WMTRC – CLASSIC - Up-Climbing

WMTRC – CLASSIC

Oro per USA e Uganda nell’ultima prova dei Campionati Mondiali di corsa in montagna e trail

Innsbruck, 10 giugno 2023: la Classic Mountain Race ha calato il sipario sui Campionati Mondiali di corsa in montagna e trail – WMTRC.

L’ultimo giorno di campionato è stato mozzafiato. La prova di corsa in montagna classica è iniziata e si è conclusa a Innsbruck in una giornata calda, con una temperatura di 22 gradi nel centro della città. Il percorso, costituito da un doppio giro ad anello per un totale di 15 km con 751 m di dislivello, ha portato i corridori attraverso l’Inn sulla Europaratsallee e sui sentieri della Nordkette, salendo ripidamente fino a Gramartboden, quindi attraversando la foresta per raggiungere la cima a 937 m. Poi è seguita una lunga discesa su ripidi sentieri ricoperti di radici, quindi un duro sentiero di ritorno in città, passando per la famosa Höttinger Gasse fino al centro storico. L’ultimo tratto pianeggiante su strada ha offerto una buona occasione per entusiasmanti finali in volata.

La gara maschile

Patrick Kipngeno (KEN), già vincitore della gara vertical, ha tentato una doppietta. Ma all’inizio è stato Isaac Mande Kibet (UGA) a dominare la corsa. Inizialmente è stato seguito da Liam Meirow (USA) e tutto il gruppo in testa è rimasto molto ravvicinato, con Ombago Kiriago Philemon (KEN) e Filimon Abraham (GER) davanti agli altri. All’inizio della salita, attraverso i boschi, c’era uno stretto singletrack che offriva poche opportunità di sorpasso, ma una volta iniziata la prima delle due lunghe discese verso la città, c’è stato un grande stravolgimento.

Al punto 5k è stato Abraham a sbucare per primo in città, seguito molto da vicino da Philemon e Cherop, tutti e tre di corsa come su una prova veloce su strada.

Il secondo giro è stato quasi una gara diversa dal primo giro. Il formato a due giri, combinato con le diverse competenze degli atleti in salita e in discesa, ha fatto sì che nessuno potesse dare nulla per scontato.

Abraham e Philemon si sono piazzati di nuovo in testa salendo a un ritmo incredibile, con il comando che passava di mano più volte. Philemon si è allontanato una volta raggiunto il traverso in cima alla salita, ma Abraham e Leonard Chemutai (UGA) lo stavano ancora inseguendo agguerriti, con un gruppo di corridori leggermente più indietro, che includeva Kipngeno e Cesare Maestri (ITA).

Philemon aveva ancora un piccolo vantaggio su Chemutai all’inizio dell’ultima lunga discesa verso la città. Ma agli ultimi chilometri Chemutai ha fatto la sua mossa e ha cercato e ottenuto un distacco nella sezione finale della discesa. È riuscito a mantenerlo e a conquistare la vittoria, diventando campione del mondo in 56.14. Philemon ha ottenuto il secondo posto in 56.22 e Abraham ha preso il bronzo in 56.27.

Leonard Chemutai. Foto Marco Gulberti

Top 5 uomini

  1. Leonard Chemutai (UGA) 56.14
  2. Ombogo Kiriago Philemon (KEN) 56.22
  3. Filimon Abraham (GER) 56.27
  4. Eliud Cherop (UGA) 57.26
  5. Patrick Kipngeno (KEN) 57.27

 

Squadre uomini

  1. Kenya (15 pt)
  2. Italia (30 pt)
  3. Spagna (43 pt)

 

Foto Marco Gulberti

La gara femminile

Faceva ancora più caldo alla partenza della prova femminile, ma Grayson Murphy (USA) ha condotto la gara con grande calma e compostezza. Un piccolo gruppo, composto da Monica Madalina Florea (ROU), Valentine Jepkoech Rutto (KEN) e Joyce Muthoni (KEN), si è rapidamente formato dietro di lei sulla prima salita. Sembrava che Murphy stesse conquistando progressivamente un piccolo distacco mentre si dirigevano verso il singletrack alberato.

Una volta effettuato il primo passaggio dalla salita alla discesa nel primo giro, Murphy aveva ancora un piccolo vantaggio. Ma Tove Alexandersson (SWE), la pluricampionessa del mondo di orienteering, stava recuperando terreno in discesa ed già in seconda. Rutto, Philaries Jeruto Kisang (KEN) e Muthoni guidavano l’inseguimento, seguiti da Annet Chemengich Chelangat (UGA) e Florea.

Alexandersson ha quindi accelerato sull’ultimo tratto di discesa, prima della fine del primo giro, e ha sorpassato Murphy. A questo punto Muthoni era terza a 18 secondi da Murphy.

Così come nella gara maschile, il secondo giro è servito quasi da reset, con molti cambi di posizione. Alexandersson ha continuato a staccarsi nel tratto di strada che attraversava la città, ma nel momento in cui la strada ha ripreso a salire, Murphy l’ha rapidamente raggiunta e superata. Murphy aveva bisogno di acquisire un grande vantaggio, dato che sapeva quale pericolo rappresenta Alexandersson in discesa. Murphy ha mantenuto il suo ritmo regolare in salita, sembrando ancora molto calma.

Una volta che Murphy ha raggiunto il breve tratto di strada verso la cima della salita, ha immediatamente accelerato il ritmo. A questo punto Alexandersson era indietro di 25 secondi, con Chelangat 20 secondi dietro di lei. Al primo giro questo non si era rivelato un ostacolo per Alexandersson. Sarebbe tornata di nuovo da Murphy in discesa?

Al punto 10,5 km Murphy aveva un vantaggio di 50 secondi su Alexandersson e quest’ultima era in testa a testa con Chelangat.

Alla fine Murphy non si è arresa e ha mantenuto il suo vantaggio per diventare campionessa del mondo in 1.04.29. Alexandersson ha conquistato l’argento in 1.05.26. Chelangat ha avuto qualche problema in discesa, forse a causa del caldo, quindi è stata Muthoni a conquistare il bronzo in 1.06.40.

Partenza donne. Foto Marco Gulberti

Top 5 donne

  1. Grayson Murphy (USA) 1.04.29
  2. Tove Alexandersson (SWE) 1.05.26
  3. Joyce Muthoni (KEN) 1.06.40
  4. Valentine Jepkoech Rutto (KEN) 1.06.56
  5. Domenika Mayer (GER) 1.07.09

 

Squadre donne

  1. Kenya (14 pt)
  2. Gran Bretagna (43 pt)
  3. Francia (46 pt)

 

La gara femminile ha calato il sipario su un Mondiale indimenticabile. Il caldo ha chiaramente fatto la sua parte, con diversi atleti che hanno avuto bisogno di cure mediche al traguardo, ma il percorso ha offerto quattro gare incredibilmente emozionanti, con le prime posizioni in costante e imprevedibile cambiamento.

MR da comunicato WMRA. In copertina: Grayson Murphy (foto Marco Gulberti)

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