MARCO SAPPA SU LA VOIE PETIT, GRAN CAPUCIN - Up-Climbing

MARCO SAPPA SU LA VOIE PETIT, GRAN CAPUCIN

Marco Sappa realizza la prima libera italiana della Voie Petit sul Grand Capucin (450m, 8b max) con Andrea Venturin e racconta la salita.

Il Grand Capucin non ha bisogno di grandi presentazioni: con le sue pareti di granito rosso a quasi 4.000 metri di quota, è un punto di riferimento per l’arrampicata ad alto livello nel massiccio del Monte Bianco. È qui che il 2 e 3 luglio 2026 la guida alpina di Courmayeur Marco Sappa, in cordata con Andrea Venturin, ha firmato la prima ripetizione italiana in libera della celebre Voie Petit (450 m, difficoltà fino all’8b max).

Aperta nel 1997 da Arnaud Petit e Stéphanie Bodet e liberata nel 2005 da Alexander Huber, la linea rimane uno dei banchi di prova più impegnativi in altissima quota. La salita ha richiesto due giornate di arrampicata e un bivacco in parete: un risultato di spessore che per Sappa rappresenta il coronamento di un lungo percorso personale, costruito bilanciando la prestazione atletica con il lavoro da guida e la vita familiare.

Marco in libera sulla via, ph. Lorenzo Belftond, fonte: Marco Sappa

“Ci sono progetti che tieni in un angolo della mente per anni. Guardi quella linea ogni volta che ti trovi nel bacino del Glacier du Géant per lavoro o per piacere, ma aspetti il momento giusto. Senti il bisogno di maturare, di mettere chilometri di fessure nelle dita e, soprattutto, di trovare quella freddezza psicologica necessaria per decifrare un labirinto di granito a quasi 4.000 metri di quota. Per me, la Voie Petit sul Grand Capucin (8b max, 450m) era esattamente questo: il sogno supremo, verticale, situato proprio nel giardino di casa mia. Qualche settimana fa (il 3 luglio), quel sogno si è trasformato in realtà, regalandomi una grande soddisfazione: realizzare la prima ripetizione italiana in libera.  Il Grand Capucin non ha bisogno di presentazioni per chi vive di verticalità. È un monolito di granito rosso impressionante, severo, magnetico. Su questa struttura, nel 1997, Arnaud Petit e Stéphanie Bodet hanno tracciato una linea visionaria, liberata poi nel 2005 da Alexander Huber con difficoltà che toccano l’8b in altissima quota. Scalare a questa altitudine cambia radicalmente le regole del gioco. È un’arrampicata complessa, fatta di aderenza, micro-fessure e precisione, e dove spesso l’ultima protezione è lontana.

La Voie Petit, ph: Lorenzo Belfrond, fonte: Marco Sappa

La salita ha richiesto due giornate incredibili e una notte sospesa in parete. L’intesa con Andrea Venturin il mio compagno di cordata è stata fondamentale: la sua presenza mi ha trasmesso calma e serenità, dandomi le giuste energie mentali per affrontare e scalare una via di questa portata. Spesso si tende a idealizzare la vita dell’atleta professionista, immaginandola come una sequenza infinita di giornate dedicate esclusivamente all’allenamento e ai propri progetti sulla roccia. La mia realtà quotidiana ha sfumature diverse. Il mio focus principale rimane saldamente ancorato alla mia attività di atleta e ai miei progetti personali, ma a questa dimensione affianco e faccio convivere la mia professione di Guida Alpina per la Società Guide di Courmayeur, un ruolo che richiede una concentrazione e un’alta responsabilità quotidiana nell’accompagnare le persone. Anche se fare la guida è un mestiere decisamente faticoso a livello mentale, in questo equilibrio riesco sempre a tenermi strette le energie necessarie per affrontare i miei limiti e dedicarmi ai miei progetti personali. A questo si aggiunge la dimensione per me più importante: quella di padre di due figli. Gestire i ritmi di una famiglia, essere presente per i propri bambini e parallelamente mantenere il livello fisico e mentale necessario per liberare tiri di 8b a 4.000 metri richiede una pianificazione rigorosa. Non si tratta di fare sacrifici estremi o di dipingere una vita di privazioni, ma di saper ottimizzare ogni singola ora. La mia famiglia non è mai stata un freno per la mia attività di atleta, bensì il mio baricentro. Sapere di poter tornare a valle e ritrovare la mia quotidianità mi dà una serenità psicologica fondamentale quando mi trovo appeso a un micro friend o su un passo di aderenza precario.

Lo spettacolare Grand Capucin, ph: Lorenzo Belfrond

Arrivare in cima al Grand Capucin è sempre una grande emozione; farlo per la Voie Petit è stata un’emozione indescrivibile, che mi ha lasciato addosso un profondo senso di felicità. Firmare la prima ripetizione italiana in libera su una linea così iconica, proprio nel massiccio di casa, è per me una delle cose più belle che ho fatto nella mia vita da scalatore, e per questo sono davvero molto contento. Un ringraziamento speciale e fraterno va ad Andrea Venturin: senza la sua determinazione, la sua amicizia e la perfetta sinergia della nostra cordata in parete, questa salita non sarebbe stata la stessa cosa.

Grazie anche ai miei sponsor per il supporto fondamentale in questa bellissima avventura.”

 

Foto di anteprima: Marco sulla Voie Petit, ph: Lorenzo Belfrond, fonte: Marco Sappa

Alessandra Prato

 

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