26 Set JACOPO LARCHER E BARBARA ZANGERL RIPETONO WOGÜ IN RÄTIKON
Libera integrale al primo tentativo per entrambi sull’iconica multipitch di Beat Kammerlander
Jacopo Larcher e Barbara Zangerl hanno realizzato la salita in libera, a breve distanza l’uno dall’altra, di WoGü (8c, 270 m).
Questa leggendaria via a più tiri di Beat Kammerlander si trova sulla VII Kirchlispitze, nel Rätikon svizzero, e si sviluppa su nove lunghezze, la più difficile delle quali è gradata 8c.
Larcher ha completato la via il 22 agosto e Zangerl il giorno dopo, il 23 agosto. Entrambi sono riusciti a salire in libera integrale al primo tentativo, dopo diverse sessioni distribuite nell’arco di un mese.
I loro nomi si aggiungono a un elenco estremamente ristretto di climber che hanno scalato WoGü in libera: Adam Ondra (2008), Edu Marín (2016), Roland Hemetzberger (2017), Cédric Lachat (2020), Louna Ladevant (2023). Quella di Zangerl rappresenta, inoltre, la prima salita femminile in libera dell’intera via.
Per Larcher e Zangerl la decisione di tentare WoGü è nata quasi spontaneamente, al termine di un periodo già ricco di successi nel Rätikon. Dopo la loro recente ripetizione di Déjà, avevano ancora un deposito di attrezzatura alla base della parete e, dopo settimane trascorse sul calcare tecnico del Rätikon, entrambi avevano acquisito grande confidenza con quel particolare stile di arrampicata.
Jacopo Larcher racconta così la via:
«Anche se, sulla carta, è più facile di Déjà, WoGü è molto più continua e ricca di tiri duri, caratterizzati da passaggi in stile boulder. Non dimentichiamo che è una via di Beat Kammerlander, il che significa che ci saranno lunghi runout e che arrivare in cima al primo tentativo, probabilmente, non sarà facile! Ma forse è proprio questo a rendere queste vie così affascinanti per noi. Sono sempre un’avventura!
Abbiamo iniziato a lavorarci l’ultima settimana di luglio e abbiamo capito subito che la sfida principale sarebbe stata concatenare tutti quei tiri difficili in un’unica giornata. Non ci è voluto molto per risolvere i singoli tiri, ma non c’è davvero margine di errore se si vuole chiudere l’intera via in giornata.
I tiri offrono un mix fantastico e sono tutti completamente diversi tra loro; è proprio questo a rendere la via così interessante.
Il primo tiro di grado 8c è lungo 45 metri. Dopo una lunga sezione di 8a, con qualche punto di riposo e un lungo tratto obbligatorio, c’è un passaggio boulder molto duro proprio prima della sosta.
Essendo un po’ più alto, ho trovato una sequenza di movimenti davvero valida e non troppo traumatica, quindi non ero eccessivamente preoccupato. Barbara ha dovuto dedicarci più tempo, non riuscendo ad arrivare alla stessa presa, ma alla fine ha trovato una soluzione adatta a lei, muovendosi con grande sicurezza.
Il tiro che ha richiesto più tempo ed energie è stato probabilmente il brevissimo 8b+. Si tratta di una lunghezza di 12 metri verticale – a tratti anche meno che verticale – con prese e appoggi estremamente piccoli. Ci è voluto un po’ per capire la sequenza giusta e la scalata dava sempre una sensazione di grande precarietà: un piccolo errore ed eri giù dalla parete.
Anche il tiro successivo, il famigerato “Badewanne” (Vasca da bagno), è stato impegnativo. Chapeau, Beat, per averlo aperto con uno stile fantastico! La prima sezione è davvero insidiosa e difficile da decifrare. Non si può certo procedere semplicemente tirandosi su da uno spit all’altro e la caduta dà una sensazione strana, dato che sotto c’è una placca.
Dopo una breve pausa, c’è una sezione molto “crimpy”, su appigli estremamente affilati, come lame di rasoio. È stata dura per me in quel punto! Questo tiro, insieme a quello precedente, ha rappresentato per me la sfida più grande dell’intera via.
Il successivo 8b+ è probabilmente il tiro più bello della via e ricorda molto l’arrampicata sportiva, solo con distanze maggiori tra le protezioni. È leggermente più ripido e oppone tre sezioni difficili, separate da ottimi punti di riposo. Roccia e movimenti a cinque stelle!
Gli ultimi due tiri sono più facili ma comunque impegnativi, specialmente l’ultimo tratto dell’ultima lunghezza, quando la roccia è umida».
Dopo aver entrambi salito da primi tutti i singoli tiri, Jacopo e Barbara si sentivano pronti per provare la salita in libera completa. Il piano era di realizzare due salite, durante le quali ciascuno dei due avrebbe scalato interamente da primo di cordata.
Dato che, nella recente ripetizione di Dejà, era stata Barbara a partire per prima, questa volta era il “turno” di Jacopo. Così, il 22 agosto, la coppia ha affrontato la parete, con Jacopo sempre in testa. La scalata è andata bene, nonostante la pioggia notturna avesse bagnato la parete: «Che giornata! Fino a mezzogiorno non eravamo nemmeno sicuri di riuscire ad arrampicare, e ora mi ritrovavo in cima dopo aver salito una delle vie a più tiri più iconiche delle Alpi!», commenta Jacopo.

Il giorno dopo, 23 agosto, i due sono tornati sulla via, questa volta con Barbara a condurre la cordata. La parete era ancora un po’ umida, quindi sempre molto delicata, ma Barbara è riuscita comunque a chiudere i tiri difficili al primo tentativo.
«È stato fantastico vederla arrampicare con tale sicurezza e maestria per tutta la giornata», commenta Jacopo. «Ritrovarci insieme in cima alla via per il secondo giorno consecutivo, dopo averla completata entrambi, è sembrato quasi irreale. Sapevamo di potercela fare, ma non ci aspettavamo di riuscirci entrambe una dopo l’altra, e per di più al primo tentativo di libera completa!».
Questo successo ha coronato un’estate intensa per Larcher e Zangerl, in un massiccio montuoso che è divenuto uno dei luoghi più significativi della carriera alpinistica di entrambi. Il Rätikon richiede esperienza e adattamento ai suoi movimenti tecnici, alla roccia calcarea esigente e alle protezioni spesso distanti e aleatorie. È proprio questa combinazione, tuttavia, a far tornare sempre qui la coppia di fortissimi climber. Con WoGü – una via che ammiravano da anni – i due hanno trovato la conclusione ideale per la propria stagione: un progetto intriso di storia dell’arrampicata, tanto impegnativo da richiedere diverse sessioni distribuite nell’arco di un mese e infine completato insieme in due giorni consecutivi.
«Che fine settimana perfetto, e che modo ideale per chiudere la nostra stagione al Rätikon quest’anno. Un grande ringraziamento a tutti coloro che ci hanno aiutati quest’estate, in particolare a chi si è preso cura del nostro cane Olli mentre eravamo in parete. Senza di voi non sarebbe stato possibile!», ha aggiunto Larcher.
La coppia ha voluto rendere omaggio anche all’autore della via: «Massimo rispetto per Beat, che all’epoca ha tracciato una linea simile. Sei una leggenda e una grande fonte di ispirazione».
Tutte le immagini: Jonathan Faeth / Timeline Production (@timeline_production)

