Matteo Della Bordella in libera su Cleopatra - Up-Climbing

Matteo Della Bordella in libera su Cleopatra

 
Matteo Della Bordella, accompagnato dal fortissimo ticinese Nick Voranburg, ha ri-liberato Cleopatra, mitica via del Wenden con la quale Beat Kammerlander, nel 1993, aveva introdotto il grado 8a nel massiccio calcareo svizzero.
 
L’estetica della linea è straordinaria,  su un pilastro strapiombante di 250 metri.
Presenta difficoltà  fino all’8a e obbligatorio di 7a. La via è protetta a spit, spesso molto distanziati, e ha, per accesso, ambiente, e caratteristica dei tiri, carattere comunque alpinistico.


 
Da qualche anno la rottura di qualche presa aveva reso apparentemente impossibile la libera, ma Matteo, in due ripetizioni, ha trovato una sequenza diversa, un po’ più psicologica, peraltro riconfermando, insieme a Nick, lo stesso grado!
 
 
Ecco il report di Matteo:
 
 

Cleopatra è una delle vie storiche e più rappresentative del Wenden: aperta nel 1990 da Pfaffen e Tscherring, venne poi liberata due anni più tardi da Beat Kammerlander e fu la prima via con il grado di 8a al Wenden. In più di vent’anni le ripetizioni di questa via sembra che non siano state molte, dal libro posto in cima ne risultano circa una decina (ma forse anche a causa di un motivo che svelerò solo alla fine di questo racconto), in libera ancora meno, forse nessuna dopo Kammerlander ma chissà, in quanto voci dicevano che proprio sul passo chiave del tiro di 8a si fosse rotto un rovescio e che ora la via fosse molto più dura.

 
 
Lo scorso anno con Luca Auguadri sono andato a ripetere la via per la prima volta. Prima di tutto bisogna dire che la via è super, come molte al Wenden, non tra le più belle del Wenden magari ma non tra le più brutte; comunque super, “Serie A” per usare un espressione di Simone; corre sul pilastro di sinistra del Reissend Nollen a fianco della più celebre e meno impegnativa Batman. Fin da quel giorno con Luca ho capito che questa via la volevo salire in libera. Ci sono certe vie che ripeti e sei già contento di arrivare in cima, altre che le ripeti per farle a vista e non ti va di rifarle anche se le sbagli, altre ancora che capisci che le vuoi fare in libera. Quel giorno non avevo avuto il tempo di studiare bene se il tiro di 8a si potesse ancora fare o meno ma ero deciso a tornare per provarci e vedere se si poteva passare ancora senza prendere in mano e tirare quella maledetta catena che stava proprio sul passo chiave del tiro.
 
Qui occorre fare una precisazione: praticamente proprio sul chiave del muro compatto del secondo tiro gli apritori hanno posizionato una catena dove è possibile fare una sosta intermedia (evitando così il chiave della via). Al posto di un tiro di 8a si ottiene così un primo tiro di 7c che finisce prendendo in mano la catena e un secondo tiro di 6c+ che inizia tirando la catena. La via è stata liberata in questo modo da alcuni arrampicatori, tra i quali degno di nota Iker Pou a vista. Una bella prestazione, perché i tiri sono di difficile lettura a vista, anche se senza offesa per nessuno, la salita in libera di una via dove in realtà il passo più duro è stato azzerato è piuttosto ridicola.
 
Dopo un paio di tentativi andati a vuoto, anche a causa del maltempo, l’11 agosto con Nicola Vonarburg il giorno buono è arrivato. Sono riuscito a trovare una nuova soluzione per il passo chiave che segue la linea naturale della parete, passando con i piedi proprio sopra la famigerata catena, e quindi a riliberare la via con un’impostazione ed una linea sul chiave diversa dall’originale. Successivamente ho concatenato tutta la via con anche le lunghezze successive in libera. E’ stata davvero una grande giornata perché anche Nicola, praticamente alla sua prima volta su Cleopatra (se escludiamo un eroico tentativo di 15 anni fa), ha salito come me in libera tutti i tiri!
 
Diciamo che è stato un duro lavoro, praticamente ci siamo fatti entrambi la via più di due volte, tra secondi giri sui tiri e jumarate per far si che entrambi salissimo da primi i tre tiri duri. In un calcolo alla Barmasse, una salita di più 1000 metri di dislivello fino all’8a in libera  (visto che adesso anche gli avvicinamenti rientrano nel calcolo…)
 
E una volta giunti in cima alla via, ancora una volta la cassetta di ferro contenente il libro di vetta aveva la chiusura bloccata e sembra impossibile da aprire. “Devi rifare un’altra volta la via e parancare su il mastro fabbro Bogani Paolo per aprirla” esclama Nick. “Questa volta la apro” penso io e dopo vari tentativi impugno il moschettono grosso a pera ed inizio a sferrare pugni alla chiusura, quando un paio di minuti Apriti Sesamo. Ma adesso c’è un altro problema di risolvere: la penna non scrive. Anche qui dopo diversi tentativi, quando ormai stavamo gettando la spugna, mi vengono in mente i tempi delle scuole elementari: smonto la penna, le sputo dentro e come per magia si mette a scrivere. Insomma: 15 minuti persi per scrivere su un cavolo di libretto! Sarà questo il motivo della poche ripetizioni?!?
 
Fonte: Ragni di Lecco

 

 

 
 
 

 

 
 

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