27 Feb FRAM, 700 m, M5, A3, C2, VI Big Wall
Una big wall nel gelo della Groenlandia
Dal 10 al 24 febbraio 2023 Marcin Tomaszewski e Paweł Hałdaś hanno aperto FRAM, una lunga via in stile big wall – probabilmente la prima di questo genere – in Groenlandia.
Grazie ai consigli della popolazione locale, i due alpinisti polacchi hanno scoperto «Una bellissima ed esposta parete di circa 6 chilometri di larghezza e di altezza sconosciuta», racconta Marcin. «La decisione è stata presa in silenzio, ci siamo innamorati di questo pezzo di roccia ghiacciata».
Il 9 febbraio Marcin e Paweł hanno piantato la tenda sulla superficie ghiacciata del fiordo alla base della lunga parete chiamata Oqatssut, costituita da roccia a strati di varia qualità ed estremamente verticale. Il giorno dopo, preparato il materiale per l’arrampicata e la portaledge, sono partiti per una lunga avventura su quella che può essere definita a tutti gli effetti una big wall.

Coll. Tomaszewski/Hałdaś
«Ci sono voluti un totale di 14 giorni per tracciare la via. Abbiamo attrezzato le parti inferiori dell’esposta parete con il bel tempo ma, come abbiamo scoperto poco dopo, il sole in Groenlandia significa anche temperature molto basse. Nei primi giorni d’arrampicata abbiamo sperimentato valori di circa -40 gradi C».
«L’arrampicata nella parte inferiore della parete non è stata tecnicamente difficile ma molto impegnativa a causa della roccia friabile e delle particolari formazioni rocciose» continua Marcin. «La breve giornata di 7 ore ci ha impedito di completare più di uno o due tiri al giorno, sia in artificiale che in libera fino a M5. Arrampicare di notte era fuori discussione a causa delle condizioni e delle temperature».

Coll. Tomaszewski/Hałdaś
Ovviamente il gelo è stato uno dei principali ostacoli da affrontare in parete: «Ogni giorno eravamo sull’orlo del congelamento delle dita dei piedi e delle mani, che ogni tanto perdevano sensibilità e diventavano bianche. Un attimo di disattenzione o negligenza avrebbe messo fine alla nostra spedizione e al nostro sogno di una nuova via su questa bellissima parete».
La linea tracciata da Marcin Tomaszewski e Paweł Hałdaś segue un sistema di fessure, camini e diedri: «Durante la salita siamo passati per vari camini e strapiombi troppo larghi per i nostri friends n. 6, che ci hanno costretti a fare vere e proprie acrobazie e a cercare la “magia nera” dell’arrampicata».

Coll. Tomaszewski/Hałdaś
Anche nella sezione superiore della parete, dove la roccia appare più solida, alcune sezioni instabili hanno richiesto massimo impegno e una delicata progressione in artificiale (fino all’A3). La discesa è avvenuta calandosi in doppia lungo la via di salita. Le soste sono state in parte attrezzate a spit a causa della cattiva qualità della roccia.
Il nome della via deriva probabilmente da una visione avuta dagli apritori in cima alla parete. Osservando il fiordo sottostante, potevano immaginare la nave degli esploratori norvegesi Fridtjof Nansen e Roald Amundsen, che si chiamava appunto Fram, farsi strada tra i blocchi di ghiaccio.

Coll. Tomaszewski/Hałdaś
Marcin conclude: «La parete Oqatssut (nome locale) che abbiamo scoperto è piuttosto fragile, supponiamo che possa essere ancora piuttosto rischiosa in estate. Tuttavia, vale la pena dare un’occhiata più da vicino. Ci sono molti posti interessanti per nuove vie».
Ulteriori informazioni e immagini:
MR. Informazioni e immagini fornite da Marcin Tomaszewski e CAMP 1889 – Outdoor
In copertina: foto Coll. Tomaszewski/Hałdaś.

