16 Ott 14 OTTOMILA PER MARIO VIELMO
L’alpinista veneto conclude la sua “collezione” senza ossigeno supplementare sullo Shisha Pangma
Il 9 ottobre 2024 Mario Vielmo ha raggiunto la vetta dello Shisha Pangma, completando l’ascensione dei 14 Ottomila.
L’alpinista veneto ha scalato tutti gli Ottomila senza ossigeno supplementare, con la sola eccezione dell’Everest, dove ha utilizzato le bombole per il tratto finale della salita.
L’avventura di Vielmo sullo Shisha Pangma è iniziata il 15 settembre, tra bufere di neve e temperature glaciali, fino a -20°. Il 9 ottobre, alle 9:40, dopo 13 ore di scalata in condizioni difficili, Mario ha raggiunto la vetta. Il suo commento: “È stata durissima, era un freddo cane. Ho resistito, salendo lentamente senza bombole di ossigeno, sono arrivato lì, in cima, mentre l’alba illuminava il panorama. Ho vissuto il momento perfetto”.

In cima allo Shisha Pangma (coll. Mario Vielmo)
Mario Vielmo ha portato in vetta la bandiera olimpica, ricevuta dal presidente della Regione Veneto Luca Zaia, come simbolo dei valori di sportività e integrità. Un messaggio chiaro che rievoca la sua storia passata: nel 2006 portò la fiaccola olimpica al Makalu, dopo averla fatta benedire in persona dal Dalai Lama a Dharamsala, in India.
Vielmo aveva già scalato la cima centrale dello Shisha Pangma, di 8.008 metri, nel 2004, con Cristina Castagna. In seguito ha effettuato due tentativi d’ascensione alla cima principale di 8.126 m: nel 2018, quando abbandona dopo la scomparsa sulla montagna dell’alpinista bulgaro Boyan Petrov, e nel 2023, quando due alpiniste americane e i loro sherpa sono tragicamente perite in un incidente di valanga. Quest’ultimo è un evento che Mario aveva ritenuto evitabile, attendendo che la neve sulla montagna si assestasse e salendo lungo la via Inaki, considerata più sicura. A distanza di un anno, il suo consiglio di seguire questa via alternativa è stato preso in considerazione da tutte le spedizioni internazionali presenti sulla montagna, viste le copiose nevicate che hanno accolto gli alpinisti al campo base.
Ma non sono state solo le condizioni oggettive a rendere difficile l’ascensione dello Shisha Pangma. L’accesso alla montagna sul versante tibetano, sotto il controllo della burocrazia cinese, è sottoposto a regole severe, imposte dalla China Mountaineering Association. Il rilascio dei permessi è rimasto bloccato per intere stagioni a causa dell’epidemia di COVID. In seguito sono state imposte agli alpinisti numerose regole e limitazioni. Ogni alpinista dovrebbe muoversi in compagnia di uno sherpa personale e utilizzare bombole di ossigeno oltre i 7.000 metri di quota. Queste regole si scontrano con l’etica di Vielmo, per il quale l’alpinismo in alta quota ha senso solo se si respira l’aria sottile che, citando le sue parole: “Ti riempie il cuore e ti libera la mente”. Così, per rimanere fedele a se stesso, Vielmo ha non ha rispettato l’imposizione relativa all’ossigeno supplementare.
I 25 anni di alpinismo himalayano di Mario Vielmo

Vielmo sul muro Kinshofer del Nanga Parbat (coll. Mario Vielmo)
Mario Vielmo, guida alpina di 59 anni, ha iniziato la sua avventura himalayana nel 1996 con un tentativo di ascensione al Broad Peak, dove ha raggiunto quota 7.500 m. Nel 1998 ha conquistato il suo primo Ottomila, il Dhaulagiri I (8.167 m). In seguito, nel 2000, ha scalato il Manaslu (8.163 m) e, nel 2001, ha realizzato l’ascensione del Cho Oyu (8.201 m) in solitaria. Il 26 maggio 2003 ha raggiunto la vetta dell’Everest (8.848 m), da solo, utilizzando bombole d’ossigeno solo negli ultimi 200 metri, a causa delle condizioni avverse.
Nel 2004, in compagnia della giovane alpinista Cristina Castagna, ha scalato la cima centrale dello Shisha Pangma (8.008 m). Il suo viaggio è proseguito con il Gasherbrum II (8.035 m), nel 2005, e il Makalu (8.463 m), nel 2006, dove ha portato la fiaccola delle Olimpiadi Invernali 2006, un simbolo di pace voluto dal Dalai Lama. Nel 2007, dopo aver scalato il K2 (8.611 m), ha affrontato la perdita del compagno Stefano Zavka, un’esperienza che lo ha segnato profondamente.
Dopo tentativi falliti nel 2008 e 2011 per scalare l’Everest e il Gasherbrum I, nel 2013 ha raggiunto il Kangchenjunga (8.586 m), ma ha perso l’amico Bibash durante la discesa. Nel 2015, mentre tentava la scalata del Lhotse (8.516 m), ha assistito al drammatico terremoto al campo base dell’Everest, un evento che lascia un segno indelebile nella sua memoria.
Nel 2016 ha conquistato l’Annapurna I (8.091 m) in condizioni estreme e, nel 2017, ha raggiunto il Lhotse, il suo decimo Ottomila. Nel 2019 ha scalato il Broad Peak (8.051 m) e nel 2021 ha raggiunto la vetta del Gasherbrum I (8.068 m), il suo dodicesimo Ottomila. Infine, nel 2023, Mario ha raggiunto la vetta del Nanga Parbat (8.126 m), dopo una serie di sfide e preparazioni.
Ogni vetta conquistata rappresenta non solo una realizzazione personale, ma anche una testimonianza della sua etica alpinistica, della sua determinazione e anche della capacità di rinunciare, per poter essere qui ora a raccontare quello che la montagna gli ha insegnato: il valore e il rispetto per la natura e la vita.
In copertina: immagine da video sullo Shisha Pangma, coll. Mario Vielmo

