Sherpa rischia la vita per pur di non abbandonare il cliente - Up-Climbing

Sherpa rischia la vita per pur di non abbandonare il cliente

Perderà quasi sicuramente tutte le dita il giovane Dawa Sange Sherpa, scampato per un soffio alla morte il mese scorso sull’Everest, colpevole di non aver abbandonato il proprio cliente, un alpinista pakistano, che voleva a tutti i costi conquistare la cima più alta del mondo.

Singolare (ma forse non troppo) vicenda che colpisce il mondo alpinistico e quello degli sherpa e che non mancherà di sollevare polemiche.

Abdul Jabbar Bhatti aveva infatti reclutato Dawa per scalare l’Everest. In prossimità della cima tuttavia, Sange aveva constatato che le condizioni erano troppo pericolose per proseguire e ha consigliato il rientro. Netta e chiara l’opposizione di Bhatti che pare abbia ribattuto “Ho pagato molto per salire l’Everest e non voglio girarci intorno” così come priva di repliche è stata la sua posizione nel rimanere. Voleva forse tentare una vetta da solo quando un conoscitore delle montagne come uno sherpa consigliava la ritirata? Resta il fatto che pur di non abbandonare il proprio cliente, Dawa Sange è rimasto con lui, anzi, i due sono anche arrivati in vetta per poi perdere i sensi poco dopo all’inizio della discesa.

Al suo risveglio, racconta Dawa, ha raccontato di aver visto gli altri alpinisti passare oltre puntando alla cima credendoli forse morti. Solo alcuni amici dello sherpa lo hanno riconosciuto e tratto in salvo entrambi con un mirabolante intervento da quota 8600 metri.

In ospedale, Sange ha raccontato l’accaduto ma con ogni probabilità, a seguito delle mutilazioni in cui andrà in contro, non potrà mai più professare come Sherpa. “Non l’ho abbandonato perché la sua vita vale quanto la mia. Dopo aver raggiunto la vetta e esserci fermati per cinque minuti per scattare le foto, siamo iniziati a scendere ma mi sentivo come ubriaco. Ad un certo punto mi sono girato ed il mio cliente era a terra. L’ho raggiunto e chiamato ma non rispondeva. Poi mi sono accasciato e quando ho riaperto gli occhi vedevo gli altri passare senza aiutarci. Ci credevano morti. Ho pregato Dio che è venuto ad aiutarmi sotto forma degli amici del Seven Summit Trek. Ang Tshering Lama, Nima Gyalzen Sherpa, Jangbu Ang e Mingma Chhiri Sherpa mi hanno prestato i primi aiuti e poi hanno deciso di rientrare portandoci in salvo.”

Una polemica pare stia nascendo anche per la mancanza di assistenza da parte dell’azienda per la quale Dawa lavora (o lavorava) che pare non abbia supportato il giovane sherpa durante la vicenda, in quale misura sarà l’inchiesta che ne nascerà a stabilirlo.

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