ARRAMPICATA: BOOM DI PRATICANTI, TORINO CAPITALE - Up-Climbing

ARRAMPICATA: BOOM DI PRATICANTI, TORINO CAPITALE

NUMERI E RIFLESSIONI SULLO SPORT IN ESPLOSIONE

I numeri parlano chiaro: l’arrampicata è uno degli sport con la maggior crescita degli ultimi. Torino ne è la capitale.

Dai primi anni ottanta, anni in cui apriva a Torino la prima palestra di arrampicata indoor , il capoluogo piemontese si è dimostrato un punto nevralgico per lo sviluppo della disciplina. La “Guido Rossa”, struttura dedicata allo scalatore-sindacalista ucciso dalle Brigate Rosse, apriva i battenti nel 1981, anticipando di qualche anno ciò che sarebbe successo a Bruxelles, con la sala Terre Nueve (1986); con questo traguardo, che fù altresì un punto di inizio per nuovi scenari, iniziarono ad arrivare voci sulla possibile creazione delle prime competizioni. Da lì alle prime gare il passo fù breve: sebbene 19 top climber dell’epoca si dichiararono contro questa svolta agonistica, a Bardonecchia andarono in scena le prime competizioni con Sportroccia nel 1985. 

Dopo trent’anni dalla prima gara nella storia dell’arrampicata, questa disciplina è stata ufficialmente confermata nel mondo olimpico con piena disponibilità di medaglie, rinunciando al compromesso che ha caratterizzato le edizioni di Tokyo e Parigi. A Los Angeles infatti si vedranno le competizioni di specialità per il boulder, la lead e la speed, con un totale di diciotto medaglie disponibili. Una delle ultime news del 2024, particolarmente gradita nel panorama italiano, vede l’inclusione del paraclimb nel mondo paralimpico: un altro grande traguardo raggiunto! Ma tutto ciò, come si riflette sul panorama dello sport amatoriale?

I numeri raccontano una storia che non lascia spazio a dubbi: l’arrampicata sta letteralmente esplodendo. In USA, una palestra di grandi dimensioni nasce ogni mese, mentre in Italia sempre più realtà aprono i battenti ogni anno. In tutto questo, Torino rimane la capitale italiana del mondo verticale, con un numero di tesserati in regione che si avvicina alle ventimila unità. La quantità di praticanti disegna una curva in costante ascesa, sia nell’età adulta che nelle fasce giovanili. Molti di loro faticano a passare a passare alla roccia e, quando lo fanno, spesso lo fanno in modo sbagliato. Gli incidenti in falesia, così come in montagna, sono sempre più frequenti. Le problematiche non si celano soltanto dietro il tema sicurezza, ma anche sull’impatto ambientale: le aree più famose sono prese d’assalto da decine di climber, con un conseguente deterioramento della roccia e della natura circostante. 

Non ci è dato sapere come l’arrampicata evolverà in futuro, se la crescita si attenuerà o meno. Ciò che appare però chiaro è che c’è un lacuna “formativa” che spesso lascia i neofiti abbandonati a loro stessi. L’onere di tramandare un certo tipo di sensibilità e di conoscenza, spetta sia alle palestre, che agli organi di informazione, che ai climber più smaliziati, indipendemente dal loro livello. Sul territorio sono ormai decine le realtà che operano nel promuovere l’arrampicata svolgendo un ottimo lavoro, sia a livello di società sportive, che di Guide Alpine, che di associazioni ed enti promozionali. Purtroppo invece pochi top climber si sono già attivati in tal direzione. Il futuro appare decisamente roseo dal punto di vista dei numeri, sarà in grado il movimento di promuoversi al meglio?

A livello di carta stampata, il prossimo numero del magazine Up Climbing sarà dedicato ad un’analisi della situazione e delle problematiche relative all’arrampicata in falesia, con discussioni, opinioni e articoli dei maggiori esperti e storici arrampicatori italiani.

In copertina Elisa Lauretano immortalata da Andrea Saimandi, durante la gara Lys Rock al Bside Climbing School, prima palestra in piemonte.

Alessandro Palma

 

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