perseguibile quasi come se fosse un criminale.

Itinerari invernali al Monte Meta, attualmente inaccessibili a causa dei divieti. Foto C. Iurisci

 

MR. Immagini di Cristiano Iurisci. In copertina: su “Tramonto Oltre Cornice” al Monte a Mare, foto C. Iurisci.

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