11 Mar INVERNALE AL CERVINO PER MAURI E DELLA BORDELLA
Matteo Della Bordella e Giacomo Mauri firmano una prestigiosa ripetizione invernale della via Gogna-Cerutti sulla Nord del Cervino. Dopo un bivacco in quota e il superamento dei tratti tecnici più severi sul freddo e iconico Naso di Zmutt, la cordata è uscita in vetta l’8 marzo, consolidando una stagione invernale di altissimo livello sulle grandi pareti delle Alpi.

La cordata impegnata nei tratti di misto della parete. Fonte: G.Mauri
Non capita tutti i giorni di leggere della ripetizione invernale della leggendaria Gogna-Cerutti al Naso di Zmutt, una linea che rappresenta l’essenza dell’alpinismo severo, estetico e decisamente gelido. Aperta nel luglio 1969 da Alessandro Gogna e Leo Cerruti, la via ha visto la sua prima invernale nel gennaio 1974 per mano di Edgar Oberson e Thomas Gross, mentre la prima solitaria estiva porta la firma dello svizzero André Georges nel 1982.

Giacomo conduce la cordata, G. Mauri
Spinti dal desiderio di confrontarsi con una parete impegnativa e fredda, Matteo Della Bordella e Giacomo Mauri hanno scelto il Cervino nella sua veste più austera dopo un tentativo autunnale respinto dall’eccessivo innevamento. Sabato 7 marzo è scattato il semaforo verde: una progressione rapida ha portato la cordata molto più in alto del previsto, fino a un bivacco di fortuna in quota. Il mattino seguente, nonostante il gelo intenso, il giovane talento Giacomo Mauri ha preso il comando della cordata, risolvendo i problemi di orientamento e conducendo la cordata fuori dalle difficoltà tecniche fino a toccare la vetta l’8 marzo. Questa salita non è solo un successo tecnico, ma il coronamento di una stagione invernale dedicata alla ricerca di esperienze autentiche sulle grandi pareti delle Alpi.
Ecco il racconto di Giacomo:
“Per me il Cervino è stato una scossa nel mio percorso verticale, da ragazzino avevo visto il video della salita alla via Schmidt sul canale montagna.tv , ma poi da li non mi ero mai interessato a salite di quel genere. Seppur ero già stato in Patagonia una volta e avessi scalato più volte al Monte Bianco, quello che per me ora rappresenta l’alpinismo era ben lontano. Così, nel 2021, durante una lezione di meccanica dei fluidi all’università mi suona il telefono, David Bacci: Ciao Giacomo, vorresti venire a fare la Bonatti al Cervino?, io ci penso, dico wow, incredibile.

Giacomo all’attacco. Fonte: G. Mauri

Teo nel bivacco di fortuna. Fonte: G. Mauri
Chiamo Dimitri Anghileri (altro ragno) per farmi prestare del materiale, mi raccomanda tutte le precauzioni del caso:è preoccupato, e dentro inizio a pensare che forse è qualcosa di più grande di me. Ad oggi ho ricordi vaghi, ma un pò scherzando mi piace definire il Naso di Zmutt come un’onda che quella volta mi aveva colpito e fatto fare pirolette per poi risputarmi in cima.
Gli anni passano, continuo il mio percorso verticale, ma l’onda ritorna alla mia mente: lo step successivo è sulla nord del cervino e allora inizio ad organizzarmi con Matteo, e ovviamente David.
Torniamo insieme ma con condizioni pessime e dobbiamo ritirarci, sono ancora un pivello nel mondo alpinistico ed è la prima volta che attacco una parete Nord e non riesco ad arrivare in cima, fa male e sono deluso, ma come sempre basta lanciarsi in nuove sfide con la voglia di rifarsi.
Torniamo una seconda volta, David questa volta non c’è, e allora coinvolgiamo Francesco Ratti, ma dopo lo “zoccolo” la parete sembra messa male e giriamo i tacchi.
Arriva il 2026, Teo ed io abbiamo un sacco di tempo, il meteo è perfetto e vogliamo scalare qualcosa. Abbiamo diversi progetti con tanti compagni ed è difficilissimo incastrare tutto.

L’imponente parete e la vetta del Cervino illuminata dal sole. Fonte: G. Mauri

La cordata nei tratti di roccia. Fonte: G. Mauri
Facciamo un giro sull’Eiger ma si rivela un buco nell’acqua che scombussola nuovamente i piani, decidiamo allora di ritornare alla Gogna. David non può venire e nemmeno Francesco: da un lato dispiace, ma siamo tutti consapevoli che bisogna sfruttare le occasioni e allora Teo ed io decidiamo di andare. La sera sembra faccia molto freddo, ma essendo la nostra quarta volta in parete la confidenza è aumentata, seppur l’onda sia immensa. Il primo giorno andiamo veloci, tutto fila liscio, bellissimo, siamo a nostro agio e in sintonia con la montagna. Dormiamo seduti, la notte vola velocemente, in una sorta di stato di trans mentale, ho solo paura di svegliarmi assonnato, ma non succede. La mattina parte Teo: il giorno prima abbiamo scalato a “blocchi” ed è il suo turno, fa freddo, onestamente non lo invidio troppo che deve partire, le scarpe sono dure come pezzi di legno. Parte, ma la relazione è sbagliata e la parete molto complessa. Dopo un bel pò di tentativi, storie di carta-forbice-sasso e occhiali da sole che cadono dalla parete, ci diamo il cambio, sbuchiamo sui pendii appoggiati e dopo non poco tempo raggiungiamo la cresta e il sole. Che bello! siamo riusciti a concludere la nostra parete, giusto due foto di rito e un pò d’acqua e scendiamo verso la Solvayhutte, dove riposiamo e il giorno dopo con calma ritorniamo a valle e verso casa..
Foto di anteprima: Matteo Della Bordella e Giacomo Mauri in vetta al Cervino, fonte: Giacomo Mauri
Alessandra Prato
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