RYU-SHIN, 1000 m, 8b, R, A2+ - Up-Climbing

RYU-SHIN, 1000 m, 8b, R, A2+

Nuova via sulla spettacolare Mirror Wall (Groenlandia)

Sean Villanueva O’Driscoll, Sean Warren, Pete Whittaker e Julia Cassou hanno aperto Ryu-Shin, una nuova linea sulla Mirror Wall in Groenlandia.

La spettacolare parete lungo la quale si svolge la nuova via porta bene il suo nome e appare liscia come uno specchio. Per raggiungerla ed esplorarla, i quattro si sono impegnati in una spedizione di 43 giorni totali, dal 29 luglio al 9 settembre.

“Topo”, pagina 1

«”Ehi, tornerò sulla Mirror Wall in estate, c’è una linea assolutamente fantastica, fammi sapere se sei motivato a unirti a noi”, erano le parole del messaggio di Sean nella mia casella di posta. Dopo aver interrogato Sean in modo approfondito sul suo tentativo del 2023 – le sue risposte spesso del tipo “Non sono sicuro al 100% che andrà, ma sono abbastanza curioso da tornarci e dargli un’altra occhiata” – ho colto al volo l’occasione», racconta Pete Whittaker.

«Due settimane prima di partire per la Groenlandia, l’amico e membro della spedizione Keita Kurakami è morto, il che ha creato un grande punto interrogativo, “Possiamo comunque andare?” e “Dovremmo comunque andare?”, così vicino alla data di partenza. Il membro del team Takemi Suzuki (amico intimo di Keita) ha comprensibilmente deciso di rimanere in Giappone con la famiglia e gli amici. Nonostante il duro colpo alla nostra squadra, ci siamo riorganizzati e quattro di noi si sono ritrovati alla base della parete un mese dopo (due settimane di preparazione finale, cinque giorni di navigazione e sette giorni di trasporto di carichi da 30 kg). Il team era composto da me (Pete Whittaker), Sean Villanueva O’Driscoll, l’esperto di artificiale su El Cap Sean Warren (Regno Unito) e la talentuosa scalatrice e fotografa francese Julia Cassou».

I quattro hanno deciso di seguire la stessa linea tentata da Sean nella sua spedizione del 2023, rispettando lo stesso stile: apertura dal basso con il minor numero possibile di spit, con l’obiettivo di scalare in libera o con passi di artificiale impegnativa tra ogni protezione fissa piantata nelle zone più compatte.

“Topo”, pagina 2

Dopo sei giorni in parete, lottando contro il maltempo, i quattro sono arrivati al punto più alto raggiunto da Sean durante il tentativo dell’anno precedente. Pete continua il suo racconto:

«Il punto più alto dell’anno scorso è arrivato e se n’è andato senza troppi drammi, e Sean ha superato al primo tentativo il passaggio che lo aveva a messo in difficoltà per due giorni nel 2023. Tuttavia sui tiri successivi, su terreno sconosciuto e senza fessure, siamo andati più lenti. Sean Warren ha dato prova della sua abilità in artificiale su scaglie scricchiolanti, per raggiungere quello che, osservandolo dal basso, speravamo tutti fosse… una fessura e uno dei migliori tiri liberi della scalata».

«Il sistema di fessure che abbiamo raggiunto (e che continuava fino alla cima) non era facile da superare e imponeva una serie completa di tecniche per scalare in libera con successo».

«Nella nostra salita verso la vetta abbiamo scalato con uno standard di 7b+/R/A2+ (che è il grado obbligatorio per la salita), con 16 dei 25 tiri completamente in libera. In fase di discesa abbiamo trascorso un’altra settimana in parete e liberato altri 6 tiri fino a 8b, con molte altre sezioni di arrampicata classificate R. Tre tiri sono ancora da liberare».

«Certamente sono contento di aver raggiunto la vetta, ma soprattutto sono molto soddisfatto di aver tracciato la nostra strada in un ambiente del genere, in sicurezza, facendo anche qualche bella risata», conclude Pete.

Nonostante la soddisfazione per l’obiettivo raggiunto e il buonumore generale, il team non ha dimenticato Keita Kurakami, l’amico scomparso, al quale è dedicata la via: «Keita aveva un nome da suonatore di flauto Shakuhachi: “龍心 (Ryu-shin)”, che si traduce in “Cuore del drago”. Questa scalata è dedicata alla sua memoria».

Il team e la parete sullo sfondo. Foto Julia Cassou

In copertina: foto Julia Cassou

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