27 Gen KILIAN MONI RACCONTA “UNE HISTOIRE D’AMITIÈ”
Il duo francese composto da Kilian Moni e Melvin Bou apre ‘Une histoire d’amitié’ (ED+, 180 m, 6/M8+) sulla parete ovest del Roc de Garnesier, pochi giorni dopo “Saute Aure et god home” sulla Cascade de Saute Aure, sempre nello stesso massiccio delle Alpi Meridionali.”
Il massiccio delle Alpi Meridionali ha trovato i suoi nuovi esploratori: Kilian Moni e Melvin Bou continuano a lasciare il segno con una nuova, impegnativa linea di misto moderno. Dopo aver attirato l’attenzione della comunità alpinistica con l’incredibile Saute Aure et god home (135 m, 5/M11), la cordata francese ha colpito ancora, questa volta sulla parete ovest del Roc de Garnesier.
La loro ultima creazione si chiama “Une histoire d’amitié” (ED+, 180 m, 6/M8+), una via che conferma il talento dei due giovani nel muoversi su terreni d’avventura complessi. Con questa seconda apertura nel giro di pochi giorni, Moni e Bou puntano i riflettori su un gruppo montuoso spesso poco frequentato, ma ricco di potenziale.
Ecco il racconto di Kilian della loro avventura:

I due alpinisti in parete. Fonte: Kilian Moni
“Dopo l’apertura di inizio gennaio nel Dévoluy, io e Melvin volevamo battere il ferro finché era caldo. Ora che vive stabilmente nel massiccio, Melvin monitora ogni parete per scovare linee nuove. Stavolta ha puntato la zona di Lus-la-Jarjatte. In breve, è la parete Ovest del Roc du Garnesier ad attirarlo: qualche colata sparsa qua e là e una linea logica che sembra disegnarsi da sola. Qualche foto, un paio di messaggi e l’appuntamento è fissato.
Sci ai piedi, l’avvicinamento è una lunga scarpinata con gli zaini stracarichi. 30 spit, friend, trapano, chiodi, nut, bird beak, materiale da artificiale: non manca nulla. Il piano è raggiungere l’evidente conca a metà parete. Abbiamo solo oggi a disposizione e vogliamo dare il massimo.
Tocca a Melvin inaugurare questa bella apertura con un tiro di 35m diviso in tre sezioni: una colonna di ghiaccio, un traverso su misto che ha protetto a spit e di nuovo dei petali di ghiaccio per arrivare in sosta. Segue la magnifica L2 che, purtroppo, attacca sulla roccia peggiore della via. Volevamo liberare tutto, ma qui è impossibile: ci aspetta una serie di scaglie di calcare marcio e friabile. Per fortuna si guadagna presto la colata di ghiaccio. Sono 15/20 cm di crosta attaccata alla roccia, giusto il minimo per mettere una vite e scalare in sicurezza.

La superba linea di “une histoire d’amitiè”. Fonte: Kilian Moni
Due viti, sosta collegata, zaino issato e Melvin è già partito sul traverso. Passando dal ghiaccio alla roccia e dalle piccozze alle mani nude, ne viene fuori un tiro stupendo, un vero piacere da scalare. Per proteggere il crux Melvin piazza pure due chiodi: cosa chiedere di più? La sosta di L3 è alla fine del traverso, protetta da un tettino, ideale per pulire il tiro successivo senza scaricare sassi in testa al compagno.
Segue una bellissima sezione: un diedro perfetto con una sottile fessura nel mezzo; la roccia sembra ottima, almeno nel diedro. Per guadagnare tempo e per divertirmi, provo a liberare almeno la prima sezione. Supero il primo pezzo di ghiaccio, entro nel diedro, piazzo un bird beak e mi accorgo che è troppo liscio per passare in libera senza spit. Sulla sinistra vedo dei gradini meno ripidi che permettono di aggirare l’attacco; mi ci butto convinto e motivato a continuare la libera. Prendo una prima tacca super, una seconda, una terza, incastro la punta del rampone sinistro in una fessurina, afferro un piattone, tiro e… mi resta in mano.
Il tempo si ferma. Sento la gravità prendere il sopravvento e capisco che sto volando giù con la presa. Ne segue un volo di 5/6 metri, dinamizzato da manuale da Melvin. Il bird beak non ha fatto una piega. Niente danni, nessuna storta alle caviglie nonostante i ramponi. Ok, tutto a posto. Restiamo nel diedro sulla roccia buona. Fallita la libera, passo in modalità “artif” e trapano alla mano inizio a spittare per arrivare in sosta su L4. Sarà Melvin a liberare questo tiro chiave da secondo, con degli incastri perfetti.

Candela di ghiaccio sulla via. Fonte: Kilian Moni
In quel momento il sole tramonta e accendiamo le frontali. La motivazione rimane alta, resta ancora un po’ di batteria nel trapano e qualche spit, quindi continuiamo a salire. Un po’ di ghiaccio, un diedro spaziale e ancora ghiaccio: questo è il ritmo della lunghezza successiva. Quando arriviamo alla sosta di L5 è notte fonda. Le ore volano e il trapano è a terra: resta solo carica per un’ultima sosta di calata, se servisse.
Ci fermiamo quindi alla base di un tiro evidente. Ma l’obiettivo della giornata è raggiunto: arrivare a quella famosa conca, divertirci e liberare i tiri meglio che potevamo. Il tempo a disposizione non ci permetteva di proseguire oggi, ma è ovvio che torneremo per la seconda parte della linea.
Perché pubblicare il topo di una via a metà e non ancora finita? Semplicemente per condividere questa “Versione 1.0″ con i compagni ghiacciatori; perché oggi ci sentiamo appagati; perché qualcuno potrebbe volerla ripetere così com’è o magari finirla prima di noi. Insomma, ne siamo orgogliosi e spero che la linea vi piaccia!”
Foto di anteprima: Gli alpinisti in azione su “UNE HISTOIRE D’AMITIÈ”, fonte: Kilian Moni
Alessandra Prato

