06 Nov BAHAI JAR (6.142 M), CHENAB VALLEY
Il team composto da Stephan Siegrist, Filippo Sala, Benjamin Bosshard e Christoph Detschmann completa la prima della cresta nord-ovest del Bahai Jar (6.142 m), chiudendo un progetto nato nel 2018.
Un’idea nata nel 2018 e rimasta in sospeso per otto anni si è finalmente concretizzata per gli alpinisti nella Chenab Valley, nello stato dell’Himachal Pradesh in India. L’alpinista svizzero Stephan Siegrist, insieme a Filippo Sala, Benjamin Bosshard e al fotografo Christoph Detschmann, ha firmato una riuscita spedizione di squadra sul Bahai Jar (6.142 m). Tra il 4 e il 6 ottobre gli alpinisti hanno affrontato i circa 1.080 metri di dislivello della cresta nord-ovest, completando l’ascesa a soli sei giorni dal loro arrivo al campo base e poco prima che una forte tempesta chiudesse definitivamente la stagione.
Questo risultato si è sbloccato a partire dal 3 ottobre, quando i membri del team hanno lasciato il campo base carichi di zaini e incertezze. La situazione era acutizzata dal fatto che per Filippo Sala e Benjamin Bosshard si trattava della prima esperienza oltre i 6.000 metri, con il timore di tutto il gruppo di dover gestire un’eventuale mal di montagna o un ritiro da un terreno complesso. Tale timore si è confermato fin dalla prima notte a 4.900 metri, dove Sala ha accusato un forte mal di testa, portando la squadra quasi ad abbandonare le speranze di vetta.

Vetta, fonte: Filippo Sala
Finché, paradossalmente, la consapevolezza di non avere chance contro l’imminente tempesta stagionale ha sciolto la pressione all’interno del gruppo, trasformando l’obiettivo comune in una semplice salita per acclimatarsi. Durante la progressione è emersa la grave mancanza del fornello da campo, un problema brillantemente risolto dal fotografo Christoph Detschmann, che ha recapitato il pezzo mancante ai compagni utilizzando un drone. Questo intervento provvidenziale ha permesso agli alpinisti di superare la seconda notte a 5.250 metri con condizioni fisiche in netto miglioramento e di spingersi insieme ad affrontare la cresta nord-ovest, ovvero la sezione più tecnica e complessa dell’itinerario.

Bivacco, fonte: Filippo Sala
La vera prova del nove per tutta la squadra si è rivelata la terza notte a 5.700 metri, trascorsa in tenda tra la stanchezza e un aggiornamento del bollettino meteo che anticipava la tempesta al giorno seguente, rendendo l’ipotesi della ritirata concreta. Questa difficoltà è stata superata dal team rimettendosi in marcia alle 4:00 del mattino per sfruttare le ultime ore di bel tempo e toccare la vetta del Bahai Jar alle ore 7:44.
È seguita una rapida discesa lungo la via giapponese, tracciata nel 1985 da una spedizione femminile, e un rientro di tutti al campo base sotto un cielo coperto e con le prime nevicate. Gli alpinisti hanno così coronato un’avventura vissuta non per le difficoltà estreme, ma come un momento raro di perfetta armonia in cui meteo, fortuna e condizioni si sono incastrati al posto giusto, sancendo per Siegrist e per l’intero team la chiusura di un cerchio iniziato anni prima con Jonas Schild, a dimostrazione che alcuni progetti alpinistici hanno solo bisogno del giusto tempo per essere compiuti insieme.
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Foto di anteprima: il team sul Bahai Jar, fonte: Filippo Sala

