28 Ott È solo un passo, 225 m, VI+/A1
Walter Polidori, Alessandro Pelanda e Luca Carnelli hanno aperto È solo un passo, una nuova via sul Becco del Pezol (toponimo proposto).
La Parete di Pezol, già visitata da Polidori e compagni (apertura della via L’euforia di Susy, 2017), si trova in una zona un po’ defilata rispetto alla Valle del Sarca dell’arrampicata “di massa”. La parete gode di un panorama fantastico sul Lago di Garda e di un’esposizione particolarmente favorevole che permette di arrampicare in tre stagioni: primavera, autunno, inverno. La roccia, a tratti veramente bella, è stata ripulita dagli apritori ma in alcune zone è ancora leggermente sporca (probabilmente la via non è ancora stata ripetuta).
Il cosiddetto Becco del Pezol (toponimo proposto) è una struttura che culmina con un pilastro aggettante e molto estetico, mai salito prima.
La via è stata dedicata a una persona speciale che non condivide più con noi la gioia di arrampicare: Fabrice Calabrese. Come diceva lui “è solo un passo, però bisogna farlo quel passo”.
Materiale: classico da roccia con 12 rinvii, una serie di friend (fino al n°3 BD, doppiare le misure dalla 0,75 alla 3 BD). Friend n° 5 e 6 BD non indispensabili ma utilizzabili nella fessura dell’ultimo tiro. Consigliati anche martello e qualche chiodo. Soste attrezzate su chiodi e alberi, tutte con cordone. Sui tiri chiodi e qualche cordone.
Accesso: da Arco (TN) dirigersi verso la frazione Bolognano. Prendere la strada per il Monte Velo e Gazzi. Dopo 3,7 km dalla chiesa si arriva ad un tornante che piega a destra, dove si vede una forestale con sbarra e cartello indicatore “Eremo di S. Giacomo”. Parcheggiare nei pressi della sbarra evitando di ostacolare il passaggio. Seguire la forestale, quindi prendere un sentiero a sinistra nei pressi del cartello “Garda Trek”. Il sentiero scende e poi risale. Continuare fino a individuare, dopo una zona con massi, una traccia che sale a destra rispetto al sentiero principale. Seguire la traccia fino ad arrivare di nuovo al sentiero, nei pressi di un ulteriore cartello “Garda Trek”. Qui salire a destra e arrivare a un caratteristico grosso tronco decorato con pendagli. Dopo di questo si trova un tratto di sentiero in piano, all’incirca sulla verticale del Becco del Pezol. Lasciare la traccia e salire nel bosco verso la parete, senza percorso obbligato, cercando i punti più facili e muovendosi leggermente in diagonale verso destra. Costeggiare verso destra un tratto ripido e in parte roccioso fino a individuare un canalino erboso che facilita la salita. Uscirne a destra e continuare nel bosco fino a un altro breve salto a sinistra. Trovare un altro passaggio facile che permette di accedere a un pendio erboso a sinistra e porta a un punto ripido con roccette. Attraversare con attenzione verso sinistra e raggiungere così il bosco che si trova ai piedi del Becco. Traversare a sinistra, in discesa, fino a un tratto che scende ripido. L’attacco si trova presso un muretto roccioso con grossa edera (cordino sul tronco dell’edera). Attenzione: avvicinamento poco evidente, non segnato, su terreno insidioso. Circa 1 h.
Relazione:
Discesa: dall’ultima sosta salire per tracce verso il bosco, poi in diagonale verso sinistra. Scendere per un tratto ripido, dritti e poi a sinistra, quindi continuare verso destra (fino a qui bolli gialli su alberi e qualche raro ometto. All’inizio della discesa si trovano anche alcuni segni blu e rossi). Si arriva a un albero con tre bolli gialli da cui si ritrova la discesa della via L’euforia di Susy (S. Martinelli, I. Moscardi, W. Polidori, 23 dicembre 2017). Seguire alcune tracce in discesa (bolli grigio-argento su alberi), poi verso sinistra, in direzione del sentiero proveniente dal Monte Pezol (individuabile per un traliccio sulla cima). Seguire il sentiero verso sinistra arrivando a un cartello indicatore per il sentiero “Garda Trek”. Qui scendere a sinistra (ometto), per traccia, fino ad arrivare di nuovo al sentiero. Seguirlo a sinistra per tornare al parcheggio. Circa 1 h.
La ritirata in doppia sulla via è possibile ma sconsigliabile perché laboriosa e a rischio di incastro.

