INSIDE: SHAWN RABOUTOU - Up-Climbing

INSIDE: SHAWN RABOUTOU

INTERVISTA AL PRO CLIMBER AMERICANO

Il pro climber americano Shawn Raboutou si racconta, tra passato, presente e futuro. 

Prendete due campioni che fanno la storia del loro sport, prendere Cupido, fateli innamorare. Chiunque di noi ha sempre scherzato pensando a come sarebbe un figlio tra due grandi campioni dello sport che ci appassiona, ma a volte queste cose succedono davvero. Robyn Erbesfield e Didier Raboutou hanno fatto decisamente la storia e la loro progenie sembra non essere da meno. Dopo le gare, Shawn (il maggiore) è un vero e proprio climber giramondo, con diverse salite estreme soprattutto sul bouldering. Sua sorella Brooke (la minore) invece è una garista pura, capace di qualificarsi per i giochi olimpici e di conquistare parecchie medaglie in coppa del mondo. 

Tra i numerosi 9A di boulder, Shawn si racconta ai nostri microfoni. 

Ciao Sean, innanzitutto grazie per il tempo e complimenti per le belle salite degli ultimi anni. Come Entrando nel pratico, come si svolge la vita di un top climber? Quali sono gli aspetti più belli e quali quelli più difficili?

La mia giornata tipo è piuttosto rilassata. Ciò che preferisco è la libertà di potermi concentrare sull’arrampicata e su me stesso, dato che tecnicamente è il mio lavoro. La parte più difficile è che devo riposare molto, anche nei momenti in cui sono più carico.

Come fai a scegliere il progetto giusto da provare? Cerchi qualcosa di congeniale oppure tutto ti è congeniale e basta tirarle?

Scelgo in base a come mi sento o a quello che mi ispira di più al momento. Di solto si tratta di progetti su cui mi piace arrampicare e che sfidano i miei limiti sia tecnici che fisici.

Burden, Alphane e compagnia… Quali sono le principali differenze tra queste linee? Quale credi che sia il 9A per eccellenza e come mai?

Ogni blocco ha le sue qualità specifiche. Alphane, ROTSW, Soudan Seul e Megatron sono accomunati dal fatto che sono tutti lunghi e non hanno un crux ben definito. Burden of Dreams invece è unico perché è più corto e ha dei movimenti più duri.

Se dovessi comporre il tuo puzzle per creare il 9A perfetto, come lo faresti? Descrivicelo.

Difficile a dirsi. Penso che la roccia faccia già un ottimo lavoro da sé creandolo per noi.

Dimenticando il grado, qual è stata la salita che ti ha dato più soddisfazione? Quale quella che ti ha impegnato di più e quale quella che più ti ha emozionato?

Alphane e Megatron sono quelli che mi hanno dato maggior soddisfazione, perché mi hanno richiesto più impegno sia in termini di tempo che di difficoltà.

Dopo un passato da garista, ti sei orientato di più alla roccia. Da cosa nasce questa scelta? Pensi che sia più facile vivere di gare o di outdoor?

Preferisco, e ho sempre preferito, arrampicare fuori. Mi diverte ancora competere, ma non mi piaceva più gareggiare nell’attuale circuito di Coppa del Mondo.

Con il tuo pool genetico, per molti è scontato che tu sia un top climber. Per molti, me compreso, non è così. Quali sono i pro di essere figlio di due climber come i tuoi genitori e quali i contro?

Il vantaggio è che i miei genitori sanno com’è la vita di un atleta professionista e mi supportano. Non ci sono lati negativi in realtà.

Sean e Brooke: chi è il più bravo? Quali sono le cose che avete in comune e quali quelle su cui vi dividete?

La differenza maggiore consiste nell’approccio. Brooke è decisamente più strutturata di me e le piace la routine. Si può notare da come si allena e partecipa alle gare.

Facendo un passo indietro… L’America ha da sempre una grande cultura sportiva, economica, di comunicazione… Quali opportunità ti ha dato l’essere americano nel poter trasformare la tua passione in lavoro? E quali sono secondo te i plus a livello di mindset dell’essere americano?

Penso che la parte più importante siano le relazioni che mi sono creato nel settore. Imparare da altri climber di alto livello mi ha aiutato a migliorare per diventare l’arrampicatore che sono oggi.

Ad un ragazzo che vorrebbe intraprendere il tuo percorso, cosa consiglieresti?

Il mio suggerimento è di non avere paura di fallire e provare anche le salite che vanno oltre il proprio limite. Inoltre, arrampicare con persone più brave è un’ottima strada per imparare e migliorare.

Fonte Shawn Raboutou

Alessandro Palma

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