Piu' tecnologia = piu' sicurezza?? - Up-Climbing

Piu’ tecnologia = piu’ sicurezza??

Torna il tema della sicurezza e ad affrontarlo questa volta e Giuseppe Popi Miotti. In un suo interessante contributo, Popi parla di una questione già emersa in passato: maggiore tecnologia equivale veramente ad avere maggiore sicurezza? La tesi in questione è semplice e lineare: il crescente sviluppo della tecnologia fornisce ad alpinisti ed escursionisti un numero crescente di apparecchi che forniscono una “finta” sicurezza. 

“Indiscutibilmente viviamo in una società in cui, pur di stimolare i consumi, tutto è lecito, compreso un certo sottile terrorismo che, se si guarda con attenzione, è percepibile ovunque e a volte raggiunge livelli notevole comicità.

Sempre di più ci troviamo imprigionati nella gabbia dorata di una finta sicurezza che ci viene paternamente “consigliata” dall’alto, dallo Stato, dalle multinazionali, dalla pubblicità; e sempre più facilmente, per spirito di disciplina o pigrizia mentale, ci facciamo prendere da questa logica, dimenticando che uno degli ingredienti principali della vita è dato proprio dall’incertezza.

Il campo delle attività all’aria aperta non sfugge a queste dinamiche, anzi, proprio perché ha per teatro luoghi al di fuori della rassicurante cerchia della casa o della città, ancor più si presta al gioco. Così, oggi, chi si cimenta con l’ambiente naturale ha a disposizione una notevole scelta di apparati che, per come se ne parla, e per come sono presentati, sono in grado di azzerare o quasi tutti i rischi.

Purtroppo, la facile disponibilità dei mezzi tecnologici fa credere a molti che basta averli con sé per potere affrontare imprese anche di un certo impegno, magari superiori alle loro reali capacità. Si tralasciano, quindi, l’allenamento e la consultazione delle carte geografiche (che magari non si sanno neppure orientare), si perde l’abilità di agire in maniera flessibile ed elastica adattandosi all’imprevisto.

Ad esempio, ho il forte sospetto che il gran numero di incidenti scialpinistici sia dovuto più alla leggerezza con cui, grazie alla predetta finta sicurezza, si affronta la montagna invernale piuttosto che all’aumento degli appassionati.”
Cosa manca quindi ai praticanti per poter parlare di vera sicurezza? Miotti parla semplicemente di una componente che pare essere sottovalutata, a favore di qualcosa di materiale che dovrebbe sopperire alle nostre mancanze. E’ l’esperienza, la praticità, la conoscenza e la consapevolezza di ciò che si sta facendo e di come lo si sta facendo.
Vi ricorda niente? Certo, era tema del nostro articolo sulle responsabilità e le conseguenze legali del nostro agire, sarcasticamente intitolato Filosofia del "cosa vuoi che succeda".. Anche nel suo articolo, Giuseppe Miotti si sofferma su come non ci sia apparecchio che possa sostituire la conoscenza dell’ambiente in cui ci si muove.
“ho il forte sospetto che il gran numero di incidenti scialpinistici sia dovuto più alla leggerezza con cui, grazie alla predetta finta sicurezza, si affronta la montagna invernale piuttosto che all’aumento degli appassionati.

Un tempo lo scialpinismo aveva la “sua” stagione che andava da marzo a maggio, periodo in cui i pendii sono percentualmente più stabili e assestati; oggi questa stagione si è estesa a tutto l’inverno e ormai, dopo un’abbondante nevicata, neppure si prende in considerazione l’antica sapienza di lasciare che per qualche giorno i pendii si consolidino almeno un poco.”
Tornano quindi anche qui protagonisti quei concetti di imprudenza, negligenza ed imperizia di cui avevamo precedentemente parlato. In arrampicata l’esempio più evidente è quello degli autobloccanti, ritenuti sempre di più e spesso da non esperti (ma non solo) i veri assicuratori, responsabili del nostro compagno, inneggiando a slogan quali “ma tanto di blocca da solo”. Talvolta infatti, pare più importante confrontarsi su attrezzatura ed abbigliamento, rigorosamente di marca ed ultimo modello o versione, che non su tecniche e studio dei percorsi in relazione alle proprio capacità.
"Invece di affidarci comodamente a falsi idoli, forse dovremmo puntare ad assumere maggiormente la responsabilità delle nostre azioni nella consapevolezza che ogni attività comprende un rischio che non si può azzerare."
Anche le automobili si muovono da sole ma le si deve saper comandare. Idem si deve capire che non è l’autobloccante a fare il lavoro; siamo noi che adoperiamo uno strumento con determinate caratteristiche in base alla nostre conoscenze e capacità.
Per la lettura completa dell’articolo di Giuseppe Miotti: Osservatorio della Libertà in Montagna – La Gabbia Tecnologica.
Stefano Michelin
 

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