31 Gen INSIDE: MICHAEL FÜCHSLE
A TU PER TU CON IL PARACLIMBER TEDESCO
Intervista a Michael Füchsle, paraclimber tedesco plurimedagliato in coppa del mondo e coach della nazionale tedesca di arrampicata.

Immaginate di essere uno dei più forti scalatori del vostro Paese, tanto da essere uno dei primi a poter vivere di sola arrampicata. Immaginate un giorno di non stare molto bene. Immaginate che quel non stare molto bene è dovuto ad una rottura dell’intestino. Coma, sedia a rotelle, avvelenamento del sangue, rianimazione. Immaginate di svegliarvi e di trovarvi invalidi al 90%, senza essere più capaci di camminare. La scalata è solo un ricordo. Non se vi chiamate Michael Füchsle.
Tutto questo, a Michael, è successo nel 2005. L’inizio della sua seconda vita. Insieme ad un team specializzato, Michael ha iniziato a stare in piedi, poi a camminare. Il suo vecchio amore l’ha sempre tormentato. Nel 2012 ha ricominciato a scalare, inarrestabile. Ha deciso di competere, raccogliendo diverse medaglie nella coppa del mondo IFSC, categoria RP2. L’apice è arrivato nel 20019, con l’oro nella prova di Puurs, in Belgio. Ovviamente, quando la vita ti mette così tanto alla prova, rimanere sulle tue non è un’idea contemplata. Con lo spirito di voler ridare indietro ciò che Michael ha conquistato, il paraclimber si è messo in gioco in campo federale, diventando allenatore della squadra tedesca e aiutando gli altri atleti a perseguire i loro scopi.

Un salto nella vita di Michael Füchsle, tra malattia, ricadute, difficoltà e mille vittorie.
Ciao Michael, grazie per esser qui con noi! La prima domanda è: la tua vita era normale. Dopo un forte terremoto, tutto è cambiato. Riesci a riconoscere il momento, dopo questo enorme cambiamento, in cui hai iniziato a fare il famoso “switch”?
Sì, ho avuto diversi problemi di salute negli ultimi anni, ma il più grande è stato sicuramente nel 2005, quando ho avuto una rottura dell’intestino. Oltre ad un’operazione d’urgenza, ho dovuto essere rianimato due volte e sono rimasto in coma per 16 giorni. Quando mi sono svegliato, non potevo muovere le braccia o le gambe ed ero costretto su una sedia a rotelle, inoltre avevo un’uscita intestinale artificiale (stomia). I medici allora dissero che non avrei mai più lasciato la sedia a rotelle. Inoltre c’è voluto molto tempo prima che potessi camminare e ben 7 anni di lavori di ricostruzione prima che potessi ricominciare ad arrampicare. Ad oggi ho ancora la stomia e una grave polineuropatia e sono gravemente disabile al 90%. Ho avuto la mia seconda grande battuta d’arresto lo scorso anno ad aprile. Ho avuto un blocco intestinale e sono stato portato dal medico d’urgenza all’ospedale di Ingolstadt, dove mi è stata diagnosticata una polmonite e un’insufficienza renale acuta, quindi sono stato in terapia intensiva per diversi giorni, i medici hanno detto 2 ore dopo e sarei morto di insufficienza d’organo. A causa della mia precedente malattia ho dovuto anche imparare di nuovo a camminare da zero. A quel tempo pensavo davvero che fosse finita con l’arrampicata, ma grazie alla mia amica Marion, ho fatto i miei primi tentativi di arrampicata solo 3 settimane dopo!
L’arrampicata è stata, è e sarà una parte importante della tua vita. Come ti ha aiutato in questi anni? Qual è stato il cambiamento più grande e cosa è rimasto uguale? Qual è la cosa più difficile nell’arrampicata adesso e qual è la più facile?
L’arrampicata è la mia vita, arrampico da quando avevo 12 anni. Negli anni ’80 sono stato uno dei primi alpinisti professionisti in Germania a poter vivere di sponsor. Allora scalavo già vie di grado 8a/b. Non credo che sarei riuscito ad alzarmi dalla sedia a rotelle senza l’arrampicata. La mia più grande motivazione nel 2005 è sempre stata quella di ricominciare ad arrampicare, prima o poi. Il cambiamento più grande nella mia vita è ovviamente il mio handicap, che mi limita molto e ovviamente non posso più arrampicare così forte come prima, soprattutto a causa della mia stomia devo evitare vie di arrampicata molto strapiombanti. Ma sono felice e nonostante tutte le mie restrizioni sanitarie non sto troppo male adesso.

Non sei solo un atleta. Qual è il plus che dà essere un paraclimber nella tua carriera da manager? Cosa insegni ai ragazzi della squadra tedesca?
Ho concluso la mia carriera agonistica di successo nel 2022 e da allora sono l’allenatore nazionale CO della squadra nazionale tedesca di Paraclimb. Naturalmente questo porta molti vantaggi, posso mettermi molto meglio nei panni degli atleti con disabilità e insegnare molto agli atleti che hanno anche una disabilità neurologica come me. Per gli altri atleti con un handicap diverso, invece, diventa più difficile, motivo per cui Christoph Reichert (primo allenatore della Nazionale) ed io lavoriamo fianco a fianco. Christoph è l’allenatore della Nazionale dal 2016 e naturalmente ha più esperienza di me.
Avere un incidente o un problema nella vita può essere davvero difficile, e non sto parlando di problemi fisici in sé… Cosa suggerisci a chi sta lottando in un brutto momento?
Posso solo consigliare a tutti di non arrendersi mai, con la volontà si può ottenere molto, anche se all’inizio non ci credi. Non prestare attenzione a quello che gli altri dicono di te, anch’io si sono passato, è stato un periodo difficile qui i primi anni. Pensavo anche che la gente parlasse di me a causa della mia stomia.

Molto spesso è difficile venire a contatto con il mondo del paraclimb. Secondo te, quali possono essere le soluzioni per rendere questa disciplina più popolare?
Penso che sicuramente questa disciplina potrebbe diventare più popolare se, ad esempio, le riviste di arrampicata, ma anche le riviste normali, parlassero di paraclimbing. Se ne parla troppo poco. Ad esempio, ho già creato dei gruppi in diverse sezioni dei Club Alpini dove persone che non hanno ancora scalato hanno avuto la possibilità di provare ad arrampicare. Questa iniziativa è stata accettata così bene che ora i meeting si svolgono regolarmente. Penso che conquistare un climber molto conosciuto per organizzare ulteriori attività potrebbe essere un’altra via. In Italia potrebbe essere Stefano Ghisolfi o in Austria Jakob Schubert, o in Germania Alexander Megos. Se questi grandi scalatori ne parlassero, il paraclimbing diventerebbe più conosciuto da un giorno all’altro!
A proposito di grandi scalatori… In questi anni stiamo avendo bellissime performance da parte dei migliori paraclimber in giro per il mondo. Pensi che i paraclimbers siano lontani dalle performance dei normo? Secondo me il livello del paraclimbing è su una rampa di lancio!
Sì, ci sono dei paraclimber davvero bravi, mi ha colpito particolarmente Angelino Zeller. È incredibile quello che fa quel ragazzo. Ma anche tutti gli altri paraclimber stanno raggiungendo livelli molto alti. Anche se i gradi di difficoltà non sono ancora alti come quelli normali, ritengo che le prestazioni non siano ancora arrivate!

Uno sguardo al futuro: progetti, obiettivi e sogni per i prossimi anni?
Ho ancora tanti progetti, voglio viaggiare molto, mi è sempre piaciuto esplorare nuove aree di arrampicata. Magari un giorno chioderò una nuova linea, sarebbe divertente fare un’altra prima salita! Ho ancora qualche progetto aperto, ad esempio sono anni che provo a salire una via ad Arco, ma finora ho sempre fallito. Mi stuzzica anche l’idea di fare qualcosa in inverno. La cosa più importante per me non riguarda puramente il grado però, la cosa più importante è rimanere ragionevolmente in salute!
Augurandogli un grande 2024, non possiamo che ringraziare Michael per la bella chiacchierata!

Fonte e cortesia foto Michael Füchsle
Alessandro Palma

