14 OTTOMILA PER MARCO CAMANDONA - Up-Climbing

14 OTTOMILA PER MARCO CAMANDONA

La spedizione “The beautiful mountain” si è conclusa con successo

Marco Camandona ha realizzato l’ascensione del Gasherbrum I, concludendo così la “collezione” dei 14 Ottomila senza ossigeno supplementare.

Camandona ha raggiunto la vetta del Gasherbrum I, 8068 m, domenica 28 luglio 2024. Insieme a lui l’amico e cognato Dante Luboz. Entrambi gli alpinisti erano parte della spedizione “The beautiful mountain”, patrocinata da Regione Autonoma Valle d’Aosta, UVGAM e AVMS.

La spedizione, composta da Marco Camandona, Abele Blanc e Dante Luboz, è partita lo scorso 17 giugno alla volta del Pakistan con l’obiettivo di scalare i Gasherbrum I e II nel massiccio del Karakorum. Con un lungo trekking, il gruppo ha raggiunto il campo base a quota 5100 m sul ghiacciaio del Baltoro. Successivamente è iniziata la fase di acclimatamento con diverse ascensioni ai campi alti in vista delle vette.

I tre componenti della spedizione “The beautiful mountain”. Foto Camandona

L’azione ha avuto inizio con la salita del Gasherbrum II, realizzata il 21 luglio 2024 durante una breve finestra di bel tempo. Il forte vento (oltre i 50 km/h) ha messo a dura prova gli alpinisti. Solo Marco Camandona è arrivato in vetta, mentre Abele Blanc si è fermato al C2 e Dante Luboz a 150 metri dalla cima.

Una settimana dopo, il 28 luglio, la cordata formata da Camandona e Luboz ha sfruttato la bella giornata per scalare il Gasherbrum I, approfittando dell’assenza di vento e di temperature tanto favorevoli da permettere ai due alpinisti di fare le foto di vetta senza guanti. «Si sta benissimo, giornata incredibile», ha detto Marco alla moglie telefonando dalla cima. Tanta emozione condivisa con il cognato Dante, per il quale il Gasherbrum I è il primo Ottomila (anche per lui senza ossigeno supplementare).

Con le salite dei Gasherbrum I e II, Marco Camandona diventa uno dei pochi italiani ad aver scalato le 14 vette più alte del pianeta senza l’ausilio dell’ossigeno supplementare. Il primo a raggiungere tale obiettivo è stato Reinhold Messner, tra il 1970 e il 1986. Seguono Sergio Martini (1983-2000), Mario Panzeri (1988-2012), Silvio ‘Gnaro’ Mondinelli (1993-2007), Nives Meroi e Romano Benet (1998-2017).

Da segnalare anche la “collezione” di Abele Blanc, realizzata dal 1992 al 2011 e purtroppo incompleta (l’alpinista rinunciò al Kangchenjunga per partecipare all’operazione di soccorso dell’amico Benoit Chamoux, scomparso nell’ultimo tratto di salita insieme al fotografo Pierre Royer).

Il percorso di Camandona è iniziato e si è concluso proprio insieme ad Abele Blanc. Nel 1996 entrambi parteciparono a una spedizione per affrontare il Manaslu. In quell’occasione, però, Camandona non arrivò in vetta. Le condizioni meteo cambiarono drasticamente e divennero in breve tempo proibitive. Camandona ricorda che il Manaslu fu per lui «La più grande esperienza alpinistica della mia vita, mi ha maturato alpinisticamente e soprattutto psicologicamente; il saper rinunciare mi ha preparato ad affrontare con forza ed intelligenza le spedizioni successive». Poi, ancora con Abele Blanc, nel 2000, Camandona raggiunse la vetta del K2. Infine Blanc è stato presente anche quest’anno, alla conclusione del percorso di Camandona.

«Non è stato un “dovere” ma quasi un gioco, un piacere personale. Le vette sono venute una dopo l’altra e, quando ha iniziato ad avvicinarsi la quattordicesima, l’idea di provare a salirle tutte si concretizzava, sempre con professionalità, preparazione, concentrazione e tanta determinazione» racconta Camandona dal Pakistan, commentando il suo successo. «Un ringraziamento speciale va ai miei genitori e in particolare a mia moglie Barbara, che mi ha sempre sostenuto, aiutato e spronato nei momenti un po’ più bui e ha sempre “sopportato” i lunghi periodi di assenza da casa. Adesso è giunta l’ora di tornare a casa, dalle nostre famiglie. La voglia di vedere un po’ di verde e fiori è tanta dopo 40 giorni di grigio e bianco» conclude Camandona.

Dal 2015, ogni spedizione di Camandona è legata a un progetto umanitario in Nepal, dove l’alpinista ha realizzato, insieme alla moglie e a un gruppo di amici, la Onlus “Sanonani”, che in nepalese significa “piccolo bambino”. Il progetto è rivolto ai bambini soli e alle famiglie troppo numerose, che non possono dare sostentamento ai figli. È stata organizzata una vera e propria casa famiglia per offrire ai bambini un pasto caldo, un letto, l’istruzione e tutto il sostegno necessario. A oggi la struttura ospita 25 bambini, dai 6 ai 17 anni, e lo staff è composto da 8 persone nepalesi.

Camandona ringrazia gli sponsor che lo hanno sostenuto in questi anni. In particolare Millet, Grivel, Salice Occhiali, Ferrino.

In copertina: Marco Camandona e Abele Blanc sul Gasherbrum I (foto coll. Camandona-Blanc).

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