INTERVISTA: Jessica Meiris - Up-Climbing

INTERVISTA: Jessica Meiris

Nel mese di giugno, la scalatrice americana Jessica "Jes" Meiris ha sbriciolato il record femminile in solitaria sul Nose impiegando sole 27 ore. Per otttenere questo grandissimo risultato ha utilizzato qualcosa di completamente opposto allo stile big wall, adottando una sorta di "stile alpino" basato su leggerezza e velocità. Il record precedente era di Jacqueline Florine che nel 2002 impiegò ben cinque giorni. Abbiamo contattato Jes per farci raccontare cosa si cela dietro queste performance.

Iniziamo dal tuo recente record del Nose dove hai distrutto il precedente! Quanto tempo hai dedicato per la preparazione fisica e mentale? Anche se non è il tuo primo record, sicuramente è il più importante…
L’idea mi è venuta in mente circa un anno fa, e ho trascorso la maggior parte dell’inverno ad allenarmi e lavorare sulle tecniche di autoassicurazione. L’allenamento specifico per la velocità mi era già familiare, per via degli altri records, ma l’autoassicurazione è stata una cosa abbastanza nuova, per me.
Una volta arrivata a Yosemite, ho provato la via per circa un mese, sia con compagni di cordata che da sola. Sapevo di essere già pronta, fisicamente, ma mi serviva uno stimolo in più in termini di motivazione e preparazione mentale.

Pensavi che era possibile migliorare di così tanto il record precedente?
Sì, sapevo che sarebbe stato possibile, e sono rimasta sorpresa dal fatto che ci siano un sacco di altre donne molto forti, anche più di me, ma che nessuna ci abbia mai provato. Non mi va molto l’idea di dover issare i sacchi da recupero a ogni tiro, e quindi ho pensato che dovevo fare tutto in un giorno solo, oppure non provarci nemmeno. E se ci fossi riuscita, avrei automaticamente battuto il record, ma non era tanto quello, a spingermi, era l’idea in sè.

Qual’è l’aspetto fondamentale per stabilire un record come questo?
Non sono sicura di aver capito cosa intendi… quando affronto un tentativo per un record di velocità come prima cosa verifico che le mie motivazioni siano giuste: non lo faccio per la fama, o per la visibilità, ma per spingere oltre i miei limiti e per fare una differenza nella vita degli altri – per essere un’ispirazione, un esempio, e spesso anche per raccogliere fondi.

Come ti prepari per una salita del genere e quali sono i principali pericoli?

La preparazione fisica è facile – mi alleno duro e cerco sempre di tenere ben presenti i miei obiettivi. Quella mentale è più difficile. Ho ricevuto un sacco di energia e di sostegno dai miei amici e dalla mia famiglia, che spesso credevano in me più di quanto ci credessi io! Per quanto riguarda il pericolo, beh, non sono una che prende facilmente rischi. Credo sia possibile abbassare questo record fino alla mezza giornata. Sono andata più lenta perché ho fatto tutto in sicurezza. Il pericolo maggiore è la superficialità, l’essere troppo sicuri dei propri mezzi, e la mancanza di rispetto nei confronti della natura.
In Italia la questione dei record di velocità non è molto sentita, forse perchè non abbiamo importanti big wall, come in America. Come è percepita dalle tue parti?

Il Nose, su El Cap, è sicuramente la più famosa big wall del mondo, e la più nota anche per lo speed climbing. Forse la popolarità dello speed climbing negli Stati Uniti è dovuta anche al fatto che le nostre pareti sono facilmente accessibili. Ma non ne sono sicura… probabilmente si tratta anche di differenze culturali.
Ho letto sul tuo sito che sei particolarmente attiva in Colorado, dove vivi, ed a Yosemite. Hai altre mete che vorresti visitare? La Patagonia ad esempio non ti attrea? Ci sarebbero delle bellissime prime solitarie da far per una donna…

Nella mia lista di destinazioni ci sono un sacco di posti… ma prima devo placare la mia ossessione con El Capitan. Mi piacerebbe viaggiare in Europa, in Tailandia, in Nuova Zelanda, in Sudamerica… forse anche in Patagonia, anche se non è in cima alla mia lista. Vedremo! Credo che sia divertente, applicare le tattiche di speed climbing su big wall in altri posti.

Ma, sempre dal tuo sito, ho problemi a capire chi è Jessica: una Guida o una modella? Sembra che tu abbia due vite.

In un certo senso, sì! Durante l’estate lavoro full time come guida di arrampicata. In inverno, quando siamo fuori stagione, tengo seminari di arrampicata in palestre indoor, e faccio la guida nel weekend. E inoltre arrotondo facendo la modella. Ho scoperto che mi piace un sacco, stare davanti a una macchina fotografica e al cavalletto di un artista.
Hai dimostrato di essere una delle climber più importanti in Yosemite ma conta in generale anche "apparire" in arrampicata?
Beh, innanzitutto non sono affatto una delle climber più importanti! Ce ne sono un sacco più forti e capaci di me. Semplicemente, si dà il caso che sia ossessionata dal Nose, e che ho il tempo, il coraggio e le motivazioni per dedicarmi a un obiettivo del genere. L’aspetto fisico, secondo me, non è così importante. Quello che conta è come siamo fatti dentro, come esseri umani, e come ci comportiamo nella vita. Siamo in grado di dare qualcosa al mondo? Come possiamo avere un’influenza positiva sulle persone con cui entriamo in contatto?


Intervista Stefano Michelin
 
 

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