09 Gen CLIMB REACTION FOR PALESTINE
La petizione promossa da Marzio Nardi per chiedere l’esclusione della federazione israeliana dagli eventi internazionali di arrampicata
Nel mese di dicembre abbiamo pubblicato su questo sito un articolo in cui abbiamo evidenziato l’incomprensibile doppio standard utilizzato per trattare la questione russa e la questione israeliana in ambito sportivo. Mentre la Russia è stata fin da subito esclusa dalle competizioni internazionali in seguito all’invasione dell’Ucraina, lo stesso non è avvenuto per Israele, i cui atleti hanno continuato a gareggiare come se nulla fosse in tutto il mondo, spesso addirittura in eventi su invito come nel caso dell’arrampicata stessa. Ciò è avvenuto nonostante le violazioni dei diritti internazionali attuate da Israele, e, nello specifico caso dell’arrampicata, di tutte le discriminazioni attuate nei confronti dei climber palestinesi anche nella loro attività outdoor. Discriminazioni appoggiate dalla federazione israeliana di arrampicata (ILCA) e che sono in completa contrapposizione con i diritti dello sport e i principi riportati negli statuti della federazione internazionale (IFSC, recentemente ribattezzata come World Climbing) oltre che dell’UIAA.
Nel frattempo la situazione si è smossa almeno in Italia con un’altra importante iniziativa promossa da Marzio Nardi, che da mesi si batte in prima linea in supporto a Gaza e al popolo palestinese. Marzio, supportato dall’avvocato Natalia Elizabeth Paradiso, ha infatti preparato una petizione rivolta alla FASI , la nostra federazione italiana di arrampicata, chiedendo che venga avanzata una proposta formale alla World Climbing per l’esclusione della federazione israeliana da tutte le manifestazioni internazionali, nel rispetto dei diritti internazionali pubblici, sportivi e umanitari oltre che dei principi dello statuto stesso della federazione e della Carta Olimpica.
I punti su cui verte questa petizione sono di seguito riportati:

La petizione è rivolta ai tesserati FASI e quindi a tutte le palestre e le associazioni affiliate alla FASI. Al momento le palestre che hanno già aderito, presso le quali sarà possibile firmarla, sono riportate di seguito.
ANIME VERTICALI, ASCOLI – AREA 51, SCANDICCI – BIG WALL, CARMAGNOLA – BLOCKLAND, L’AQUILA – CAMPFOUR, ARCO – CUS, ANCONA – ESCAPE, COLLEGNO – IKIGAI, LEGNANO -INOUT, POLLENZO – JUNGLEROCK, LATINA – LA CRUX, SIDERNO – LA RAMBLA, ROMA – OVEREST, ROMA – PALESTRA POPOLARE, COLLE SALARIO – ROCKANDFIRE, MODENA – ROCK DREAMS, ROMA – ROCKIT, ROMA – THE C.A.V.E., ROMA – VERTICAL PARK, ROMA – VERTIGINI, ROMA – SASP, TORINO – BSIDE, TORINO – CAT, TORINO – SCIORBA, GENOVA – MOVIMENTO VERTICALE, SENIGALLIA – STAR WALL, ROMA – SU PER GIU, FINALE – VERTIGO, POLLENZO – VERTIX GYM, CALICE LIGURE – QUOTA 8.10, PINEROLO – GEAM CLIMBING, CORNAREDO
Qualunque altra voglia partecipare può contattare direttamente Marzio sul profilo Instagram @pillolablu_
I tesserati FASI (di qualunque associazione/società/palestra) potranno appunto firmare la petizione presso una di quelle sopra riportate e delle altre che si aggiungeranno in seguito. Se ciò non fosse possibile, contattare Marzio su @pillolablu_ per capire come procedere.
Di seguito riportiamo il testo completo della petizione che verrà inoltrata alla FASI, mentre sopra è possibile vedere l’intervista a Marzio e Natalia che abbiamo registrato per Climbing Radio, nella quale si presenta questa iniziativa e come aderire.
Alberto Milani
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OGGETTO: Richiesta formale di inserimento all’ordine del giorno dell’Assemblea Generale di World Climbing (già IFSC) di una proposta volta alla discussione e all’adozione di misure nei confronti dell’Association for Sport Climbing and Mountaineering in Israel (ILCA), in conformità con lo Statuto e il Codice di Condotta di World Climbing, la Carta Olimpica e i precedenti deliberativi della Federazione.
Egregio Presidente,
Egregi Membri del Consiglio,
Vi scriviamo in qualità di Presidenti di società sportive affiliate alla Federazione Italiana Arrampicata Sportiva (FASI), facendo seguito alla raccolta firme con la quale numerosi tesserati hanno espresso in modo chiaro e inequivocabile la volontà che la FASI assuma una posizione formale e deliberi in merito alla partecipazione dell’Association for Sport Climbing and Mountaineering in Israel (di seguito anche “ILCA”) alle competizioni internazionali di arrampicata sportiva.
In particolare, i tesserati chiedono che la FASI, in qualità di Federazione membro, si attivi affinché venga presentata a World Climbing (già IFSC) una proposta formale per l’inserimento all’ordine del giorno della prossima Assemblea Generale di un punto volto a valutare la posizione dell’ILCA alla luce delle violazioni del diritto internazionale, dei principi del diritto sportivo e degli obblighi statutari e regolamentari della World Climbing (ex IFSC) che vincolano l’ordinamento sportivo internazionale.
Per tali ragioni, richiediamo formalmente l’inserimento all’ordine del giorno del prossimo Consiglio Federale nazionale di un punto di discussione dedicato a tale questione, al fine di consentire al Consiglio stesso di deliberare sulla presentazione di una proposta ufficiale a World Climbing da sottoporre alla prossima Assemblea Generale.
Riteniamo, infatti, che World Climbing (già IFSC) e tutte le Federazioni che ne fanno parte abbiano l’obbligo di agire in modo coerente con i principi ispiratori, i valori fondanti e le regole dell’ordinamento sportivo internazionale cui esse stesse hanno liberamente aderito, in particolare quando sono in gioco il rispetto dei diritti umani, il principio di non discriminazione e l’integrità etica dello sport.
Tale obbligo di coerenza e responsabilità istituzionale assume una rilevanza diretta nel caso di specie, in quanto le politiche e le pratiche adottate da Israele nei territori palestinesi occupati, valutate alla luce del diritto internazionale umanitario, risultano violare il diritto dei popoli all’autodeterminazione e configurano una sistematica discriminazione nei confronti del popolo palestinese. Tali violazioni si manifestano, tra l’altro, nella privazione delle risorse naturali e nell’ostacolo allo sviluppo economico, sociale e culturale, nonché in un insieme strutturale di misure di controllo dello spazio — incluse restrizioni alla libertà di movimento, militarizzazione di vaste aree e continua espansione degli insediamenti — che frammentano il territorio e compromettono l’integrità geografica e la continuità della vita comunitaria palestinese.
In questo contesto, anche attività apparentemente apolitiche come l’arrampicata sportiva assumono una dimensione intrinsecamente politica. Per molti palestinesi, tutto ciò che consente di mantenere un legame con la terra, con la comunità e con sé stessi rappresenta una forma di resistenza alle logiche di espropriazione e disconnessione imposte dal regime di occupazione. Episodi documentati di arresti di scalatori palestinesi da parte delle forze armate israeliane, unitamente a pratiche quali l’appropriazione e la rinominazione di vie aperte da scalatori palestinesi o la presa di controllo di intere aree di arrampicata da parte dei coloni, evidenziano come anche lo spazio ricreativo venga sottoposto a dinamiche di controllo, esclusione e gerarchizzazione.
Mentre molti scalatori nel mondo possono vivere la loro pratica in modo separato dalla politica, i palestinesi non hanno questo privilegio. L’accesso alla falesia, la libertà di movimento e persino la possibilità di custodire la propria relazione con il paesaggio naturale sono condizionati da misure coercitive e da un contesto di discriminazione strutturale. Tale interferenza con la libertà personale, culturale e sportiva si pone in aperto contrasto con i principi fondamentali della World Climbing (già IFSC) e con i valori sanciti dalla Carta Olimpica, che promuovono il rispetto dei diritti umani, la non discriminazione, l’uguaglianza e la tutela della dignità di tutte le comunità coinvolte.
Alla luce dei fatti e delle circostanze sopra esposte, spetta all’Assemblea Generale di World Climbing (già IFSC), quale organo competente ai sensi dell’articolo 8.5.1.2 dello Statuto, procedere a una valutazione formale circa la sussistenza dei presupposti per la sospensione o, nei casi più gravi, per la cessazione dell’affiliazione dell’Association for Sport Climbing and Mountaineering in Israel (ILCA), in presenza di violazioni significative dello Statuto e/o delle Regole e dei Regolamenti della World Climbing.
Nel caso di specie, si evidenzia che le condotte attribuibili all’ILCA si sostanziano nelle seguenti violazioni:
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Violazione dell’articolo 5 dello Statuto IFSC (Principi Etici).
L’ILCA ha promosso lo sviluppo di settori di arrampicata situati in territori occupati, in contrasto con l’articolo 49, paragrafo 6, della IV Convenzione di Ginevra, con la Risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nonché con i pareri consultivi della Corte internazionale di giustizia del 2024 e del 2025.
Tale condotta risulta incompatibile con l’articolo 5 dello Statuto della World Climbing (già IFSC), che impone all’organizzazione – e alle federazioni nazionali membri – di operare secondo i più elevati standard etici, nel rispetto dei valori sanciti dalla Carta Olimpica (articolo 6, Principio Fondamentale n. 6), includendo tra i criteri di tutela anche la nazionalità e l’origine sociale. In particolare, incoraggiando attività sportive in territori la cui occupazione è qualificata come illegale dal diritto internazionale, l’ILCA contravviene all’obbligo di evitare pratiche discriminatorie o idonee ad avallare situazioni giuridicamente illecite, violando così anche il divieto di discriminazione previsto dallo Statuto di World Climbing (già IFSC).
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Violazione degli articoli 5.1 e 5.2 del Codice di Condotta di World Climbing (già IFSC) – Principio di non discriminazione.
Le operazioni militari, le restrizioni alla libertà di movimento e la distruzione delle infrastrutture sportive palestinesi compromettono gravemente l’accesso allo sport e alla vita comunitaria, configurando una forma di discriminazione strutturale riconosciuta dal diritto internazionale umanitario. Tali misure incidono direttamente sulla possibilità per gli atleti palestinesi di praticare l’arrampicata sportiva e di mantenere un legame con il territorio, come dimostrato anche da episodi documentati di arresti di scalatori, dall’appropriazione di vie aperte da palestinesi e dalla presa di controllo di aree di arrampicata da parte dei coloni.
Le dinamiche descritte, insieme al mancato distanziamento dell’ILCA dalle politiche israeliane nei territori occupati, rendono la Federazione Israeliana non conforme a tali obblighi.
Sottolineiamo, inoltre, la profonda e inaccettabile disparità di trattamento rispetto a precedenti analoghi, in particolare in relazione all’aggressione della Federazione Russa contro l’Ucraina nel 2022. In quella occasione, World Climbing (già IFSC) reagì con rapidità e fermezza, adottando misure immediate volte a tutelare l’integrità e l’etica dello sport. In particolare, furono sospese tutte le competizioni previste in Russia e Bielorussia e venne vietata la partecipazione agli eventi internazionali di atleti, dirigenti e ufficiali provenienti da tali Paesi. Come formalizzato nella XVIII Assemblea Generale del 2022, tali decisioni non costituirono un mero allineamento alle raccomandazioni del Comitato Olimpico Internazionale, ma furono motivate come un preciso dovere statutario, finalizzato a preservare la dignità umana, la sicurezza della comunità sportiva e il rispetto dell’integrità dello sport.
Il punto cruciale, oggi, riguarda la coerenza nell’applicazione di questi medesimi valori. Le misure adottate nel 2022 si fondavano sul principio secondo cui World Climbing (già IFSC) è tenuta a intervenire ogniqualvolta il comportamento di una federazione nazionale comprometta i principi fondamentali della comunità sportiva internazionale. È pertanto sulla base di questo stesso presupposto che si richiede a World Climbing (già IFSC) di applicare criteri analoghi nei confronti dell’ILCA, alla luce delle documentate violazioni dei diritti umani, delle restrizioni sistemiche che limitano la pratica sportiva palestinese e della distruzione di infrastrutture sportive nei territori occupati.
A ciò si aggiunge un ulteriore e rilevante profilo regolamentare e di diritto internazionale.
L’art. 5.3 del Codice di Condotta di World Climbing (già IFSC) impone a tutti gli attori federali un obbligo di neutralità politica nelle relazioni con istituzioni governative e organizzazioni internazionali, fondato sui principi di coerenza, equidistanza e assenza di favoritismi. Tale obbligo presuppone un’applicazione uniforme delle regole e delle misure adottate da World Climbing nei confronti delle Federazioni membri. In questo contesto, la riluttanza ad applicare all’ILCA misure analoghe a quelle assunte nei confronti di Russia e Bielorussia rischia di compromettere tale neutralità, esponendo l’ordinamento federale a un’evidente asimmetria di trattamento.
Questa incoerenza incide direttamente anche sui principi di imparzialità e integrità richiamati dall’art. 5.1 del Codice di Condotta, secondo cui nessun comportamento può “danneggiare la reputazione di World Climbing” né contraddire i suoi obiettivi etici fondamentali. La persistente assenza di misure proporzionate e comparabili espone pertanto World Climbing (già IFSC) al rischio di un doppio standard regolamentare, con conseguenze negative sulla sua credibilità istituzionale e sulla coerenza applicativa dei propri regolamenti. Coerenza, infatti, significa applicare gli stessi principi a tutte le Federazioni affiliate, indipendentemente dal contesto geopolitico: se World Climbing (già IFSC) ha ritenuto necessario sospendere altre federazioni per tutelare l’etica, la sicurezza e l’integrità dello sport, non può esimersi dal valutare con il medesimo rigore situazioni che presentano elementi sostanzialmente analoghi.
A tale quadro si affianca inoltre il profilo del diritto internazionale. La Corte internazionale di giustizia (CIG), nel parere consultivo del 2024, ha chiarito che tutti gli Stati e le organizzazioni internazionali – comprese le federazioni sportive – sono tenuti a non riconoscere la situazione derivante dalla presenza illegale di Israele nei territori palestinesi occupati, in quanto contraria al diritto internazionale. Questo obbligo di non riconoscimento si estende anche all’ambito delle relazioni esterne: la CIG ha infatti precisato che occorre astenersi dall’avviare o mantenere qualsiasi forma di cooperazione che coinvolga i territori palestinesi occupati qualora essa possa, direttamente o indirettamente, contribuire al consolidamento dell’occupazione illegale.
Ne deriva la necessità, per ogni attore istituzionale – inclusi gli organismi sportivi internazionali – di valutare con particolare attenzione le proprie iniziative e relazioni, al fine di evitare che esse producano effetti idonei ad avallare o rafforzare una situazione riconosciuta come giuridicamente illecita. Per queste ragioni, si chiede a World Climbing (già IFSC) di riaffermare in modo chiaro e credibile la propria neutralità e integrità istituzionale, applicando i principi dello Statuto e del Codice di Condotta in maniera uniforme e coerente, e garantendo che i valori di pace, sicurezza, dignità e non discriminazione restino al centro delle sue decisioni.
Per questi motivi, chiediamo che il Consiglio Federale FASI discuta e voti la presentazione di una proposta formale a World Climbing affinché la questione della sospensione o dell’espulsione dell’ILCA e dello Stato di Israele dalle competizioni internazionali, ai sensi dell’articolo 14.1 e dell’articolo 8.5.1.2 degli Statuti IFSC, sia formalmente inserita all’ordine del giorno della prossima Assemblea Generale.
Misure richieste alla World Climbing
In considerazione delle violazioni documentate, chiediamo che la FASI proponga formalmente a World Climbing l’adozione immediata di misure coerenti con quanto previsto dallo Statuto per la sospensione o l’espulsione delle Federazioni Nazionali, in particolare ai sensi degli articoli 8.4 e 8.5. Tali misure dovrebbero includere:
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Sospensione della rappresentanza sportiva: nessun atleta potrà rappresentare Israele nelle competizioni di Arrampicata Sportiva organizzate o riconosciute da World Climbing.
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Divieto di simboli nazionali: nessuna bandiera, inno, colore o altro simbolo o elemento identificativo dello Stato di Israele potrà essere esposto in occasione di eventi o incontri sportivi, incluso l’intero luogo di svolgimento delle competizioni.
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Esclusione di funzionari: nessun funzionario governativo o rappresentante ufficiale dello Stato di Israele potrà essere invitato o accreditato a eventi o incontri sportivi internazionali sotto l’egida di World Climbing.
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Divieto di eventi internazionali: nessun evento internazionale potrà essere organizzato, ospitato o sostenuto da World Climbing sul territorio israeliano.
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Sospensione degli Ufficiali Tecnici: i funzionari tecnici, inclusi tracciatori e giudici, in possesso di passaporto israeliano dovranno essere sospesi dalle attività e dagli incarichi ufficiali.
La difesa dei diritti umani deve costituire parte integrante e imprescindibile dei valori promossi dal nostro sport. È giunto il momento di estendere in modo coerente questo principio a tutti i popoli, compreso quello palestinese, e di garantire che l’arrampicata sportiva rimanga uno spazio fondato su solidarietà, dignità, giustizia e rispetto dei diritti fondamentali.
In attesa di un Vostro sollecito riscontro e di una positiva deliberazione in merito, porgiamo i nostri più cordiali saluti.
Distinti saluti,
I Presidenti delle Società Sportive affiliate alla FASI
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