MARAZZI E SCHIERA TRA I TRE SPIGOLI DELLA VAL MASINO - Up-Climbing

MARAZZI E SCHIERA TRA I TRE SPIGOLI DELLA VAL MASINO

Veni, vidi e Vinci: i tre spigoli di Torrone Orientale, Allievi e Cengalo in un unico giro: il grande concatenamento in Val Masino di Paolo Marazzi e Luca Schiera. 43,5 km, 4500m D+ one push.

Ph. Max Kroneck

Veni Vidi Vinci, Ph. Max Kroneck

Poche chiacchiere, tanto granito e una quantità spropositata di metri di dislivello. Il 9 luglio 2026 Paolo Marazzi e Luca Schiera si sono regalati un giro niente male in alta Val Masino, concatenando in un’unica tirata one push i tre grandi spigoli classici della zona: Pizzo Torrone Orientale, Punta Allievi e Pizzo Cengalo. Partenza da Preda Rossa, rientro ai Bagni di Masino e in mezzo il Sentiero Roma a fare da linea d’unione tra una parete e l’altra. Alla fine il conto è di quelli che si sentono nelle gambe: oltre 40 chilometri di sviluppo e 4500 metri di dislivello positivo, risolti in una giornata decisamente intensa di arrampicata e corsa sui soliti infiniti gendarmi di granito. Un concatenamento logico, veloce e pulito su alcune delle strutture più belle delle Alpi centrali.

Ecco com’è andata nel report raccontato direttamente da Luca Schiera.

“Veni, vidi e Vinci: titolo fuorviante, di facile in questa storia non c’è stato praticamente nulla. Quella che sarebbe dovuta essere una lunga giornata in montagna è diventata un progetto di tre anni. La teoria era semplice, almeno sulla carta: concatenare i tre grandi spigoli classici dell’alta Val Masino di Pizzo Torrone Orientale, della Punta Allievi e del Cengalo, collegandoli lungo il Sentiero Roma. Va riconosciuto che l’idea era di Saro, alpinista secondo me visionario, ce ne aveva parlato per diverso tempo ma non era mai riuscito a trovare una soluzione per la discesa dal Torrone senza corda e ci aveva fatto capire che, messa insieme, tutta quella giornata non sarebbe stata facile. Detto da uno che ha salito e sceso tante montagne in tempi incredibili, sarebbe bastato per prenderlo sul serio. Naturalmente abbiamo fatto l’opposto: siccome ci sembrava troppo semplice abbiamo deciso di aggiungere anche lo Spigolo Nord del Badile.

Ph. Max Kroneck

Settembre 2023, nel cuore della notte a Bondo

Sara e Paola ci scaricano dopo averci dato un passaggio. Fa freddissimo, l’acqua sulla roccia è ghiacciata e sul Badile arrampichiamo velocemente per scaldarci. Dalla cima vediamo i primi segni dell’aurora e cerchiamo riparo nel bivacco per scaldarci, gli ospiti non sembrano gradire quindi scendiamo verso sud, il primo sole illumina il granito e davanti a noi compare lo Spigolo Vinci del Cengalo. È lì, vicinissimo, ma ci sembra irraggiungibile. Siamo partiti sette ore prima da Morbegno e siamo già finiti. Freddo, assenza di sonno e un ritmo troppo alto ci svuotano completamente. Ci trasciniamo fino al rifugio Allievi sperando di riprenderci, ma ci addormentiamo sotto al sole esattamente davanti alla porta di ingresso.

Ph. Max Kroneck

Nel 2024, iniziamo a prepararci sul serio

Primavera di corsa con tanti chilometri sulla bellissima Dorsale Lariana, poi qualche concatenamento veloce per imparare a passare in scioltezza dalla corsa all’arrampicata. Sembra tutto a posto invece inizia il periodo nero. Mentre aspettiamo che le pareti si puliscano dalla neve Paolino si ferma per un ginocchio infiammato. Poi io mi porto a casa dall’Angola una forma aggressiva di malaria e appena riesco a rimettermi in piedi, decido di dare una nuova geometria a una caviglia.

Ph: Max Kroneck

2025, sono ancora zoppo

Ho passato l’inverno in Patagonia sperando nel miracolo, sono perfino arrivato alla base del cerro Piergiorgio sopportando il dolore salvo poi scoprire che avevo un astragalo fratturato. Ho sicuramente sottovalutato la situazione, riposo per qualche mese ancora poi in estate Paolino mi motiva a tornare in montagna. Nonostante i grossi limiti di mobilità e senza allenamento non sembra impossibile. Lasciamo del materiale lungo il percorso e la settimana successiva partiamo. Dalla Punta Allievi in poi però diventa una agonia, rallentiamo e stringiamo i denti fino al Cengalo ma ci fermiamo a pochi passi dalla fine del progetto.

Luglio 2026, ormai “Il giro, quello lungo” è diventato una barzelletta

Se ne parla da così tanto tempo che le nostre compagne non ne possono più. Amici, rifugisti e fotografi che ci stanno dando supporto aspettano solo che la smettiamo di rimandare. Serve una giornata perfetta: stabile, asciutta e abbastanza calda da permettere di arrampicare all’alba velocemente sopra i tremila metri senza congelare. Se schivare i temporali è un problema, è invece incredibile pensare che ormai ogni periodo di alta pressione è accompagnato da zero termico fisso sui 4.000 e oltre, cosa impensabile fino a non molti anni fa.

Ph. Max Kroneck

Paolino imposta il passo per tutta la giornata, teniamo un ritmo simile ai cancelli del trofeo Kima grazie anche ai preziosi consigli di chi conosce bene questo sentiero. Corriamo ogni tratto possibile, spingiamo in salita, sfruttiamo la neve in discesa e riduciamo al minimo le soste. Al bivacco Kima incontriamo Max, che ci seguirà per buona parte del giro scattando foto e ci darà una spinta morale enorme. La Canali-Osio scorre veloce con Paolino in testa, dopo due ore siamo saliti e scesi in doppia. Alla Punta Allievi fa già molto caldo e cerco il compromesso migliore tra velocità ed economia, in due lunghissimi tiri siamo in cima e scendiamo verso il rifugio Allievi dove troviamo Armando, Pippo e tutta la squadra che ci accolgono offrendoci ogni genere di supporto. Ripartire non è facile. Il lungo traverso verso il Cengalo è la parte cruciale: dieci chilometri abbondanti, tre passi alpini e il forte sole. È il tratto che temevamo di più e invece continuiamo a sentirci bene.

Ph. Max Kroneck

Saliamo lo Spigolo Vinci in circa un’ora fra forti raffiche di vento, nella luce dorata del tardo pomeriggio. L’arrampicata è superba e prima ancora di arrivare in cima al Cengalo abbiamo la certezza che andrà tutto bene. Alla Gianetti ci fermiamo per mangiare, cambiare assetto, accendere le frontali e ripartire di corsa. Abbiamo lasciato Max ma grazie a Marco che ci fa da provvidenziale lepre riusciamo ad accelerare ancora nel tratto finale. Da lì in poi non c’è più molto da raccontare, solo una lunga corsa verso valle. Per gli amanti dei numeri: 43,5 chilometri, 4.500m D+, oltre quaranta tiri di corda (sette per noi, in conserva) e una dozzina di litri d’acqua. Il tempo finale lo abbiamo misurato, ma abbiamo scelto di non pubblicarlo. Non volevamo trasformare questo giro così estetico in una gara, quando per noi non lo è mai stato. Chiunque voglia saperlo può comunque chiedercelo.

La cosa più bella di andare in montagna con Paolino è che non abbiamo mai sentito il bisogno di spiegazioni per quello che facciamo, come in questo caso quando ci siamo motivati a vicenda. È più alpinismo o più corsa? È un lungo concatenamento tra pareti e sentieri o la voglia di fare più metri di arrampicata di quanti possiamo immaginare? Probabilmente è un po’ di tutto. Per noi era soprattutto una bella idea e siamo grati a chi ce l’ha donata e a tutti quelli che ci hanno dato una mano per concretizzarla.”

Foto di anteprima: “Veni, vidi, vinci”,  Trio Val Masino, ph. Max Kroneck, fonte: Luca Schiera

Alessandra Prato

Paolo Marazzi, ph. Max Kroneck

Luca Schiera, ph. Max Kroneck

 

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