TEST: CORDA MAXIM PINNACLE 9.4 - Up-Climbing

TEST: CORDA MAXIM PINNACLE 9.4

Cosa abbiamo riscontrato, dopo 44 intense giornate di falesia.

Se è vero che i dettagli sono importanti, lo sono ancora di più quando c’è di mezzo la sicurezza, e io ho imparato a leggere con pazienza tutte le etichette.

Iniziamo quindi la nostra analisi della corda Maxim Pinnacle dalla confezione, costituita da un ecologico fascione contenitivo in cartone, sul quale in modo chiaro ed evidente sono indicate le caratteristiche, complete di paese di fabbricazione: la Repubblica Ceca. Maxim ha sede in Massachusetts, dove produce per il mercato americano, mi piace quindi pensare che una produzione in Europa, oltre a esser fatta per ridurre i costi, sia anche per venire incontro alle diverse esigenze del nostro mercato.

I dati tecnici stampati sulla confezione.

Leggendo le caratteristiche sull’etichetta balzano agli occhi i dati del peso (54 grammi) che sono ottimi rispetto ad altre 9.4 in circolazione, e la percentuale di calza piuttosto bassa, che probabilmente influisce sul peso ma farebbe temere una bassa resistenza della stessa.

L’allungamento sia statico (8%) che dinamico (32,5%) sono nella media degli altri prodotti sul mercato, forse un po’ più vicini ai valori bassi. Può piacere quindi a tutti, sia a chi non ama troppo l’effetto yoyo quando si appende nelle salite top-rope, sia a chi scala con compagni poco consoni a dare con il movimento la giusta dinamicità alla caduta. Io apprezzo molto le corde non troppo elastiche, essendo un amante del tiro lavorato.

Si presenta da nuova abbastanza morbida al nodo.

Tolta dalla confezione si srotola facilmente e il trattamento 2x-Dry, che oltre all’anima impermeabilizza anche la calza, non si percepisce al tatto come capita a volte in modo fastidioso.

Ricordiamo che il trattamento della calza aiuta a tenere la corda pulita dalla polvere, fattore importante perché i microcristalli di terra che si infiltrano tra le maglie tendono a rovinare la fibra. Il doppio trattamento inoltre la rende idonea ad un uso su ghiaccio, secondo gli standard UIAA.

La corda Maxim in top-rope su canne al «Desfiladero de la Hermida».


A riposo, dopo la prima sessione sul serpentino della Valmalenco.

In utilizzo non ho avuto molte sorprese rispetto a quanto mi aspettassi dopo aver letto le caratteristiche tecniche e averla “coccolata” in giardino: una corda morbida, che segue bene la linea nei rinvii, e non eccessivamente elastica. L’unica stupore è stato scoprire che la calza, nonostante costituisca una bassa percentuale del prodotto, è molto resistente e durevole. Rimane fino alla fine la sensazione di scorrevolezza, che spesso si perde dopo pochi mesi, quando la corda inizia ad avere la «pelosità» superficiale. La resistenza è probabilmente dovuta a quest’ultima caratteristica, che riducendo l’attrito sui metalli allunga la vita della corda. Questa peculiarità positiva, ancor più apprezzata da chi è abituato a frequenti cadute e a rocce abrasive come sono i graniti o le concrezioni, potrebbe essere data dalla tessitura, dal materiale o più semplicemente da un buon trattamento superficiale.

Il capo della corda dopo 44 giornate di attività in falesia.

Ultima piccola sorpresa sta nei due capi: la calza è ben fissata e non si muove dall’anima, e la fascia con le indicazioni tecniche che di solito resiste non oltre la mezza giornata di lavoro, qui dopo diversi mesi di attività intensa è ancora al suo posto e ben leggibile!
Tra i tanti prodotti sul mercato possiamo goderci finalmente anche quelli di Maxim, uno storico marchio americano che finalmente entra sul mercato italiano.

Cap

 

 

 

 

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