Pizzo Badile - Up-Climbing

Pizzo Badile

 
 
Nei giorni 1 e 2 agosto 2011 Andrea Marzorati, Antonio Gomba e Corrado Trezzi hanno terminato l’apertura di un nuovo itinerario sulla parete nord ovest del Pizzo Badile, nel gruppo Masino Bregaglia – Alpi Centrali.
 
La via, iniziata nell’estate del 2010, è attrezzata a spit e attacca circa 30 metri a destra di Ringo Star  ( 800m VI° Tarcisio e Ottavio Fazzini con Tita Gianola 1985) e da questa si mantiene sempre a debita distanza, percorrendo placche diedri e muri, nel settore compreso tra Ringo e la via Castiglioni (1937 – Vitale Bramani e Ettore Castiglioni – V°)
 
Sono necessari ramponi + piccozza per raggiungere la partenza, 14 rinvii, corde da 60m e una serie completa di friend per integrare le protezioni fisse. Battezzata Sogni d’alta quota è lunga 820m (18 lunghezze di corda) con difficoltà massima 6b+ e obbligatoria 6a.
 
Si può scendere in doppia sulla via (1 doppia fuori via poco sotto la cima) o dallo Spigolo nord o dalla Normale sud.
 
Base di partenza è il rifugio Sass Furà (1904m) in Val Bondasca (Svizzera). La cordata Marzorati – Gomba è stata assai attiva negli ultimi anni nel Masino/Bregaglia inventando parecchie linee, spesso in zone remote e poco frequentate.
 
Il team ringrazia la ditta Cold
 
Per tutte le info sulle altre scalate possibili nell’area del Pizzo Badile: SOLO GRANITO
 
SOGNI D’ALTA QUOTA 
 
Dopo aver aperto numerosi itinerari alpinistici, in varie pareti delle Alpi Centrali, il nostro sogno era di tracciare una linea su una parete importante. Durante una scialpinistica in Val Bondasca l’idea è arrivata spontanea: ”Pizzo Badile, perché no?!”. L’avvicinamento, come nostra abitudine, è “lungo”, la montagna è conosciuta per averla salita più volte in vie diverse: la scelta ricade sulla parete Nord Ovest, tra Ringo Star e la Bramani.
 
Dopo un sopralluogo nel mese di Giugno di un anno fa, alcuni tiri a Luglio 2010 e dopo un infortunio che ci ha bloccati per un anno, finalmente quest’estate abbiamo concretizzato il nostro sogno d’alta quota.
 
Partiamo la sera del 31 luglio, come al solito con zaini pesanti, verso il rifugio Sass Furà per trascorrervi la notte. La mattina sveglia di buon’ora e partenza per il ghiacciaio Trubinasca, dove dobbiamo attraversare le crepacce e terminali molto larghe con ponti di ghiaccio al limite della rottura. Raggiunto l’attacco, risaliamo i tiri già fatti molto lentamente per via del freddo e della roccia bagnata.
 
Verso le 13.00 il sole ci riscalda e ci mostra la bellezza della immensa parete Nord Ovest, facendo crescere in noi la voglia di salirla. Dopo parecchie ore di scalata fra diedri, fessure e placche ci accorgiamo che la notte si avvicina (ore 21.30), facendoci smarrire nel mare di granito. Risultato: bivacchiamo, come avevamo previsto data la lunghezza della parete, appollaiati in tre su una cengia da 2 m per 40 cm: comodissimo!!!
 
Durante la notte, in compagnia di pioggia, vento e qualche spruzzata di nevischio, ci domandiamo come facevano i nostri idoli alpinisti, 70 anni fa, a resistere a certi bivacchi, senza l’attrezzatura che abbiamo oggi noi.
 
La notte è stata lunga, ma non ci ha fatto perdere l’entusiasmo di raggiungere la vetta e alla mattina con un cielo limpido e temperatura rigida sbuchiamo sullo spigolo Nord, a pochi passi dalla cima (ore 9.00).
 
L’entusiasmo è alle stelle: strette di mano, pacche sulle spalle e qualche foto di rito scattata da una cordata polacca in discesa dallo spigolo.
Riscendiamo la parete in doppia con calma e prudenza perché sappiamo che la stanchezza a volte fa brutti scherzi.
 
Dopo un paio di giorni, finalmente ripresi dallo sforzo, assaporiamo il risultato raggiunto e brindiamo con gli amici di sempre alla bella avventura!
 Andrea, Antonio, Corrado
 
 
 

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