ALESSANDRO ZENI CONQUISTA MALVAZIJA, 8C+ - Up-Climbing

ALESSANDRO ZENI CONQUISTA MALVAZIJA, 8C+

RARA RIPETIZIONE A DVIGRAD

Alessandro Zeni ripete Malvazija, 8c+. 

L’alpino Alessandro Zeni, in forza al Centro Sportivo Esercito, continua la sua “missione“. Da un po’ di anni ormai, Alessandro è attratto da tiri poco ripetuti e famosi per essere ostici, meglio se su muri poco strapiombanti. Il suo stile leggermente demodé lo colloca al top della scalata mondiale su placca

Riguardo a Dvigrad, Ale racconta: “Dvigrad è una falesia piuttosto particolare nel suo genere, una barriera rocciosa alta poco più di 10/15 metri incastonata tra le colline dell’Istria vicino alle rovine dell’omonimo castello. Le vie qui sono corte, esigenti e boulderose. Uno stile “old school” che non invoglia la maggior parte degli scalatori moderni a cimentarsi su queste vie perché spesso regalano bastonate sui denti se non si è quanto meno un po’ abituati a questo tipo di terreno di gioco. La qualità della roccia, indubbiamente molto elevata, unita a un ambiente piacevole e rilassante offrono motivi sufficienti per visitare questa falesia che ha visto nascere le prime vie ad opera di Maurizio Zanolla nella seconda metà degli anni ottanta.”

Alessandro Zeni, Malvazija 8c+, Dvigrad – Ph archivio Zeni

In zona, le vie sono particolarmente famose e tra tutte spicca Malvazija. “Personalmente sono stato per la prima volta a Dvigrad lo scorso anno in Aprile, l’obbiettivo era quello di mettere le mani su Malvazija, via chiodata da Maurizio Zanolla nel 1988 e valutata come 8b+ ri-liberata poi nel 2010 (22 anni dopo) dall’amico Cody Roth rivalutandola 8c+ dopo la rottura di qualche appiglio… Appena iniziai a provarla le sensazioni furono subito molto buone facendomi pensare potesse essere una salita piuttosto veloce da risolvere. Purtroppo però le condizioni erano decisamente sfavorevoli per provare questo tipo di via, era caldo e quelle piccole prese tagliarono subito la pelle come lame di rasoio, impedendomi ulteriori tentativi. La falesia quel giorno, grazie al clima particolarmente mite e piacevole, brulicava di scalatori provenienti da diverse parti d’Europa. Era curioso vedere come tutti, spostandosi da un settore all’altro, si fermavano in una sorta di contemplazione alla base di “Malvazija” e scherzosamente si incitavano l’uno con l’altro dicendosi:”dai prova questa!”. Dopo qualche sana risata tornavano sui loro passi cercando la penombra in alcuni tratti in cui la parete serpeggiando nascondeva il suo volto alla luce diretta del sole. Altri incuriositi mi chiedevano se potevano rimanere lì ad osservarmi mentre provavo, era una richiesta piuttosto strana e mi sentivo un po’ in imbarazzo, ma risposi: “Certo!”. In quel momento ricordo mi scappò un sorriso, quella domanda mi fece fare un tuffo nel passato quando, ancora alle prime armi, osservavo silenzioso gli scalatori più bravi di me cercando di cogliere qualche segreto. Il giorno seguente decidemmo di cambiare falesia e di spostarci più a nord.

Alessandro Zeni, Malvazija 8c+, Dvigrad – Ph archivio Zeni

La difficoltà però non ha spaventato Alessandro, che ha organizzato un altro trip: “Tornai poi una seconda volta alla fine di Gennaio di quest’anno per una due giorni di scalata, le condizioni questa volta erano all’esatto opposto. Il freddo era davvero intenso ma nonostante tutto al secondo giorno caddi all’ultimo movimento con le dita ghiacciate. Tornai così in Istria questo fine settimana per altri due giorni sempre assieme alla mia ragazza, Ilenia Flora. Il meteo non prometteva un gran che ma lei insistette a partire e mi convinse a tornare a provare. Una piccola vacanza che alla fine si è rivelata piuttosto poco scalatoria ma fortunatamente sufficiente per risolvere questa via. Appena arrivati il meteo minacciava pioggia. Facemmo giusto in tempo a salire un tiro di riscaldamento che iniziò a piovigginare. Decisi così di partire subito su Malvazjia, montai i rinvii e feci una veloce perlustrazione. Nel frattempo la placca finale iniziò a bagnarsi ma partii comunque, superai il passaggio chiave a metà di quell’onda di roccia e arrivato sulla placca finale, anche se le prese erano ormai fradice non potevo più cadere e passai la corda in catena alla via. Il rientro in furgone sotto la pioggia mi costò però la voce per diversi giorni, ma ne valse la pena. Nonostante le varie difficoltà legate al meteo sono felice di essere riuscito in quella che probabilmente risulta essere la seconda salita di questa via: dolorosa, fisica e che nonostante sia lunga poco più di 15 metri richiede una buona dose di forza di dita e una particolare precisione di piedi.”

Alessandro Zeni, Malvazija 8c+, Dvigrad – Ph archivio Zeni

Riguardo alla difficoltà, Zeni mette a confronto diverse linee sul genere, e racconta: “Per quel che riguarda il grado penso sia sempre piuttosto difficile dare una difficoltà obbiettiva a vie così corte, dove alla fine non cadi a causa della ghisa all’avambraccio ma semplicemente perché non hai abbastanza forza di dita o ti scivola un piede.  Però per fortuna ho di recente provato un tiro molto simile in Svizzera (a Saint Loup) per stile e lunghezza “Non à la bombe” 8c+ di Fred Nicole. Ecco penso che questo tiro, ora come ora, abbia un intensità e una lunghezza molto simili. Complimenti infine a Manolo per aver scovato e chiodato questa bella e particolare fascia di roccia a pochi chilometri dal mare e a Cody per la sua salita. Un grazie particolare a Ilenia che nonostante la pioggia e il vento mi ha accompagnato in questo breve ma significativo viaggio verticale, incitandomi e permettendomi di realizzare questa bella salita. Un particolare ringraziamento anche agli sponsor: Karpos, La Sportiva, Grivel

Ora che Malvazija è caduta, quale sarà il prossimo obiettivo?

Fonte Alessandro Zeni

Cortesia foto archivio Zeni

Alessandro Palma 

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