One Push, M7, 85º, V, 1000 m - Up-Climbing

One Push, M7, 85º, V, 1000 m

I fratelli Pou, con il peruviano Micher Quito, hanno aperto One Push, una nuova via sulla parete sud-ovest del Pumahuacanca.

Il Pumahuacanca, 5563 m, è un ripido e difficile picco innevato situato in Cordillera Blanca (Perù). A causa della complessità e tecnicità delle sue pareti, il Pumahuacanca riceve solo rare visite per il suo versante più accessibile.

I Pou con il local Quito hanno deciso di esplorare la parete sud-ovest dove hanno tracciato la nuova linea One Push. Come suggerito dal nome stesso della via, l’ascensione è stata realizzata in stile alpino e in un unico tentativo dalla base alla vetta, in dodici ore e mezza di arrampicata continua. Le difficoltà tecniche affrontate dal trio sono di M7 su misto esposto (il penultimo tiro a una quota di circa 5400 m!), 85º su ghiaccio e V su roccia.

Gli Hermanos raccontano:

«Il Pumahuacanca è una montagna molto complessa su tutti i versanti, il che significa che la discesa è complicata quanto la salita. Crediamo che sia la prima volta che abbiamo realizzato qualcosa di così difficile con una piccozza e ramponi».

Dopo mille metri di ascensione tecnica ed esposta, i tre alpinisti sono arrivati in cima alle 17:45.

«In quel momento ci rendiamo conto che dobbiamo sbrigarci e scegliere bene la discesa. Abbiamo a malapena pochi minuti di luce e nessuna informazione su come scendere da una montagna tanto grande che, nel cuore della notte, è piena di trappole… Prendendo una decisione sempre rischiosa e difficile, decidiamo di lanciarci sul versante opposto a quello di salita… La prima parte è molto ripida e la affrontiamo al meglio con piccozze e ramponi. La salvezza sembra lontanissima, quasi 1500 metri più in basso, sui bei prati verdi della valle di Rurec. Ma non dobbiamo perdere la concentrazione, perché prima di goderci il riposo abbiamo ancora molto da fare».

«L’oscurità ci avvolge mentre cambiamo gli scarponi da alta montagna con le scarpe da ginnastica, per scendere più comodamente sul terreno senza neve. Le fasce rocciose diventano sempre più alte, per cui ai tratti a piedi fanno seguito anche numerose calate di fortuna. Guadagnare metri in discesa è un compito arduo e nel cuore della notte, su una parete di oltre 1000 m, ci inventiamo una discesa che ci porti fuori dal pericolo… Ma non finisce mai… Alle 3 del mattino, quando gran parte delle batterie delle nostre frontali si è esaurita, il corpo sta funzionando come un automa da diverse ore e abbiamo già affrontato un’infinità di passaggi pericolosi e doppie di dubbia solidità, decidiamo di fermarci (siamo attivi da 22 ore!) e riposare sdraiati sull’erba. È un luogo con molta vegetazione, per cui siamo certi che il fondovalle e la salvezza sono vicini, ma con la poca luce che abbiamo noi siamo capaci di continuare a risolvere il rebus della discesa… Le tre ore che passano fino all’alba sono molto dure. Buttati su un ripido pendio, cercando la protezione dell’erba e con la sola protezione dei vestiti che abbiamo indosso (li mettiamo tutti per combattere l’intenso freddo notturno), il vento gelido ci fa rabbrividire al punto che, nel silenzio della notte, sentiamo solo il battito dei denti di chi ci siede accanto. All’alba ci rendiamo conto di essere a soli cinquanta metri da una rampa che, facilmente, ci condurrà alla salvezza della valle, ma solo dopo averla vista… Sono le 7:30 (26 ore e mezza dopo l’inizio dell’ascensione) quando arriviamo alla base della valle da dove, due giorni prima, abbiamo iniziato la salita al campo base. Ma le nostre tende sono cinquecento metri più in alto e non abbiamo la forza per arrivarci, quindi contattiamo il nostro cameraman e partner Alex Estrada in modo che lo sappia che siamo vivi e che scenda con il materiale a raggiungerci. È stata dura, ma l’avventura ha avuto un lieto fine».

«Un’ascensione in montagna comprende una salita e in una discesa. Per questo, quando entrambi gli elementi impongono difficoltà al limite delle tue possibilità, significa che hai concluso una grande impresa. In questo caso, probabilmente, si tratta della più difficile che abbiamo mai realizzato in alta montagna. Senza dubbio una grande avventura!»

 

MR. Informazioni e immagini fornite dai fratelli Pou.

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