12 Giu Arrampicare in Val Mora (Livigno)
Tra Valtellina ed Engadina. Arrampicare sul calcare della Val Mora (Livigno)
di Martino Quintavalla
La prima volta che mia sorella Margherita ed io andammo in val Mora fu nel 2006 per una gita in mountain bike con la nostra famiglia.
Trovandoci in un luogo così bello non potemmo fare a meno di guardarci intorno alla ricerca di nuove pareti. Avevamo 14 e 18 anni ed eravamo presi dalla febbre dell’arrampicata in seguito a un periodo di continue scalate e qualche apertura, soprattutto sulle pareti intorno a casa nostra. Sapevamo che in quella bellissima valle a cavallo tra alta Valtellina ed Engadina era già stata aperta una via da Paolo Vitali e Sonja Brambati poco tempo prima e che, molto probabilmente, la migliore roccia era già stata individuata. Proprio per questo, fummo molto sorpresi quando vedemmo una parete di calcare grigio compattissimo, apparentemente intatta.
Qualche giorno dopo colti dall’entusiasmo partimmo in bicicletta alla volta della parete, armati di tutto punto e piegati dal peso degli zaini e, individuata una possibile traccia, cominciammo uno di quegli interminabili avvicinamenti tra indomabili pini mughi e ghiaioni scivolosi che chi ha scalato da queste parti ben conosce. Giunti alla base Margherita era stremata. Era ancora presto e l’aria era gelida. Il sole non sarebbe arrivato che nel pomeriggio sulla parete esposta a nord-ovest. Ci ristorammo alla meno peggio mangiando le solite barrette ai cereali che in quei momenti sembrano una manna dal cielo mentre a casa fanno venire la nausea e, trovato quello che sembrava un buon punto di attacco, cominciammo la salita. In tutta la giornata riuscimmo a completare solo i primi due tiri che portano fino a una bellissima cengia alberata. La parete sopra di noi si ergeva in tutta la sua bellezza: rigole, buchetti, concrezioni… non ci sembrava vero di aver scoperto “La Roccia” in un posto altrimenti rinomato per le sue pareti di calcare marcio e pericoloso! Troppo stanchi per continuare, ci calammo e tornammo a casa felici perché la parte più bella della parete era lì ad attenderci.
Dopo una settimana di pioggia tornammo e aprimmo lo zaino che avevamo lasciato nascosto in una grotta. Ridemmo del nostro stesso disgusto per la corda che, da gialla, era diventata verde e puzzava di muffa in modo insopportabile (in seguito si sarebbe seccata e irrigidita come una statica), ma dopo qualche attimo all’aria ci fu possibile riprenderla in mano e tornare a scalare. Quel giorno riuscimmo a finire la via con due tiri mozzafiato. Roccia stupenda, arrampicata in placca appoggiata e chiodatura vertiginosa. Nonché un gran freddo, soprattutto per Marghe che mi assicurava pazientemente mentre lottavo sull’ultimo tiro tirando su trapano e batterie.
Dicemmo subito a tutti gli scalatori che conoscevamo che avevamo aperto quella che forse era una delle vie più belle della zona, “è come in Wenden” dicevamo, anche se in Wenden in verità non eravamo mai stati. Battezzammo la via: “gli svizzeri di quà”: un gioco di parole che ci faceva ridere, essendo proprio in Svizzera. Spero che nessuno si offenda per questo.
Tornai a ripetere la via con vari amici e ogni volta mi stupivo per aver messo gli spit così lontani, rendendo il grado della via veramente obbligatorio. Tuttavia sul concetto del “veramente obbligatorio” abbiamo sempre fondato la nostra etica. Quando si scala bene, si è pervasi da una bellissima sensazione: i pensieri corrono liberi mentre gli occhi scrutano la roccia e il corpo si muove da solo sapendo già dove andare. Gli spit però interrompono il movimento, e la corda ci rende schiavi di una traiettoria che è sempre verticale, ma l’arrampicata è ricerca e per cercare bisogna essere liberi di muoversi. Per questo gli spit lunghi che sono sempre tanto criticati.
Naturalmente scrivere è facile e arrampicare è una cosa diversa: sono rare infatti le volte in cui scalo come vorrei; altre volte invece, soprattutto quando la protezione è lontana, il cervello, invece di svuotarsi, si riempie di paure irrazionali che impediscono di salire con naturalezza, ma questa sensazione credo che l’abbiamo sperimentata tutti, maledicendo di conseguenza l’apritore.
Dopo la bellissima estate del 2006 abbiamo scalato sempre meno: scuola, università, impegni vari… ma il richiamo di quella parete è sempre rimasto forte, tanto che nell’estate del 2012 sono tornato lassù, questa volta reduce del Wenden, in compagnia di Cristian Martinelli, per aprire un’altra via. Anche questa volta lo stile è stato minimalista: solo gli spit necessari e protezioni veloci appena si può. Ne è nata un’altra bellissima via, un po’ più facile ma altrettanto ingaggiosa: Mutandenbaum. Solo per spiegare il nome non basterebbe una pagina.
Per qualcuno queste vie di quattro o cinque tiri di corda non saranno di sicuro uno stimolo sufficiente per doversi sorbire un avvicinamento così lungo (30 min in macchina da Bormio + 1h in bici/a piedi) ma se qualcuno venisse in estate per godersi le montagne o le acque termali e volesse provare a salire lassù di sicuro non rimarrà deluso!
Relazioni su:
http://www.paolo-sonja.net/retiche/index.html
Valtellina, Valchiavenna, Engadina: Falesie e vie sportive (Versante Sud)
UP Climbing magazine
1 GLI SVIZZERI DI QUA
Martino Quintavalla, Margherita Quintavalla, agosto 2006
Bellezza: ****
Difficoltà: 7b (7a+ obbl.)
Esposizione: NW
Quota: 2300m
Lunghezza: 120m
Materiale: è possibile scalare la via con una corda singola da 60m. Necessari 10 rinvii ed eventualmente qualche friend medio piccolo per il secondo tiro. Negli altri tiri non è invece possibile integrare.
Breve via sportiva di carattere moderno su ottimo calcare grigio lavorato a rigole e gocce. Aperta dal basso in due tempi, presenta un’arrampicata tecnica in strapiombo sul primo tiro e di placca spesso appoggiata nei successivi. La chiodatura a fix da 10 mm è a tratti molto lunga e il grado è quasi sempre obbligato. Il tiro chiave è l’ultimo in placca appoggiata. La parete si trova a quota 2300 m circa, è esposta a N-W e prende il sole dal primo pomeriggio. Il luogo è freddo e si consiglia pertanto di ripeterla nei mesi estivi da luglio a Settembre.
Accesso: da Bormio (SO) si procede verso Livigno e dopo circa 4 km si imbocca la strada per i laghi di Cancano. Si procede costeggiando i due laghi fino alla località San Giacomo dove si parcheggia presso un’area picnic (30 min circa). Da qui si può proseguire a piedi o in mountain bike per tre chilometri fino al passo di Val Mora al confine con la Svizzera. Si imbocca la valle e si procede per un chilometro lasciando le biciclette presso una piazzola con dei legni dove il sentiero diventa più esposto e costeggia il torrente sui ghiaioni. Si segue ancora il sentiero per un centinaio di metri e si sale prima tra pini mughi e poi per ghiaioni in direzione dell’evidente parete (circa 40 min dalla macchina). Il primo spit è a circa 10m da terra sotto un gradino rovescio alla base degli strapiombi.
Discesa: in doppia dalla via con 4 doppie da 30m o due da 60m. Le soste sono attrezzate con moschettoni di calata.
2 MUTANDENBAUM
Martino Quintavalla, Cristian Martinelli, agosto 2012
Bellezza: **
Difficoltà: 6c+ (6c obbl.)
Esposizione: NW
Quota: 2300m
Sviluppo: 180m
Materiale: è consigliabile usare le mezze corde, anche se una corda singola da 60m è sufficiente. Necessaria una serie di dadi e di friend, vivamente consigliata una serie di microfriend (BD 000 – 2 o Alien).
Breve via di carattere alpinistico su ottimo calcare grigio lavorato a rigole e gocce, presenta un’arrampicata tecnica in placca spesso appoggiata. La via è attrezzata solamente nei tratti in cui non è possibile proteggersi altrimenti, pertanto richiede una buona dimestichezza con le protezioni mobili. È presente una bella variante al quarto tiro, lungo fessure interamente da proteggere, dalla quale ci si può calare fino alla cengia a metà parete (doppia da 55m) oppure alla sosta precedente e continuare la via. Tutte le soste, tranne la seconda su albero, sono attrezzate con fix da 10 mm. La parete si trova a quota 2300 m circa, è esposta a N-W e prende il sole dal primo pomeriggio. Il luogo è freddo e si consiglia pertanto di ripeterla nei mesi estivi da luglio a Settembre.
Accesso: da Bormio (SO) si procede verso Livigno e dopo circa 4 km si imbocca la strada per i laghi di Cancano. Si procede costeggiando i due laghi fino alla località San Giacomo dove si parcheggia presso un’area picnic (30 min circa). Da qui si può proseguire a piedi o in mountain bike per tre chilometri fino al passo di Val Mora al confine con la Svizzera. Si imbocca la valle e si procede per un chilometro lasciando le biciclette presso una piazzola con dei legni dove il sentiero diventa più esposto e costeggia il torrente sui ghiaioni. Si segue ancora il sentiero per un centinaio di metri e si sale prima tra pini mughi e poi per ghiaioni in direzione dell’evidente parete (circa 40 min dalla macchina). Il primo spit è a 10m da terra su una placca compatta sulla sinistra della parete.
Discesa: in doppia dalla vicina via “gli svizzeri di qua” con 4 doppie da 30m o due da 60m.

