26 Feb CALDWELL E VANHEE: VIA DEI SUDAFRICANI IN LIBERA, 24 H
Il 2026 si apre con un’impresa destinata a restare negli annali dell’alpinismo patagonico grazie alla straordinaria performance di Tommy Caldwell e Siebe Vanhee che, tra il 13 e il 14 febbraio, hanno completato la prima salita in libera in giornata della storica Via dei Sudafricani sulla parete Est della Torre Centrale del Paine.

Tommy Caldwell e Siebe Vanhee, Foto: © Nordenflyght / Matthew Tangerman
Partiti alle 03:20 del mattino, i due fuoriclasse hanno affrontato i 1200 metri della linea (5.12c) in uno stile “one-push” purissimo, raggiungendo la vetta esattamente allo scoccare delle 24 ore di attività ininterrotta e realizzando così solo la terza libera complessiva di una via aperta oltre cinquant’anni fa. La strategia adottata dalla cordata statunitense-belga ha rotto gli schemi tradizionali delle big wall australi: nessun portaledge, nessuna corda fissa e nessuna tattica a “capsula”, ma una corsa contro il tempo e il meteo notoriamente instabile del Cile che aveva già respinto due loro tentativi precedenti tra fine gennaio e inizio febbraio. “Le possibilità di successo erano incredibilmente scarse. Non pensavo che ci saremmo riusciti nella prima stagione — così tanti fattori dovevano allinearsi, e sembrava non succedesse mai. Ma in qualche modo, ce l’abbiamo fatta. La parete è nota per le sue difficili condizioni: umidità, ghiaccio e vento. Le fessure sono spesso piene di neve e il tempo può cambiare in un istante”, ha spiegato Vanhee, riflettendo sulla precarietà di un progetto dove il margine d’errore era pressoché nullo.

Selfie di Siebe, fonte: Siebe Vanhee

La cordata in vetta al buio, fonte: Siebe Vanhee
Il cuore tecnico della salita si è concentrato sui tiri chiave di 5.12c (L14 e L15), seguiti dall’estenuante fessura offwidth di 60 metri (5.11+) del tiro 18, dove Siebe ha preso un’iniziativa inaspettata che ha cambiato il ritmo della scalata: “Ero entusiasta che l’offwidth spettasse a Tommy, ma improvvisamente ho cambiato idea. Volevo liberarlo anche io da primo. L’ho risolto in 1 ora e 10 minuti, mentre Tommy lo ha scalato in ‘layback’ seguendomi in soli 20 minuti. Questo ci ha fatto risparmiare un sacco di tempo prezioso”. Prima di un brutale cambio d’assetto che, dopo 19 ore di arrampicata, ha visto i due passare dalle scarpette agli scarponi da alpinismo per domare gli ultimi 250 metri di terreno misto e creste ghiacciate avvolte nel buio, la sosta al tiro 24 è stata un momento di pura sopravvivenza e cameratismo: “Abbiamo indossato tutti i vestiti e tolto le scarpette dopo 19 ore. Il momento culminante è stato il liquido caldo: abbiamo bevuto un litro di acqua e sali e mezzo litro di caffè a testa. Da quel punto in poi, Tommy ha guidato la sezione finale navigando tra grandi blocchi, neve e ghiaccio, mentre io ho ripreso il comando per il lungo traverso in cresta verso la vera cima”. Nonostante la stanchezza e un haulbag pesante carico di attrezzatura da ghiaccio, Caldwell e Vanhee hanno mantenuto un morale altissimo, ingrediente che lo stesso Tommy ha definito segreto per il successo in un ambiente dove roccia instabile e tempeste improvvise sono la norma. Proprio al raggiungimento della cima, alle 03:20 del mattino, una tempesta ha investito la montagna con violenza, confermando i timori di Vanhee: “Il traverso lungo la cresta sommitale ci dava la sensazione che tutto potesse finire in qualsiasi momento se il vento fosse aumentato. Appena scattato il selfie in vetta, il vento è esploso e i fiocchi di neve hanno iniziato a coprire la roccia”. Il maltempo ha costretto gli alpinisti a una discesa epica di otto ore tra neve e raffiche di vento, trasformando il rientro in una prova di resistenza estrema: “È stata una discesa epicamente lenta.

Tommy impegnato nella libera, fonte Siebe Vanhee
Era buio, eravamo esausti e la neve soffiava verso l’alto invece che verso il basso, rendendo difficile vedere a più di un metro. Trovare gli ancoraggi era un calvario; mi sono addormentato più di una volta in sosta mentre Tommy cercava il punto calata successivo”. Solo con le prime luci dell’alba i loro corpi sono usciti dallo stato letargico, permettendo di completare i 1200 metri di doppie fino alla base. Questa impresa sigilla un’esperienza che sposta ancora più in alto l’asticella della resilienza e della velocità sulle più iconiche pareti di granito del pianeta, celebrando un sodalizio basato sulla fiducia totale: “Tommy è stato una forza incredibile. È costante, affidabile e ha dimostrato più volte di poter resistere fino alla fine. Non apprezzo solo le sue capacità, ma anche il suo intelletto e il suo punto di vista calcolato. Non potevo chiedere un compagno migliore per questa follia”.
Foto di anteprima: I due alpinisti impegnati in parete, splendida foto di © Matthew Tangerman e Felipe Nordenflyght
Visualizza questo post su Instagram
Alessandra Prato

