18 Lug La mia Orbayu
Dopo la salita di Orbayu, abbiamo contattato Nina Caprez per farci raccontare com’era andata sulla via mentre il compagno Cedric Lachat la ripeteva. Nina è entusiasta e presto speriamo di poter dare nuove buone anche per lei. Abbiamno tralasciato totalemente la questione "grado" poichè Nina e Cedric hanno già espresso la volontà di non pronunciarsi prima di aver parlato con Iker ed Eneko Pou. Con un chiaro "first, respect please!", Nina ha esposto chiaramente la volontà di dare indicazioni sul grado più avanti, magari dopo aver fatto anche lei la salita, come rispetto nei confronti dei chiodatori Intanto però ci ha mandato questo scritto di Cedric che racconta la sua esperienza su Orbayu.
"Il nostro movie-project della multipitch Orbayu sul Picos de Europa prosegue. Siamo qui da due settimane con i nostri amici Julien Nadiras (Cameraman) e San Bié (Fotografo).
Abbiamo girato alcune sequenze su questa impressionante parete di calcare, malgrado alcuni aspeetti della questione si siano rivelati più complessi del previsto. Le condizioni meteo cambiavano velocemente ed erano difficili da prevedere. Nebbia, vento, freddo e pioggia sono stati con noi tutto il tempo. Abbiamo capito ora cosa si deve sopportare su Orbayu! La pioggia che cadeva fine da sembrare nebbia innocua, ti rendeva completamente zuppo in breve tempo! Ed ancora peggio era trovare una finestra di bel tempo che associasse un pò di Sole ad Orbayu. Ogni mattina, con sorpresa, mettavamo la testa fuori dalla tenda per capire cosa ci aspettava.
Malgrado questa sfida metereologica, ho sfruttato al massimo la mia giornata di sole e ho scalato la via in libera fino in cima. Quel giorno siamo partiti alle 6.00. Il bel tempo è durato tutto il giorno ma faceva molto freddo ed è stata dura partire sul primo tiro senza riscandamento e con le dita ghiacciate.
Sia il primo che il secondo tiro mi sono costati due voli e avevo i piedi che erano due pezzi di legno congelato. Inutile dire che cadere proprio sulle prime due lunghezze non ha fatto molto bene alla mia motivazione. Malgrado tutto, la lunghezza più impegnativa è andata via bene ma sono dovuto rimanere concentrato a lungo, usando tutta la mia esperienza per salire lungo questa superba sezione verticale e tecnica, sempre con i miei piedi ben ghiacciati.
Dietro di me, Nina è riuscita a salire il toprope tutte le lunghezze tranne quella cruciale che per lei rimane molto difficile per il momento. Nella metà alta siamo stati accompagnati da Sam, che ci seguiva con le Jumar, e speravamo che il sole ci accompagnasse fino il cima per le foto. In vetta abbiamo perso un’ora per trovare le doppie e trovarci in quella situazione da principianti , dopo una simile salita, ci ha fatto sentire dei veri idioti ! Fortunatamente, dopo aver ispezionato ogni metro quadro della cima, abbiamo trovato le doppie e siamo scesi senza troppi problemi.
Orbayu fu aperta dai fratelli Pou. Trovarono un itinerario originale per i primi 4 tiri e poi chiusero con una vecchia via di artificiale. Fondamentalmente e’ una via tradizionale con molte protezioni nei tratti duri ma per me una minima esperienza e’ richiesta per muoversi tranquillamente in sicurezza su questo tipo di terreno. Una brutta caduta in un tratto mal protetto puo’ essere pericoloso e forse mortale. Grazie alle esperienze fatte in passato, noi ci siamo mossi in relativa tranquillita’. La mia parte preferita oltre l’ultimo 7c+ dove non ci sono più chiodi e l’arrampicata è totalmente tradizionale. E’ una cosa che amo veramente anche se l’arrampicata è facile anche se Nina vi dirà probabilmente che me la stavo facendo addosso lassù ma voi non ascoltatela.
Originariamente, i Pou diedero alla via un grado superiore rispetto a quello che abbiamo relazionato ma si deve considerare che loro fecero la first ascent e non è sempre facile trovare la via più facile, soprattutto in quelle condizioni meteo. Ciò che conta è che Orbayu è una grande avventura su calcare perfetto.
Torneremo a Luglio per una seconda seessione dove, spero, Nina potrà fare la prima femminile.

