21 Apr CAI EAGLE TEAM SUL MONTE BIANCO: RACCONTO DI MATTIA
Si è conclusa la prima settimana sul Monte Bianco per i 14 talenti del CAI Eagle Team. Sotto la guida di Matteo Della Bordella e dei tutor Francesco Ratti, David Bacci, Marco Majori, Stefano Ragazzo, Anna Torretta e Jerome Perruquet, il gruppo ha affrontato un modulo intenso in alta quota scalando su terreno tecnico.

Goulotte sulla via Pas d’Agonie, fonte: Mattia Proserpio

Pas D’Agonie, fonte: Mattia Proserpio
La prima settimana di attività dell’Eagle Team si è svolta nel massiccio del Monte Bianco, segnando l’inizio operativo della seconda edizione del progetto di alto livello promosso dal CAI e dal Club Alpino Accademico Italiano. I 14 componenti del team si sono ritrovati per un modulo dedicato specificamente alla progressione su terreno tecnico, con l’obiettivo di percorrere alcune vie di misto e di roccia nella zona del rifugio Torino. Il gruppo si è riunito a Courmayeur martedì 14 aprile per i preparativi di cordate, zaini e materiale da bivacco, ed è partito con la Skyway alla volta del Bianco l’indomani mattina, con il piano di organizzare un campo base strategico per gli avvicinamenti alle varie vie, e di scalare per i 4 giorni successivi.
Il coordinatore Matteo Della Bordella è stato affiancato da un team di tutor scelti per la loro esperienza su terreni complessi. Durante i giorni del modulo, l’attività si è concentrata sulla zona del bacino del Tacul e dei satelliti, sfruttando le condizioni del granito e del misto per lavorare su obiettivi didattici precisi.

Avvicinamento sul ghiacciaio, fonte: Mattia Proserpio
L’obiettivo dichiarato di questo primo modulo è stato il lavoro su ghiaccio e misto, sfruttando le ottime condizioni meteo per dedicarsi a goulotte e vie di roccia, con un focus particolare sull’allestimento di un campo base sul ghiacciaio e bivacchi in condizioni semi-invernali per favorire l’aggregazione e il team building. Come sottolineato da Matteo Della Bordella, questa nuova avventura rappresenta un nuovo inizio che poggia sull’entusiasmo dei ragazzi, desiderosi di mettersi alla prova su diversi fronti e di creare legami duraturi attraverso la condivisione della fatica e della bellezza della quota.

Magnifico granito rosso sulla via Bettembourg, fonte: Mattia Proserpio
Di seguito alcune sensazioni di Mattia Proserpio, un membro del team con cui ho avuto il piacere di scalare durante il modulo di formazione del gruppo centrale:
“Questa prima uscita del CAI Eagle Team è stata una gran bella avventura. Sono stati quattro giorni molto intensi, passati a bivaccare in quota; tra noi c’era chi era più esperto di questo tipo di ambiente e chi, invece, si trovava a pernottare sul ghiacciaio per la prima volta. Ciò nonostante, credo che ognuno di noi abbia imparato qualcosa: è stata un’esperienza che ha lasciato il segno. Sicuramente siamo diventati tutti più amici e abbiamo avuto modo di conoscerci meglio. Sono molto contento del clima che si sta creando, perché ci sentiamo proprio una squadra. Non percepisco rivalità o agonismo, ma solo tanta voglia di fare, di migliorare e di crescere insieme, spronandoci a vicenda per dare il massimo.

Andrea Pasinetti in sosta sulla Roger Baxter Jones, fonte: Mattia Proserpio
È stato molto bello trovarsi tutti insieme prima della partenza per preparare gli zaini, osservando come si organizzavano gli altri e cosa decidevano di portare. Secondo me, il vero valore aggiunto di questo progetto è proprio la possibilità di imparare da grandi professionisti di questo settore. Poter raccogliere quelle piccole nozioni e i consigli che ti offrono è qualcosa di prezioso, che aiuta a crescere e a migliorarsi tantissimo. Personalmente, la giornata che più mi ha entusiasmato e in cui credo di aver imparato di più è stata la terza, trascorsa sulla via Roger Baxter sul Mont Maudit. Ero in cordata con Andrea Pasinetti e Francesco Ratti: credevamo di andare veloci, ma Francesco ci ha mostrato che si poteva fare di meglio. Ci ha insegnato a essere ancora più rapidi nelle transizioni e nelle soste, spiegandoci perfino l’importanza di mangiare nei tempi morti per non perdere secondi preziosi. È stata una giornata faticosa e intensa — parliamo di una parete di 500-600 metri — in cui abbiamo sempre corso e spinto al massimo. A fine giornata le gambe bruciavano, ma ero felice e soddisfatto per aver vissuto un’esperienza simile e per aver appreso così tanto.
In generale, l’uscita è stata impegnativa sotto ogni aspetto, a partire dalla logistica: organizzare quattro giorni in quota significa pianificare cibo e abbigliamento per ogni eventualità, dal freddo al maltempo. È stata una vera sfida organizzativa, supportata da un allenamento costante per riuscire a sostenere una fatica così prolungata. Ma ne è valsa la pena.”

Mattia sorridente in sosta su “Le Piolet Perdu”, Fonte: Mattia Proserpio
Foto di anteprima: Campo base sul ghiacciaio nel Massiccio del Monte Bianco, fonte: Mattia Proserpio
Alessandra Prato
Visualizza questo post su Instagram

