Una salita dimenticata - Up-Climbing

Una salita dimenticata

UNA SALITA DIMENTICATA
di Alessandro Zizioli

Era l’estate 1986, ricorrenza del bicentenario della conquista del Monte Bianco. Nella nostra tendina, affettando il culatello che ci eravamo portati, giungevano gli echi dalla vetta della banda musicale ivi trasportata per la celebrazione. Avevamo anche la radio per l’aggiornamento delle previsioni meteorologiche, ma l’unica stazione che si riceveva era, manco a dirlo, Radio Fregene, il cui conduttore, in perfetto romanesco lanciava messaggi del tipo: Aho! Ce famo una birra con sto’ caldo! Alla faccia della nostra sete e dell’ambiente glaciale che ci avvolgeva. L’ avvicinamento era stato tranquillo e divertente, nonostante il bambino sulle spalle, che, per l’occasione, si era trasformato precocemente in un robusto ragazzotto.
Dal Colle Eccles siamo scesi direttamente per neve scivolando più col posteriore che in doppia, planando sul bacino del Ghiacciaio del Freney dopo aver saltato la crepaccia terminale, poco evidente. Ci si presentò una tranquilla distesa nevosa e al Colle di Peuterey, scegliemmo il posto più comodo, visto lo scarso affollamento, con vista panoramica sul Ghiacciaio della Brenva e sul fantastico Pilone Centrale. Il punto d’attacco mi parve già subito evidente nell’84, quando, uscito dal Coloir de Peuterey, aspettando la luce del giorno, rimiravo la parete e fantasticavo. Avevamo con noi anche gli spit ma vi rinunciammo volutamente, un ambiente così non li merita, a nostro avviso. Dopo la salita, di ritorno al Monzino, ricevemmo i complimenti dell’indimenticabile Garda, rifugista nonché fondatore del Soccorso Alpino ricorrendo all’elicottero che lui stesso pilotava, sorvolando giornalmente la zona : fu un onore! Lasciammo poche note sul libro del rifugio, allora era la consuetudine, anche perché un po’ delusi per aver dovuto ricorrere al diedro finale della Classica. Poi uscirono le Guide del povero indimenticato Gino e di Piola e così nacque l’intenzione di rendere nota questa ascensione, soprattutto dopo che la " Lafaille",  ricorrendo anch’essa al diedro della Classica, venne, per così dire, "omologata".
Nel frattempo, sempre più innamorato del Bianco, vi ho compiuto 50 ripetizioni, bazzicandolo su ogni versante e intanto il tempo volava. Lo stop forzato ha dato l’imput decisivo.
PILONE CENTRALE DEL FRENEY, nuova via tra la via classica e la Jori Bardill fin sotto la Chandelle, (fino a 6b, poi V e VI) uscendo da li per la via classica. Difficoltà ED+
APRITORI: Silvio Fieschi e Alessandro Zizioli  600m a comando alternato con solo uso di nut, friend e stopper.  Un bivacco in Parete, 3 in tendina al Colle di Peuterey, 1 giorno per l’avvicinamento dal Monzino, 1 giorno per lo stesso percorso al ritorno.
Relazione: Attacco a 4000 m partendo dal colle, superare la crepaccia terminale, traversando decisamente in obliquo a sinistra rispetto alla classica, salire per alcuni tiri di misto fino ad una evidente fessura incidente una placconata grigio rossastra, sbarrata da uno strapiombo (6b). Proseguire per regolari linee continue di fessure (5°, 6°) di cui una caratteristica larga grigia con masso incastrato ,sino ad arrivare a sinistra del grande terrazzo cengione di solito innevato ,sotto la Chandelle intesa come il lungo monolito del Pilone.
Da qui abbiamo proseguito dritti, stando a sinistra della classica, abbiamo percorso un’esile fessura rossastra (Trovato all’inizio chiodo con fettuccia marcia, una calata?) che porta ad un lungo stretto tettino, sopra il quale abbiamo bivaccato su esile cengetta seduti…
Guardando verso la sinistra in alto ,purtroppo constatammo che la fessurina cui erano riposte le nostre speranze di uscita andava a morire nella parte sinistra dello scudo compatto  terminale della Chandelle, si sarebbe dovuti ricorrere all’artificiale che non era nel nostro spirito. Quindi dopo una notte romantica sul Pilone, da lì abbiamo raggiunto il famoso diedro finale di cui ho lasciato l’onore del capocordata a Silvio, avendolo  già percorso nell’84. Siamo usciti per facili tiri in cima per poi con una calata raggiungere il colletto  da dove siamo scesi in doppia per un orrido canale testimone di tante tragedie dagli oggetti rinvenuti (guanti, scarponi,resti di zaini,corde spezzate ecc).
Arrivati alla tendina abbiamo incontrato due cordate francesi ,una composta di padre e figlio, l’altra dai fratelli Ravanel per un tentativo di velocità. Il tempo era cambiato e quindi non potendo tonare dalla vetta si sono aggregati a noi.
NB. Abbiamo pensato di divulgare le notizie della salita alla luce di prove documentali  (foto da diverse angolature) che dimostrano l’assoluta indipendenza della nostra via dalle altre ma soprattutto dalla Lafaille 1991, anche se successiva alla nostra,tranne l’uscita del tratto finale del diedro della Chandelle in comune con la classica.
Per finire cito la corrispondenza intercorsa tra Gino Buscaini e Silvio Fieschi:
13  gennaio 1994
Caro Fieschi, ho ricevuto in questi giorni,la sua lettera del 29/12/93. In effetti avevo scritto un anno fa al CAI Brescia per cercare di rintracciare i due alpinisti autori della salita al Pilone Centrale di Freney, i cui nomi, in quanto firme,erano scritti sul libro del rifugio Monzino. Avrei avuto piacere di poter ricostruire il vostro percorso sul Pilone, anche perché dopo di voi,nel 1991, J.C. Lafaille ha seguito un via che, solo ora, vedo che coincide in gran parte con la vostra. Non mi è stato possibile, peccato, anche perché a me piace rimettere a posto queste giuste precedenze storiche. Infatti la sua lettera mi giunge solo ora, e proprio in questi giorni la guida sta per essere stampata.
Riuscirò, solo in extremis a mettere i vostri nomi nel modo corretto, e qualche altra parola in più oltre a quelle che già avevo scritto, ma ho solo mezza riga a disposizione nel testo ormai impaginato. A parte questo dispiacere di non poter dare  più informazioni della vostra salita, mi complimento con lei e il suo compagno per lo spirito con il quale l’avete realizzata. BRAVI!

Gino Buscaini
 
 

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