07 Nov BACK TO THE WALL, UN RACCONTO DI MICHAEL FUCHSLE
DALL’OSPEDALE ALLA PARETE
“Back to Life, Back to the Wall” – Il ritorno all’arrampicata di Michael Füchsle.
Avevamo intervistato Michael Füchsle qualche tempo fa, raccontando di come il Mike fosse uno dei più forti climber della sua epoca prima di incappare in un problema di salute che lo ha reso disabile al 90%. Dopo aver trovato un rinnovato equilibrio, Michael aveva deciso di tornare a scalare, ma in grande stile: vincendo le gare di coppa del mondo paraclimb. Lasciate le vesti di atleta, Herr Füchsle è diventato tecnico della nazionale tedesca di paraclimb, mettendo al servizio dei giovani agonisti la sua esperienza. A maggio è stato ricoverato per una grave infiammazione, con valori duecento volte superiori alla media. Da lì un nuovo calvario, che Michael ha deciso di pubblicare nel racconto Back to life, back to the wall. Dall’ospedale al tornare a scalare, ecco il racconto di Michael…
Back to life, back to the wall
Chiunque mi conosca sa che per me l’arrampicata non è solo uno sport. È passione, è l’espressione della mia libertà e una parte essenziale di chi sono. Da arrampicatore professionista di Schrobenhausen, che convive con una disabilità da quando ho subito una perforazione intestinale nel 2005, mi sono fatto un nome nella comunità come qualcuno che supera i limiti con una forza di volontà incrollabile. Ma nella primavera di quest’anno, ho improvvisamente dovuto affrontare la mia più grande sfida: una grave malattia che mi ha costretto a letto per settimane e, a volte, ha persino messo a repentaglio la mia vita.
A maggio, sono stato sottoposto a un complicato intervento chirurgico addominale. Diversi ascessi nella cavità addominale, un importante intervento chirurgico all’addome e alla fistola e diversi interventi minori mi hanno spinto al limite fisico ed emotivo. A un certo punto, sono stato messo in coma; in seguito, ho dovuto persino imparare di nuovo a camminare. È stato un periodo in cui pensavo di aver perso tutto: la mia indipendenza, la mia forza e a volte persino il mio coraggio, ricordo a bassa voce. Ho trascorso sette settimane all’ospedale di Ingolstadt, sotto le cure dell’équipe medica del Professor Dr. Rentsch e supportato costantemente dalla mia ragazza, Marion.
Impotenza e Gratitudine
Tornare a casa non ha portato un sollievo immediato, ma ha segnato l’inizio di una nuova prova. Non riuscivo nemmeno a farmi la doccia o a cambiarmi le bende da solo ricordo. Mia madre è venuta subito a Schrobenhausen per aiutarmi, ma è stata soprattutto la mia compagna a starmi accanto giorno e notte. Mi ha lavato, medicato le mie ferite, si è presa cura di me e mi ha sollevato quando non ce la facevo più. Gliene sono infinitamente grato. Le prime due settimane dopo le dimissioni sono state segnate dall’impotenza, ma poi la vita ha ripreso lentamente a scorrere. La prima spesa al supermercato è diventata una tappa indimenticabile e salire le scale ogni giorno è diventato il simbolo di un nuovo inizio. Soprattutto, all’inizio il mio piede sinistro non collaborava. Riuscivo a malapena a muoverlo. Ma arrendermi non è mai stata un’opzione.
Un Passo Dopo l’Altro
Grazie alla fisioterapia e a esercizi di riabilitazione costanti, la mia forza è gradualmente tornata. Persino guidare è diventato di nuovo possibile: un passo importante verso la mia indipendenza. Una prima uscita al lago Brombach è stata per me un piccolo trionfo. Non potevo ancora andare a nuotare, ma il solo fatto di essere di nuovo all’aria aperta è stato un passo enorme. Le mie ferite chirurgiche necessitano ancora di pulizia e medicazione regolari, compiti spesso gestiti dalla mia compagna con grande dedizione. Questo tipo di cure ti rende umile. Mi ha dimostrato che l’amore e il supporto possono essere importanti quanto qualsiasi trattamento medico.
Il Desiderio della Parete
Durante la mia lunga convalescenza, un obiettivo è rimasto costante: tornare alla parete da arrampicata. I miei medici mi avevano dato speranza fin dall’inizio, a patto che trattassi il mio corpo con cura e recuperassi le forze con pazienza. Quel pensiero mi ha spinto ad andare avanti. Solo l’idea di poter arrampicare di nuovo un giorno mi ha dato forza. Qualche settimana fa, il momento è finalmente arrivato: sono tornato in parete, in una falesia vicino a Fieberbrunn. È stato come se avessi recuperato un pezzo della mia anima”, dico con gli occhi che brillano. La sensazione della vera roccia sotto le dita significava molto più di un semplice successo atletico: era la prova che mesi di sforzi e perseveranza avevano dato i loro frutti. Poco dopo, ho trascorso altri giorni a fare escursioni e arrampicare a Brunico e Arco, conquistando le mie prime vie facili e ricostruendo lentamente la fiducia nel mio corpo. Ogni presa, ogni movimento è un promemoria che si può ritrovare la strada della vita anche dopo le battute d’arresto più dure. Sebbene debba ancora fare attenzione all’addome, sento la mia forza e la mia mobilità tornare a ogni arrampicata. Lassù in parete, tutto il resto sembra improvvisamente così lontano.
Più di uno Sport
Per me, l’arrampicata è sempre stata più di una semplice sfida fisica: è uno specchio della vita stessa. Anche come atleta con disabilità, ho imparato a superare gli ostacoli e a percorrere strade non convenzionali. Sulla roccia è come nella vita: la parete può sembrare impossibile da scalare. Ma se perseveri, troverai sempre un appiglio che ti porterà un po’ più in alto. Ecco perché questo ritorno ha un significato speciale. Non rappresenta solo il mio ritorno allo sport, ma anche la speranza, la perseveranza e la capacità di mantenere la fiducia in me stesso anche nei momenti più bui.
Guardando al Futuro
Provo profonda gratitudine verso l’intera équipe medica dell’ospedale di Ingolstadt e il personale infermieristico del reparto 68. Non mi hanno solo aiutato dal punto di vista medico, mi hanno dato coraggio quando ne avevo più bisogno. Ora guardo al futuro. A novembre prevedo di riprendere ad allenarmi regolarmente in arrampicata, prima in palestra e poi di nuovo all’aperto. Il mio obiettivo è riprendere da dove ho interrotto prima della malattia, solo con ancora più gratitudine nel cuore. Per me, una cosa è certa: questo ritorno è più di un semplice ritorno allo sport, è una vittoria della vita stessa. Ho imparato quanto siamo fragili, ma anche quanto siamo forti quando decidiamo di non arrenderci.
In bocca al lupo Michael!
Fonte e cortesia foto Michael Füchsle
Alessandro Palma

