Il Manifesto - In Movimento - Up-Climbing

Il Manifesto – In Movimento

il Manifesto, un quotidiano storico del giornalismo nazionale, un giornale dichiaratamente militante e solito trattare temi politici e sociali, apre alla montagna e all’alpinismo, e lo fa in grande: non con una rubrica ma con un inserto mensile di 16 pagine a colori, il manifesto in movimento, il cui primo numero uscirà in edicola il prossimo giovedì 11 febbraio a 50 centesimi.  

Ne parliamo con Matteo Bartocci ed Eleonora Martini del manifesto, che con Francesca Colesanti e Umberto Isman, e la realizzazione grafica di Alessandra Barletta, hanno pensato questo nuovo esperimento editoriale.
Da cosa nasce questa idea? Come mai un giornale che ha sempre trattato di politica e Cultura con la C maiuscola si dedica all’alpinismo?  

Potremmo risponderti in due parole: per passione. Perché l’editoria e l’informazione sono fatti anche di questo, persone in carne e ossa che raccontano storie perché gli piacciono e perché le ritengono importanti. Sicuramente noi due non siamo  “professionisti della montagna”, anche se in questo progetto sono coinvolte firme e persone più competenti di noi come Umberto e Francesca. Ma lo facciamo anche per scelta politica, come dice il gioco della testata “in movimento”. La montagna, l’alpinismo, ma più in generale lo sport o l’outdoor – come si dice oggi -, rappresentano da sempre un terreno naturale dove misurare l’essere umano, i suoi sogni, i suoi limiti. il manifesto si mette “in movimento” in un senso apparentemente diverso da quello, politico, al quale sono più abituati i nostri lettori. Eppure l’outdoor, la wilderness, il “movimento” appunto, abitano da sempre queste stanze come quelle di chi ci segue. E’ una scommessa editoriale e una sfida culturale che pochi quotidiani finora hanno raccolto in un progetto dedicato.

Quanto della vostra esperienza personale portate in questa avventura?

Esperienza noi due ne abbiamo poca. Siamo due arrampicatori romani molto molto dilettanti. Di entusiasmo e competenze editoriali però ne abbiamo, e se troveremo i collaboratori e le storie giuste potrebbe anche nascere qualcosa di importante o di significativo per tutto il settore. Che è piccolo, ma in crescita. La cosa più importante per noi è che il pubblico della montagna (e un domani quello di altri sport o attività che affronteremo) è un pubblico dinamico – brutta parola ma bel concetto -, curioso, attento, viaggiatore con le gambe e con la mente. E’ perciò un pubblico per noi prezioso e in qualche modo vicino anche ai temi del quotidiano che facciamo ogni giorno.

Nell’articolo di presentazione uscito a dicembre accennavate al tema della “montagna usata”, volete spiegarcelo meglio? Uso e abuso… vi riferivate solo all’industria delle salite agli 8000?

No, era un concetto più ampio, che abbiamo scelto per il numero zero. Più una membrana tra due mondi che un muro. Usare qualcosa è positivo, significa viverlo, renderlo utile, farlo proprio. Ma può significare anche tradirlo, abusarne, snaturarlo. Tra natura e uomo non c’è una pacificazione spontanea, anzi. Ci è sembrato lo spunto per un buon inizio. Nel numero di giovedì 11 ci concentriamo invece sull’alpinismo invernale, anche se di neve ora ce n’è poca! In tutti i suoi aspetti – dalla scalata su ghiaccio all’arrampicata, dal Nanga Parbat al “nostro” Gran Sasso. Teniamo presente che il manifesto va in tutte le edicole di Italia e di natura e montagne, per fortuna, ne abbiamo dappertutto. A marzo usciremo con una monografia sull’arrampicata e la roccia. Perciò questi primi due numeri sono centrati soprattutto su un’attività. In futuro, invece, torneremo a lavorare anche su dei concetti. Abbiamo molte idee, e se il progetto in edicola dovesse funzionare potrebbe diventare uno spazio più ampio per tutti coloro che amano la natura e l’outdoor.

Le firme sono alpinisticamente di tutto rispetto, tra tutti Anna Torretta, Daniele Nardi, Umberto Isman. Qual è l’intento? Avvicinare all’alpinismo e quindi al “movimento” fisico il pubblico politico e intellettuale dei vostri lettori abituali, o alimentare quel po’ di “movimento” intellettuale che già esiste ma a volte sfuma tra il pubblico degli arrampicatori?

Entrambe le cose. Sicuramente è un inserto che in prospettiva cerca un pubblico nuovo e autonomo rispetto a quello del quotidiano. Che vuole parlare a tutti, anche e soprattutto ai non “montanari”, senza perdere però in approfondimento e qualità per chi “le cose le sa”. Non è una rivista specializzata, ce ne sono già tante, bellissime. E’ un prodotto su carta da giornale, non patinato. Perciò la qualità dei contenuti è tutto. Secondo noi mescolare la competenza, l’occhio e la mano di giornalisti non di settore come quelli del manifesto con le esperienze di persone importanti come quelle che hai citato – ma ce ne sono altre, il fotografo Damiano Levati, un paio di case editrici, Marco Geri, Gianni Battimelli, il glaciologo Riccardo Scotti, le vignette di Caiocomix – può essere ciò che manca a questo ambiente. Il mestiere e la passione, sacro e profano mescolato insieme, che è un po’ l’antico segreto dei quotidiani.

Vuoi segnalarci un articolo imperdibile di questa prima uscita?  

Sarebbe ingiusto perché questo primo numero grande è un po’ come un figlioletto. A cose fatte ci sembra un bel lavoro. Abbiamo cercato di raccontare le cose a tutto tondo, uscendo dai soliti clichè della “montagna assassina” o dell’ultima moda sulla neve. Giocando un po’ di assonanza e di contrappunto tra le varie storie in pagina. Per esempio, parlando di scialpinismo, abbiamo accostato due figure importanti ma diverse come Luca Mazzoleni oggi negli Appennini e Stefano De Benedetti sul Bianco negli anni ’80. Due modi agli antipodi di interpretare lo stesso “sport”. E sono messi uno di fronte all’altro. Non è un paragone diretto tra i due, ci mancherebbe!, è un suggerimento all’occhio del lettore. Vedere la stessa cosa da una prospettiva diversa. Che in fondo è quello che si fa quando si sale (o si scende) una montagna. Insomma, noi ce l’abbiamo messa tutta, se questo progetto riuscirà, a questo punto, dipende solo dai lettori.

La curiosità l’avete stimolata, credo che giovedì valga la pena un salto in edicola!

Cap

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